Discutevo su facebook dell’immigrazione dopo essermi imbattuta in un’ interessante riflessione sulla paura del diverso nella nostra società. Interagendo con altri utenti, mi è stato suggerito di guardare un video su Thomas Sankara, politico e rivoluzionario burkinabè che conoscevo da tempo, sebbene non avessi mai approfondito la sua storia. Guardando il filmato, ne sono rimasta piacevolmente colpita perché i personaggi come Sankara, più che tirar su l’umore, rigenerano l’anima, qualunque cosa essa sia. Mi è così sorto il desiderio di scrivere un pezzo sui grandi pacifisti, uomini e donne, della storia. Per ragioni di sintesi non potrò includerli tutti ma spero che i nomi scelti siano un buon inizio.

Thomas Sankara

Sankara
Foto di venturesafrica.com

Non è possibile effettuare un cambiamento fondamentale senza una certa dose di follia. In questo caso si tratta di non conformità: il coraggio di voltare le spalle alle vecchie formule, il coraggio di inventare il futuro. Ci sono voluti i pazzi di ieri per permetterci di agire con estrema chiarezza oggi. Voglio essere uno di quei pazzi. Dobbiamo avere il coraggio di inventare il futuro.”

Conduceva una vita semplice Thomas Sankara e anche quando divenne Presidente dell’attuale Burkina Faso, continuò a rifiutare i privilegi economici, per sentirsi vicino al popolo, per capirlo meglio e aiutarlo a prendere consapevolezza di verità scomode.

Fu lui a cambiare il nome di Alto Volta in Burkina Faso, divenendone il primo presidente. Fu lui a volere il taglio degli sprechi statali e a sopprimere i privilegi delle classi più agiate. Fu lui a riformare il sistema scolastico, in modo che le fasce deboli della popolazione potessero accedervi. Fu lui a rifiutarsi di pagare il debito pubblico di epoca coloniale, argomento su cui si spendono pochissime parole nonostante sia ancora in vigore. In un interessante intervento sul debito pubblico, tenuto durante la riunione dell’OUA (Organizzazione per l’unità africana) ad Addis Abeba, il politico affermò: “Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro sono quelli che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c’entriamo niente con questo debito, quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici.

Fu sempre lui a voler rendere il Burkina Faso autosufficiente liberandolo dalle importazioni forzate. Questo atteggiamento rivoluzionario all’insegna del pacifismo, sebbene Sankara si fosse formato come soldato, gli attirò parecchie antipatie. Il 15 ottobre 1987, a 38 anni, venne assassinato dal proprio vice, Blaise Compaorè, si dice con la complicità di Stati Uniti d’America, Francia e Inghilterra, oltre che di numerosi paesi circostanti.

Mahatma Gandhi

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Certamente più conosciuto al grande pubblico è il nome del Mahatma Gandhi, pacifista che lottò a sua volta contro il colonialismo. Nacque nel 1869 in un villaggio di pescatori, tra India e Pakistan. Si laureò in giurisprudenza a Londra e a scuola a quanto pare non era un granchè. Costretto a sposarsi con Kasturba, inaspettatamente se ne innamorò tanto che il matrimonio divenne un legame indissolubile. Si dice fosse timidissimo e che al primo controinterrogatorio in tribunale svenne. 

Fu in Sudafrica, e non in India, che nel 1893 intuì la gravità del colonialismo. Il capotreno gli intimò di abbandonare lo scompartimento di prima classe nonostante avesse pagato il biglietto, per raggiungere la terza classe destinata alla gente di colore. Nonostante l’estrema timidezza, Gandhi si rifiutò e venne scacciato dal treno. Anziché fermarsi in Sudafrica per qualche mese, secondo quanto previsto, ci si fermò 20 anni, lottando pacificamente per i diritti civili delle minoranze indiane. Le sue proteste non violente portarono l’India all’indipendenza dall’Impero Britannico.

I 3 principi ridotti in pillole del suo pensiero furono:

autodeterminazione dei popoli, ovvero possibilità di decidere come governare il proprio paese in autonomia.

nonviolenza, intesa come imperativo religioso prima che come principio politico-sociale, che consiste nella resistenza passiva alle provocazione, e nella disobbedienza civile, ovvero nel rfiuto di leggi ingiuste.

tolleranza religiosa, ovvero convivenza pacifica e rispettosa delle diverse religioni.

Malala Yousafzai

Malala Yousafzai

Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è istruzione. E non ho paura di nessuno.”

Nata il 12 luglio 1997, Malala Yousafzai è la famosa attivista pakistana, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, tutt’oggi impegnata nella lotta per i diritti civili e il diritto all’istruzione delle donne di Mingora, in Pakistan.

A soli 11 anni tenne un blog per la BBC in cui documentava il regime dei talebani pakistani. Nel 2012 venne colpita alla testa da uomini armati e ricoverata nell’ospedale militare di Peshawar. Il tentato omicidio fu perpetrato da Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, che minacciò ulteriori attentati ai suoi danni.

Nel 2013 ha lanciato un appello al Palazzo di Vetro di New York riguardante l’istruzione dei bambini di tutto il mondo. Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del premio Nobel per la pace, per la sua lotta “contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione

Martin Luther King

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Io ho un sogno, che un giorno… piccoli bambini e bambine negri potranno stringere le mani con piccoli bambini e bambine bianchi, come fratelli e sorelle…” discorso del 1963 al Lincoln Memorial, Washington D.C.

A ispirarlo fu l’amore con la sua forza dirompente. Per tutta la vita lottò per i diritti civili del popolo afro-americano e nel 1964 ottenne il Premio Nobel per la pace. Come Gandhi, di cui era grande ammiratore, si impegnò nella resistenza non violenta, difendendo gli emarginati e i reietti, per combattere i pregiudizi etnici diffusi nell’America degli anni 50′ e 60′.

Purtroppo il razzismo era molto diffuso ma King si impegnò attivamente per cambiare la situazione, denunciando i soprusi che la comunità nera era costretta a subire. Giornali e televisione si interessarono alle sue manifestazioni di protesta e in questo modo l’opinione pubblica americana iniziò a interessarsi dell’argomento e a prendere coscienza delle ingiustizie perpetrate ai danni degli afro-americani. Durante le campagne di disobbedienza, nonostante King organizzasse solo proteste pacifiche, venne arrestato più volte. Molte delle richieste inoltrate furono accolte e divennere leggi degli Stati Uniti, tra queste si ricordano il Civil Rights Act (1964) ed il Voting Rights Act (1965).

King criticò il sistema capitalistico nonostante lo ritenesse potenziale fonte di libertà e ricchezza per l’uomo. La critica riguardava l’impoverimento spirituale che il capitalismo sfrenato induce nell’essere umano a causa dello strapotere attribuito al denaro e al materialismo. D’altra parte King criticava anche il comunismo sovietico, ritenendolo distruttore della libertà individuale.

Laura De Rosa

mirabilinto.com