Partorisce incatenata, la storia drammatica di una prigioniera eritrea: firmate la petizione!

Torture di ogni genere, tra scariche elettriche, ustioni, stupri e violenze, in attesa che i familiari dei migranti rapiti paghino il riscatto chiesto dai trafficanti di esseri umani.

Queste la sorte di migliaia di persone che, dall’Africa Orientale, vengono ogni anno rapite da organizzazioni criminali di trafficanti di esseri umani, per poi essere torturate nel Sinai egiziano fino a che le loro famiglie, disperate, non riescono a pagare riscatti esorbitanti per la loro libertà.

I migranti vengono rapiti durante la traversata e vengono presi in ostaggio in attesa che familiari, amici o altre persone paghino il riscatto.

Il contrabbando di esseri umani e organi è un business ricchissimo: si calcola che alle famiglie dei migranti-ostaggi siano stati estorti, da 3 anni a questa parte, almeno 600 milioni di dollari.

Tra le vittime c’è anche Haben, una donna incinta di nove mesi che è stata incatenata e picchiata senza pietà dai suoi torturatori affinchè venisse dato dal marito un riscatto di ben 35.000 dollari.

E non è finita qui. La povera Haben, infatti, ha partorito il suo bambino con delle manette ai polsi, rinchiusa insieme ad altri prigionieri terrorizzati, e tutto quello che c’era per tagliare il cordone ombelicale erano dei pezzi di metallo arrugginiti. Sorprendentemente, Haben è sopravvissuta.

Una storia che ha del macabro, dell’orribile, dell’inverosimile. Non si tratta della scena di un film, ma di pura realtà. Il che fa venire davvero i brividi.

Proprio per questo motivo nei giorni scorsi è nata una petizione affinchè l’Egitto si renda veramente conto di quanto accada nel proprio continente:

“Se riuscissimo a far vedere ai leader Egiziani che questo assurdo segreto è ormai di dominio pubblico e che sta danneggiando l’immagine turistica del Sinai come ‘Riviera del Mar Rosso’, potremo costringerli a colpire queste organizzazioni e liberare le persone rapite…”

La petizione ha subito ottenuto grandi consensi e, ad oggi, ha raccolto 764.472 firme. L’obiettivo, però, è quello di raggiungere un milione di firme, così da poter scatenerare un enorme attacco mediatico per spingere l’Egitto ad agire.

La lettera, rivolta al Presidente ad interim dell’Egitto Adly Mansour, al Ministro degli Interni Mohamed Ibrahim e al Feldmaresciallo Abdel Fattah el-Sisi, recita il seguente testo:

“Siamo cittadini offesi e indignati dall’orrendo traffico di cittadini Eritrei indifesi, e per questo ci rivolgiamo a voi affinché smantelliate immediatamente le organizzazioni che operano sequestri e torture nel deserto del Sinai.

Chiediamo inoltre a gran voce che tutti i sopravvissuti ricevano un’adeguata protezione e assistenza. Il mondo non può rimanere in silenzio di fronte a questa atroce schiavitù moderna.

Dovete far finire subito tutto questo orrore.”

Se si riuscirà a fermare il traffico di esseri umani nel Sinai (che purtroppo è una delle tratte di schiavi più tristemente note al mondo), si avrà la possibilità di assestare un duro colpo a un sistema che imprigiona circa un milione di persone ogni anno.

E la possibilità è reale: il governo egiziano, infatti, ha la forza e i mezzi per far chiudere una volta per tutte la tratta sul suo territorio.

Che cosa aspettiamo dunque? Ogni minuto che questi uomini, donne e bambini passano in prigionia, è un minuto di troppo.

Potete firmare la petizione dal sito Avaaz.org cliccando qui.

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Daniela Bella

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avatar Articolo scritto da Daniela Bella il 22/02/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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