Entriamo in una qualunque delle classi delle nostre scuole, cosa possiamo osservare? Bambini seduti ai banchi, perlopiù composti e silenziosi, attenti a quel che spiega l’insegnante, qualcuno disegna qualcosa, altri prendono appunti, altri guardano fuori dalla finestra… ma nessuno si muove se non per chiacchierare col compagno o tirare una pallina di carta a quelli seduti nei primi banchi. Da sempre è così, le lezioni sono sostanzialmente “statiche” nonostante la ricerca dimostri che il gioco e soprattutto il gioco in movimento è quello che stimola di più la mente.

movimento bambini
Students in Robbi Giuliano’s fifth-grade class sit on yoga balls as they complete their assignments at Westtown-Thornbury Elementary School in West Chester, Pa. (MATT ROURKE/ASSOCIATED PRESS)

A sostenere la tesi che il movimento debba essere parte integrante delle lezioni è Aleta Margolis, fondatrice e direttrice esecutiva del Center for Inspired Teaching, organizzazione no-profit di Washington:

“Il tempo per giocare liberamente costruisce i sistemi di bilanciamento dei ragazzi, ma abbiamo anche bisogno di sottolineare il ruolo importante che il movimento fisico può e deve svolgere all’interno della classe. Impariamo a creare lezioni in cui gli studenti usano i loro corpi per esplorare i concetti matematici e di alfabetizzazione, i loro cervelli saranno più stimolati all’apprendimento”.

In un’intervista al WashingtonPost Aleta Margolis ha spiegato:

“Il mio lavoro è quello di motivare un gruppo di persone talentuose e di ispirare gli insegnanti ad essere innovativi e appassionati al loro lavoro. Credo che gli insegnanti siano la chiave per la riforma dell’istruzione. Motivandoli, tireranno fuori il meglio dei bambini”.

Questo significa che a scuola bisogna muoversi, ovviamente non si deve immaginare di leggere un libro correndo intorno alla cattedra, ma per esempio imparare le equivalenze aiutandosi con un metro da sarta e misurare le distanze tra i banchi… oppure imparare la geometria disegnando cerchi con le tazze o quadrati con oggetti trovati in classe, piuttosto che utilizzare fotocopie già preconfezionate. Imparare la geografia spostandosi da una regione all’altra disegnate in terra con del nastro adesivo oppure imparare a conoscere dove si trovano le vene del corpo cercando di contare i battiti dopo un esercizio fisico e poi a creare dei grafici in grado di rappresentare le variazioni… in modo anche da unire diverse discipline durante l’ora di insegnamento e il tutto esercitato non in maniera statica.

Aleta Margolis

In tutto questo c’è chi si sta già immaginando il caos in una classe di 20 ragazzini scalmanati, ma non è così. Il movimento non deve portare caos ma ogni cosa va fatta sempre e comunque con rispetto e attenzione verso l’insegnante che spiega, anzi in questo modo l’insegnante chiede loro di fare un lavoro molto più complesso che non il semplice “stare ad ascoltare“, li coinvolge, gli chiede di concentrarsi su più cose contemporaneamente.

Ad esempio quando i bambini siedono su una palla da yoga e devono concentrarsi a mantenersi in equilibrio, li aiuta a prendersi cura di se stessi e degli altri, a condividere lo spazio, ad imparare l’autocontrollo e ad aumentare lo sviluppo socio-emotivo.

Il problema più grande, spiega sempre Aleta Margolis, è l’insegnare agli insegnanti questo metodo per coinvolgere i loro studenti – sia fisicamente che intellettualmente; devono imparare ad attingere a nuovi metodi di risolvere i problemi, alla costruzione di una comunità, e soprattutto a comunicare con coloro che li circondano: questo processo invita gli insegnanti ad abbandonare la loro zona di comfort e riesaminare il loro ruolo nella scuola.

Aleta Margolis però è convinta che ne valga la pena perché l‘istruzione di livello superiore, fornita da insegnanti che hanno una buona formazione e supporto, eleva le aule da luoghi statici ad ambienti di apprendimento vibranti.

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com