E’ ormai accettato che la resistenza all’insulina sia fortemente associata all’accumulo di grasso all’interno delle cellule dei muscoli”    Dr. Michael Greger

 

IL RUOLO DEI GRASSI NEL DIABETE 2

Come mai alte porzioni di frutta  sembrano benefiche solo per alcune persone e non altre?
Fino a pochi anni fa l’establishment medico si è concentrato sui sintomi del diabete, ignorandone la causa. Ci si è concentrati sugli zuccheri, ignorando i grassi.
Eppure sappiamo che l’obesità è uno dei maggiori fattori di rischio di diabete e, come già visto nel libro La Salute di Eva, il consumo di carne, soprattutto di insaccati, è associato a un aumento del rischio di svilupparlo (Aune 2009)  e anche le uova non sono affatto innocenti (Djoussè 2009, Liese 2009).
Perché allora si continua a dire che sono gli zuccheri la CAUSA del diabete?

Tre dati hanno aiutato gli studiosi a capire che qualcosa in questa teoria non tornava:

1. Le nazioni con la più bassa prevalenza di diabete basano la loro dieta proprio sui carboidrati
2.  Le persone che seguono diete ricche di grassi vedono i livelli di insulina aumentare.
3.  I vegani hanno un rischio dimezzato di sviluppare diabete (e assumono meno grassi saturi della media).

Ormai si è capito finalmente che il ruolo dei grassi non può più essere sottovalutato.
Per capire COME i grassi interferiscano con gli zuccheri, vi lascio la metafora dell’esperto Neal Barnard, il medico vegano che più di tutti ha testato clinicamente il nesso tra dieta vegana, grassi e livelli di insulina e glicemia.

LA CHIAVE E LA SERRATURA

Affinchè il glucosio non resti incastrato nel sangue creando problemi di glicemia ma vada dritto dentro le cellule a darci energia, ha bisogno di  una chiave che gli apra la porta, spiega questo medico.
L’insulina è questa chiave. La serratura è il ricettore di insulina (posta sulle cellule dei muscoli).
Nel diabete di tipo 1,  il corpo praticamente non produce più le chiavi.
Nel diabete 2 invece,  la serratura è sempre più ricoperta da un melmoso strato di grasso,  la chiave non entra, e le cellule restano a bocca asciutta.
Il grasso di cui si parla è l’ “intramyocellular lipid”, il grasso all’interno delle cellule dei muscoli.
Come si chiede Mr. Barnard: “Se guardo nella serratura di casa e mi accorgo che qualcuno vi ha messo della gomma da masticare, che faccio, mi arrampico dalla finestra? No, ripulisco la serratura”.
Tradotto in azioni concrete?  Cambio dieta e taglio i grassi…

QUANTITA’ DI GRASSI CONTRO IL DIABETE = 10% DEL TOTALE CALORICO

Il grasso associato al diabete può essere sia quello che ci portiamo addosso come ciccia, sia quello che mangiamo. Quale tra quelli nella dieta è il più deleterio ?
Decisamente i grassi animali, spiega il Dr. Greger:
Più si abbassano i quantitativi di grasso animale nella dieta e meglio funziona l’insulina”.
Per esempio, uno studio londinese ha paragonato i grassi nei muscoli dei vegani a quelli di un gruppo di onnivori dello stesso peso. Cos’hanno scoperto?    “Significativamente meno grasso intrappolato nelle cellule dei muscoli dei vegani rispetto agli onnivori, anche a parità di peso”.
I vegani avevano una migliore sensibilità all’insulina e non a caso anche livelli migliori di zuccheri nel sangue, e le cellule del loro pancreas funzionavano meglio ( Goff 2005).

I grassi vegetali però non sono tutti santi. Il Dottor Mc Dougall per esempio toglie ai diabetici anche l’olio di ogni tipo.  Secondo l’igienista V. Vaccaro “tra i nemici più pericolosi occorre annoverare i grassi idrogenati, come le margarine, gli oli vegetali prodotti ad alte temperature”, oli presenti in moltissime merendine, prodotti da forno e confezionati, anche vegani.

Insomma,  se una persona vuol mangiare  carboidrati buoni senza paura del diabete2,  non ci sono storie: i cibi animali vanno eliminati e i grassi nella dieta vanno tagliati.
Quanto drasticamente però?

Fotografia di Silvia Acquilino

Gli studi clinici del Dottor Barnard sul nesso tra dieta e diabete hanno evidenziato  che “la dieta vegana povera di grassi (10% circa del totale calorico) ha  migliorato maggiormente i valori di glicemia rispetto all’altra dieta” (quella consigliata fino a quel punto dall’Associazione americana dei diabetici).

Il 10% è un valore piuttosto basso. L’OMS consiglia agli adulti un 15-30% di grassi sul totale calorico, tranne per chi ha problemi o rischi cardiaci (ma chi di noi NON è a rischio cardiaco, si chiedono molti esperti?).

Anche l’autore fruttariano della  “Dieta 80-10-10”, Douglas Graham, consiglia di non superare il 10% di grassi (e di tenere i carboidrati intorno all’80% minimo).
E a proposito di frutta, forse vi chiederete: “Come fanno i fruttariani ad ARRIVARCI a un 10% di grassi, dato che frutta non ne contiene?”.

Proviamo a vedere…

I GRASSI NELLA FRUTTA

La frutta fresca non è priva di grassi, anche se ne contiene pochi (o dovremmo dire, il giusto).

Sappiamo inoltre che gli unici grassi realmente ESSENZIALI nella dieta sono i famosi Omega3 ed Omega6, e per fortuna i primi non si trovano solo nei pesci.


Sono i grassi saturi ad essere particolarmente dannosi per il diabete2.

Non dovremmo consumarne più  di 70g  al giorno, vista la loro pericolosità, ci dicono.
Mentre è difficilissimo non superare questa cifra consumando cibi animali, è virtualmente impossibile superarli con la frutta (a meno che non ci si abbuffi di cocco bello!)

La mia scetticissima vicina di casa però si è chiesta:  “Come mai – se sono i grassi alla base del problema – non viene il diabete2 a tutti gli Inuit o a chi segue diete ricche di grassi?”.
Perchè pare chiaro che sia l’UNIONE di grassi e zuccheri ad essere deleteria. E’ il binomio che non va, non i singoli componenti presi da soli.
E per inciso, prima che cominciate ad ordinarvi patè di tricheco e bistecche di caribù,  il 35% degli Inuit è obeso e i loro livelli di diabete sono ormai paragonabili a quelli altissimi dei canadesi (Grace 2011).

 


DIETA FRUTTARIANA POVERA DI GRASSI = GLICEMIA PERFETTA

Come ha fatto notare Mr Barnard  in merito al suo studio clinico: I nostri pazienti diabetici potevano mangiare tutta la frutta che volevano. Se qualcuno di loro ci avesse detto:  ‘Io voglio mangiarmi 25 banane oggi’,  non avrebbe violato le regole”, ma non dovevano assolutamente violare la regola d’oro: eliminare TUTTI i grassi animali e tenere bassissimi anche i grassi vegetali, soprattutto gli oli (o evitarli del tutto addirittura).

Dieci banane al giorno… una follia?
Eppure è la media giornaliera per la maggior parte dei fruttariani a lungo termine.
Come mai non è venuto il diabete a tutti?
Per dimostrare come siano più i grassi a creare problemi di glicemia che non la frutta, il famoso fruttariano Harley, a.k.a. Durianrider,  si è videoregistrato mentre si abbuffava di  banane a pranzo (circa 8 banane in due riprese) testando poi la sua glicemia post-prandiale in diretta.
Risultato?
La glicemia è restata su valori assolutamente normali…
Anche nella sua dieta però, i grassi non superano mai il 10% del totale calorico.


Esperimento simile anche per il crudista fruttariano Andrew Perlot: 12 banane mature e la glicemia post-prandiale è rimasta su valori perfetti.
Anche Andrew però non supera il 10% di grassi sul totale calorico.

Tornando in campo medico, anche il famoso Dottor vegano Mc Dougall nelle sue conferenze ricorda sempre che  è il grasso a paralizzare l’insulina, a far aumentare il bisogno di insulina. Lo sappiamo ormai dal 1950. I carboidrati, INCLUSO LO ZUCCHERO PURO BIANCO, aumentano invece la sensibilità all’insulina” .

Sì, ha detto zucchero bianco…
Se vi sembra una follia, i dati su cui si basa sono quelli della Dieta del Riso,  una dieta composta al 90% da carboidrati e basata interamente su riso bianco, zucchero da tavola, frutta e poco altro. Un’alimentazione decisamente”estrema” ma che seguita per due mesi aveva fatto mostrare miglioramenti incredibili anche per il diabete2– tra le altre malattie –  come testato in laboratorio dal medico Walter Kempner.
Non serve oggi consumare diete così squilibrate per fortuna, ma il punto importante è che anche quella dieta conteneva solo il 5% di grasso sul totale calorico (e nessun cibo animale).
E guarda caso gli zuccheri (e tutta quella frutta) non hanno fatto danno.
La serratura non si è ostruita.  La chiave non si è bloccata.

IN CONCLUSIONE

Dovremmo pensarci due volte prima di dare la colpa alla frutta (o agli zuccheri in generale) quando si parla di diabete di tipo2.
Sembra davvero ora di sfatare questo mito.
Allo stesso tempo, è verissimo che all’interno di diete onnivore classiche, abbuffarsi di frutta e carboidrati buoni non potrà mai essere la soluzione al problema.
Frutta e cibi animali non vanno d’accordo.
Zuccheri e grassi sono un binomio nocivo.
Serve scegliere…

Non si possono servire due padroni.

Buone scelte.

Aida Vittoria Eltanin, autrice del libro IN FRUTTA VERITAS
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FONTI E RIFERIMENTI PRINCIPALI

(Tutte le fonti e i riferimenti principali si possono trovare all’interno del libro).