L’incanto di Leggere e Scrivere secondo il Metodo Naturale

“…dato che la maggior parte della gente legge soltanto se lo trova valido a livello personale, tutti gli sforzi compiuti fin dall’inizio per insegnare a leggere dovrebbero essere rivolti a ciò. Purtroppo, la lettura è invece insegnata il più delle volte come capacità di decifrare…”

“…Noi insegniamo ai bambini a leggere nella speranza che quando leggono avrà in futuro un significato per loro. Ma è molto meno facile che una capacità che non sia stata intrinsecamente ricca di significato fin dagli inizi del suo apprendimento diventi ricca di significato in un secondo tempo, specie se paragonata a un’attività che abbia fatto vibrare fin dall’infanzia le corde più profonde del nostro essere”.

Bettelheim

Credo non ci siano parole più idonee per introdurre il discorso affrontato nel libro “Leggere e scrivere con il metodo naturale”. Il libro anzidetto è stato scritto da Paul Le Bohec e Bruna Campolmi, seguaci di Celestin Freinet, maestro e pedagogista francese, fondatore della cosiddetta “pedagogia popolare” basata sui principi della operatività, del “metodo naturale”, della solidarietà sociale e della liberazione culturale nel pieno rispetto del bambino.

Freinet si preoccupò di dare validità culturale agli interessi infantili popolari e di non separare la scuola dalla vita, pertanto mise a punto una pedagogia originale, basata sull’espressione libera dei bambini: testo libero, disegno libero, corrispondenza interscolastica, stamperia e giornale degli studenti.

Le sue intuizioni portarono alla creazione, in Italia, nel 1951, del C.T.S (Cooperativa della Tipografia a Scuola) trasformato, nel 1956, nell’attuale MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) di cui fa parte l’autrice del libro, Bruna Campolmi, la quale, attraverso il racconto della sua personale esperienza come insegnante di scuola primaria ci  introduce al concetto di “tatonnement”, tanto caro a Freinet, secondo il quale, il bambino è come uno scienziato: per apprendere qualcosa ricerca, tenta, formula ipotesi ed è proprio attraverso una continua soluzione di conflitti cognitivi che si viene formando la sua mente di lettore e scrittore. Gli insegnanti che seguono il metodo naturale di Freinet si preoccupano di creare un reale interesse nei confronti della lettura e della scrittura, di rispettare i tempi di ciascun bambino consapevoli che ognuno di essi raggiungerà la padronanza del codice con un ritmo del tutto personale, passando naturalmente dallo scarabocchio all’uso di alcune forme e strutture secondo ipotesi personali per procedere poi verso un uso pertinente dell’alfabeto.

Ma come si traduce tutto questo nella pratica? Com’è possibile rispettare i tempi di ciascun bambino in classi anche molto numerose?

Nella convinzione che il modo migliore per poter avvicinare i bambini alla lettura e alla scrittura con grande motivazione sia quello di partire dal loro vissuto non si utilizza più il manuale scolastico ma si dà l’opportunità ai bambini di esprimersi liberamente quando ne hanno voglia e secondo il tema che li ispira.  Ciò permette di mettere in gioco l’io personale, un formidabile stimolo all’apprendimento.

Ovviamente tutti i praticanti del metodo naturale mettono l’espressione del bambino al centro ma ognuno deve adattarsi al contesto in cui opera per cui le strategie per suscitare la spinta a scrivere possono essere differenti. Freinet era solito cominciare con discussioni collettive su quanto si era visto, per cui, il maestro scriveva alla lavagna e i bambini sul quaderno oppure egli scriveva a macchina così il testo veniva redatto collettivamente. Bruna Campolmi, invece, chiedeva ai bambini di inventare un racconto, con un disegno, e scrivervi dietro il titolo e per stimolare anche i bambini reticenti diceva loro che ognuno ha una propria lingua personale e, quindi, su ciascun foglio sarebbe apparso il titolo in lingua personale e la traduzione in lingua universale dell’insegnante. Usare il termine “tradurre” anziché “correggere” è di fondamentale importanza poiché permette ai bambini di sperimentare in un clima di fiducia che riconosce gli sforzi compiuti da ciascuno nella ricerca di conquistare il codice.

Freinet, infatti, si esprimeva così: se rimproverate troppo il ragazzo perché ha scritto male, perché non ha riletto le sue frasi, scelto le sue parole, se, per finire, gli apponete un voto o un giudizio che, d’un tratto, raffreddi il suo entusiasmo, l’incanto è rotto. Con tali pratiche è possibile forse ottenere diligenti compiti scolastici, ma non certo testi liberi. Dovremo ben guardarci dallo scoraggiare il giovane autore rimproverandolo dicendo: “impara a scrivere prima di voler comporre una frase”; ma al contrario “va benissimo, vedi ho capito cosa hai voluto dire”; “ora sai scrivere”; immancabilmente il ragazzo farà progressi, attraverso tentativi sperimentali e attraverso l’uso che noi faremo di questi scritti, progredirà ancora più rapidamente se avremo la possibilità di sederci ogni tanto accanto a lui, per aiutarlo nelle sue frasi, e da una settimana all’altra l’espressione scritta del suo pensiero diverrà un lavoro sempre più gradevole e proficuo.

Leggere e scrivere con metodo naturale, quindi, vuol dire avere fiducia nella capacità che il bambino imparerà a scrivere e leggere in modo corretto, seguire i ritmi di ciascun alunno, insistere affinché il bambino si esprima autonomamente, utilizzare e valorizzare il minimo elaborato, non sottolineare mai l’errore ma solo i progressi, rimandando a momenti precisi le puntualizzazioni generali su ortografia e sintassi, lasciare che l’apprendimento avvenga impegnando il bambino in attività fortemente motivanti, attraverso il lavoro comunitario (stampare, costruire i l giornalino di classe, seguire la corrispondenza interscolastica, condurre inchieste e ricerche) in un clima di collaborazione e solidarietà, per effettuare un percorso che parte dal singolo e prosegue verso gli altri, con gli altri ed, infine, verso l’esterno (il non-sé).

Queste direzioni corrispondono alle quattro linee dominanti della pedagogia Freinet: espressione/creazione – comunicazione- organizzazione cooperativa della classe- ricerca d’ambiente. Una pedagogia che, vuole creare un ambiente dove leggere e scrivere siano cose belle, interessanti, la cui conquista valga la pena di continuare ad investire nello sforzo personale che ciascuno di loro ha compiuto, dalla nascita fino a quel momento.

Una metodologia che non ha fretta di “regalare” la soluzione, poiché vuole attivare il pensiero, dare senso alla fatica, educare all’attesa, alla ricerca, al bisogno insaziabile di porsi interrogativi, alla capacità di arrivare attraverso un percorso personale, individuale e collettivo, a scoperte che via via si evolvono.

Ecco che si sfruttano tutte le occasioni che la vita della classe, e non solo, presenta nell’incontro con i più disparati testi scritti di cui il bambino vuole comprenderne il significato e che possono andare dal cartellone del menu del giorno, al titolo di un libro ben stampato in copertina o al messaggio scritto dal proprio compagno, piuttosto che dall’insegnante o da un nonno. In tutte queste occasioni diventa molto più stimolante ed opportuno lasciare discutere i bambini, farli “giocare” con l’intuito e l’immaginazione ed avere solo in seguito conferma dall’adulto o precisazione, rispetto a conoscere immediatamente la risposta da parte di chi sa leggere. Ovvio che si può ricorrere all’aiuto dell’adulto, ma meglio se prima ci si è sforzati di afferrare almeno qualcosa di ciò che può esserci scritto; alla fine il contenuto della scritta, resa sempre più interessante dalla stessa ricerca, sarà chiaro, ed esatto, ma intanto il processo mentale di ciascuno si è attivato, spinto dalla curiosità e dalla voglia di comprendere.

Perché , come dice Paul Le Boech, non si tratta solo di insegnare a leggere e scrivere: si tratta anche di imparare a pensare.

Valeria Montuori

Redazione EticaMente.net

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avatar Articolo scritto da Redazione EticaMente.net il 18/12/2017
Categoria/e: Anteprima, Scuola e Pedagogia.



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