Gange: il fiume sacro sopraffatto dall’inquinamento

 

Holi Mata Ganga, il Gange, il fiume sacro agli hindu che richiama ogni anno milioni di pellegrini sulle sue sponde.

Il Gange ha origine nell’Himalaya tra i ghiacciai sacri a Shiva il danzatore cosmico, il Mahadev degli hindu dall’incredibile potere distruttore, la sua sorgente scaturisce dal ghiacciaio di Gangotri (Uttarakhand) e da li attraversando città sacre come Rishikesh ed Haridwar continua la sua corsa, a tratti placida a tratti burrascosa, verso oriente fin quando, dopo essersi unito con numerosi affluenti ed aver reso sacri i gat (stazioni di posta e preghiera sulle rive del fiume) delle città che bagna, arriva a gettarsi con un delta di 350 km, nel Golfo del Bengala, nella zone dei Sundarbans.

 

Per gli Hindu il Gange, la cui bellezza è davvero ipnotica, rappresenta la dea Ganga, generatrice di tutte le acque, la madre generosa che disseta, purifica e guarisce. Ganga figlia del dio della montagna e sorella di Parvati, moglie di Shiva, era talmente bella che gli dei decisero di non farla scendere sulla terra, ma quando il re Bhagirata, dopo aver trascorso mille lunghissimi anni in meditazione e preghiera sottoponendosi a tutte le privazioni del corpo, chiese a Brahma di far scendere le potenti acque purificatrice di Ganga sulla terra, li dio acconsentì e concesse a Bhagirata il suo desiderio. Dovette però intervenire Shiva affinché le potenti acque della dea non distruggessero il mondo e così Shiva frenò la furia di Ganga con la sua chioma e finalmente, il Gange scese nel mondo.  

 La Ganga attira ogni anno una quantità di fedeli hindu e di turisti che arrivano nei luoghi sacri per visitare, osservare, bagnarsi nelle acque di questo fiume leggendario, antico come il mondo, ma se il valore spirituale del Gange è rimasto intatto nei secoli non si può dire lo stesso della purezza delle sue acque, che una volta superata Rishikesh e i tratti vicini alla sorgente, diventano sempre più inquinate, città dopo città, fino ad arrivare ai Sunderbans.  il Gange è il fiume più inquinato del subcontinente ed è tra i 10 fiumi più inquinati al mondo. La contraddizione che accompagna l’India è presente anche in questo caso e se  da una parte i movimenti ambientalisti sono sostenuti dalle sette di Nagha e Sadhu (devoti shivaiti e non solo che si bagnano ritualmente nel fiume sacro e che spesso vivono in eremitaggio lungo le sue sponde), dall’altra c’è una grande fetta della popolazione che vive nella totale inconsapevolezza di cosa possa essere la salvaguardia dell’ambiente che li circonda.

Le grandi città come Dheli, Allahabad e Varanasi, scaricano i liquami di scarto delle industrie (consideriamo che è anche consentito l’utilizzo di sostanze chimiche altamente tossiche) nel fiume e nei suoi affluenti, il livello di inquinamento è altissimo e proliferano colibatteri e virus che sono all’origine di colera, epatiti, patologie gastrointestinali e parassitosi che ogni anno colpiscono e, a spesso uccidono, bambini ed adulti che si cibano dei prodotti agroalimentari irrigati con le medesime acque.

 

C’è un filo rosso tra le grandi multinazionali che dirottano l’acqua nelle grandi città, la imbottigliano e la rivendono, tra l’inconsapevolezza generale, la mancanza di informazione, la discriminazione, il voltarsi dall’altra parte e tutto questo. Con la speranza e la volontà che tutto questo cambi scegliamo ogni giorno di viaggiare in modo etico e responsabile. 

 

 

 

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 12/11/2013
Categoria/e: Anteprima, Notizie.



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