Non è facile trovare il proprio posto nel mondo, il luogo dove ci sentiamo talmente bene che decidiamo di metterci le radici. Può capitare di avere la sensazione di non appartenere a nessun luogo in particolare oppure a tutti nello stesso tempo, di sentire di dover viaggiare per trovare quella sorta di “Terra Promessa” personale.

A volte si cerca per una vita intera senza trovarla, vivendo di trasloco in trasloco un viaggio perpetuo in cerca di quel fantomatico posto che in realtà non esiste, almeno non come lo intendiamo: non ha coordinate geografiche, non si trova su nessuna mappa, non ha nessun nome.

Il girotondo: perché è così difficile sentirsi “a casa”

persi nel mondo

Ci son persone che si sentono a casa ovunque ed altre che pensano che per trovare il loro posto nel mondo dovranno prima avere il lavoro giusto, incontrare la persona giusta, e poi allora sapranno che fare della loro vita, dove andare e cosa fare di quel tempo che avanza.

La via del “Se…allora poi…” è la strada più sicura per giungere all’insoddisfazione, alla frustrazione, ad un inspiegabile sensazione di sprecare il proprio tempo, la propria vita. Sentiamo che qualcosa non va per il verso giusto ma non riusciamo a capire cosa e perché. L’unica cosa che sappiamo è che manca qualcosa. Ma cosa?

“Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.”
(Oscar Wilde)

Giriamo il mondo in cerca di noi stessi, ma non ci troveremo in nessun altro angolo del pianeta che lì dove siamo già: quello che cerchiamo è uno specchio che riesca a farci vedere quello che non riusciamo a vedere di noi; siamo come delle tartarughe che si trascinano per il mondo totalmente ignare di avere la propria casa sopra la schiena: quel peso che traslochiamo assieme ai cartoni pieni di ricordi e alle valigie, è un senso di vuoto, una sensazione di aver smarrito noi stessi in giro per il mondo (o di non esserci mai trovati veramente), come se la nostra essenza avesse preso il volo dimenticandoci sulla terra ferma quando in realtà è qui: siamo già “a casa”.

Quando il dolore ti impedisce di riconoscere il tuo posto nel mondo

sono qui

Purtroppo siamo spesso vittime di una percezione interiore illusoria: una sensazione non ben definita di separazione. Probabilmente questa sensazione è il riflesso di una ferita interiore, di un malessere che ci impedisce di aprire gli occhi e di renderci conto che l’unico luogo al quale apparteniamo veramente è lì dove ci batte il cuore.

“A volte è come se mi mancasse quella parte dell’anima che si incastra nel puzzle del mondo. Apro migliaia di scatole, trovo pezzi bellissimi e colorati, ma è dentro di me che manca il pezzo con cui completare l’incastro.”
(Fabrizio Caramagna)

Se ci pensiamo bene, quel mito che ci costruiamo intorno alla nostra Terra Promessa è legato al sentirsi liberi e protetti allo stesso tempo, amati ed accolti, nutriti in senso metaforico, perché lì troveremo tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Forse ciò che cerchiamo è un luogo che ci accolga in un abbraccio, che ci restituisca il calore amorevole che sentiamo di non aver avuto oppure perso. Ma se continuiamo a cercare il posto al quale apparteniamo, non riusciremo mai a sentirci “a casa” da nessuna parte, perché questo luogo non esiste: noi apparteniamo solo a noi stessi.

Io sarò la mia Terra Promessa, conquisterò il mio posto nel mondo

Cosa possiamo fare per ritrovarsi, per finalmente sentirsi a casa? Se non apparteniamo a nessun luogo (perché questa appartenenza equivalerebbe a riconoscere ad un posto un maggiore potere su di noi che ne abbiamo noi stessi), possiamo conquistarci, andando alla ricerca di quella Terra Promessa che portiamo dentro di noi e che abbiamo sempre cercato all’esterno.

Possiamo cambiare casa, lavoro, paese, possiamo mollare tutto, andare all’estero, cambiare stile di vita, mollare amici e parenti, ricominciare da zero, senza null’altro di ciò che si porta sulla schiena e riuscire lo stesso a portare con sé l’essenziale. Allo stesso modo, possiamo avere tutto nella vita e mancare di ciò che conta e cercarlo ovunque disperatamente; ma cosa conta nella nostra vita se non il vivere, l’abitarsi, l’essere consci di noi stessi?

Dove sta questo nostro posto nel mondo se non nel tempo che ci rimane? Dove possiamo viverla questa felicità se non dentro di noi? È vero, sul tema della felicità, c’è un enorme qui pro quo: pensiamo che una volta che l’avremmo raggiunta, durerà per sempre; in realtà, la felicità si costruisce attimo dopo attimo, si sviluppa nell’abitare la nostra vita, il nostro tempo, il nostro essere. La felicità non è un lavoro, una casa, una famiglia, uno stipendio; la felicità siamo noi mentre assaporiamo la nostra vita, boccone dopo boccone.

“Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.”
(Pablo Neruda)

Per cominciare a costruire la tua felicità, non hai bisogno di un lavoro di prestigio, di una grande casa, di avere tante persone intorno a te: quello che hai già può bastare. Per conquistare il tuo posto nel mondo, non hai bisogno di null’altro che di te: tutto ciò di cui hai bisogno ce l’hai già dentro. Sei già meritevole così come sei; quello che hai, tutto ciò che sei, è già abbastanza, abbastanza per conquistarti il tuo posto nel mondo. E la vita non ti chiede altro che questo.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it