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Carne e Salute: rischi e verità nascoste di un grande business a discapito di tutti

Di Giordana - 23 Dicembre 2013


Il consumo di carne, in particolar modo di quella rossa, è da tempo criticato ed apertamente denunciato come pericoloso da fonti più che attendibili in campo medico e scientifico.
Lo stesso Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma da anni che la carne è cancerogena e spinge verso un’alimentazione che sia anche prevenzione, sostenendo che ciò che mangiamo possa scatenare i processi tumorali anche più del fumo.
D’altronde più di uno studio ha dimostrato che nei paesi dove la dieta è priva di carne la popolazione non manifesta, se non molto raramente, patologie tumorali riguardanti il colon e l’intestino. Sempre secondo Veronesi l’alimentazione rappresenta il 35% delle cause di tumore, seguita dal tabacco (30%), seguito poi a sua volta da altri fattori scatenanti, ma in percentuali decisamente più basse.
Alle stesse conclusioni o quasi era arrivato lo studio “meat intake and mortality” pubblicato nel 2009 negli Stati Uniti sul bimestrale “Archives of internal medicine” che denunciava l’aumento di patologie cardiovascolari e tumorali dovute all’alto consumo di carne industriale, in particolare insaccati, salsicce e carne in scatola.
La Food and Drug Administration sostiene che: “chi consuma più di 80 grammi quotidiani di carne alza di 8 volte il rischio di tumori allo stomaco ed all’intestino, oltre che alla prostata per gli uomini ed al seno per le donne” (Fonte: Agenpress).

Come se non bastasse le condizioni in cui si trovano gli animali d’allevamento sono una sorta di parco giochi per nuove forme virali e batteriologiche che possono passare poi dall’animale all’uomo come accadde per l‘aviaria, per la mucca pazza e per la più recente influenza messicana proveniente dai maiali degli allevamenti intensivi messicani dove le grandi multinazionali appartenenti alle lobby della carne producono a ritmi assurdi senza essere sottoposti praticamente ad alcun controllo e mangiando ettari ed ettari di terreno ai contadini locali che sono poi reimpiegati negli allevamenti e nei mattatoi.
La densità di animali nei mattatoi aumenta le possibilità di diffusione dei germi e dei virus, come è ovvio che sia, di conseguenza aumenta la possibilità che il virus in questione muti e si renda atto a passare dal primo ospite all’essere umano con le conseguenza pandemiche che conosciamo.
Dunque rianalizzando la questione in sintesi: più di un’autorità in materia ha confermato che la carne è dannosa per la salute, il rischio è doppio, perché da una parte è dovuto al consumo stesso di questo alimento e dall’altro alle patologie che possono derivare dalla carne industriale, il costo è elevato e ridurne il consumo o eliminarla dalla dieta comporterebbe un grosso risparmio sia a livello personal che a livello di economia mondiale, come mille volte abbiamo ripetuto la terra e l’acqua necessarie per fornire carne alla parte industrializzata del mondo sfamerebbero e disseterebbero molta della restante metà del globo. Dunque perché?

La cucina è anche tradizione e cultura, questo è insindacabile, ma altrettanto lo erano i riti che prevedevano sacrifici umani nel paleolitico, la discriminazione intellettuale e culturale a discapito delle donne (in parte ancora presente, ma quantomeno socialmente denunciata) e molte altre abitudini socio-culturali ora condannate e abbandonate, l’essere umano si evolve e questa evoluzione dovrebbe comportare un miglioramento sociale e culturale globale, sono cambiate tante cose da quando l’uomo andava a caccia per sopravvivere, forse sarebbe il momento di cambiare anche questa.
 





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