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La politica di tutela e conservazione dei lupi in Svezia

Di Rubina Valli - 21 Settembre 2016

Quando si pensa alla fauna selvatica della Scandinavia, si tende a fermarsi ad alci e renne, e sono in pochi a sapere che in realtà ci sono molti altri animali: per esempio i cavalli selvaggi sull’isola di Gotland o gli orsi nelle foreste del nord, e una creatura che da sempre ha nutrito le fiabe e l’immaginario popolare con la propria presenza: il lupo.

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La Norvegia è tristemente nota per il suo ingiustificato atteggiamento ostile verso questi animali meravigliosi. Risale a pochi giorni fa, infatti, il via libera del re Harald V ai cacciatori ad abbattere 47 lupi su un totale di 68. Il tutto in seguito ai ripetuti reclami degli allevatori di pecore: lo scorso anno, si sono registrate ben 11.000 richieste di licenze speciali per l’abbattimento dei lupi. Sorge spontanea la domanda: come possono 68 lupi, di cui almeno 24 ospitati in riserve protette, minacciare le greggi di 11.000 tra allevatori e cacciatori? Sembra più una triste guerra ad un animale che è la creatura selvaggia per eccellenza: libero, nomade, sfuggente. Ed è terribile che basti il consenso di un solo uomo per dare il via al massacro, mentre lo sdegno di animalisti e ambientalisti di tutto il mondo non sembra bastare a fermarlo.

Tutt’altra aria quella della vicina Svezia, che ospita – per fortuna – molti più lupi (oltre 400) e che è orientata verso una politica di tutela e conservazione.
I lupi in Svezia erano apparentemente scomparsi negli anni ’60, per poi ritornare dopo circa un ventennio, quando tre esemplari si spostarono dai loro territori tra Russia e Finlandia. Da questi 3 esemplari ebbe origine una popolazione di 200 lupi suddivisi in diversi branchi, a cui se ne unirono altri ancora una volta provenienti da oriente, sempre da Russia e Finlandia.
Oggi la maggior parte dei lupi svedesi vive nella parte centrale del Paese. Un branco di lupi è stato seguito per anni (2009-2013) nel proprio territorio, denominato Riala, tra le campagne e le foreste intorno alla città di Norrtälje.
I biologi seguono i loro spostamenti e registrano le nuove nascite. Si è visto, così, che nel 2011 sono nati dei lupacchiotti nella contea di Stoccolma, cosa che non accadeva dal lontano 1800. E nel 2014 la presenza dei lupi non lontano da Stoccolma è stata confermata come stabile e viva.

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L’associazione Wild Sweden promuove anche ”Vargsafari”, ovvero safari dei lupi, in cui si ha la possibilità di pernottare entro i confini del territorio di un branco per seguirne le tracce, sentirne gli ululati, e se si è fortunati, scorgerne la sagoma in fuga tra gli alberi. Il safari inizia dalla cittadina di Skinskatteberg (166 km da Stoccolma) ed è guidato da esperti. Il tutto all’insegna del rispetto che meritano questi animali straordinari, e del senso di meraviglia che suscitano dentro di noi.

I lupi scandinavi sono leggermente più grandi rispetto a quelli del resto d’Europa, hanno il manto grigio che acquista toni più caldi, tra il marrone e il fulvo, in primavera ed estate, per poi sbiadire verso la fine dell’autunno, periodo in cui si fa anche più folto per far fronte al rigido inverno nordico.
La Svezia, quindi, protegge i propri 400 lupi, seguendoli e rispettandoli. E speriamo che questa politica etica ispiri altri Paesi a fare altrettanto, perché, come ci ricorda Farley Mowat, ”abbiamo condannato il lupo non per quello che è, ma per quello che abbiamo deliberatamente ed erroneamente percepito che fosse – l’immagine mitizzata di uno spietato assassino selvaggio – che, in realtà, non è altro che l’immagine riflessa di noi stessi.”

Rubina Valli



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