Esseri umani e animali, davvero così diversi?

Vi è mai capitato di mettere in atto un inganno tattico?

L’inganno tattico è una strategia usata in tutto il mondo animale (esseri umani inclusi) e protratta ai “danni” di un soggetto e a beneficio di chi lo compie.

I primati antropomorfi ne fanno largo uso a dimostrazione della loro scaltrezza ed intelligenza.

Vi voglio raccontare un divertente “inganno”, ma  prima vediamo cos’è un inganno tattico: l’inganno tattico si sviluppa in maniera attiva ed adattativa ed, essendo stato studiato sia in animali che vivono in condizioni di cattività e che interagiscono con i loro “compagni di lavoro” umani sia in gruppi sociali che vivono in natura, è libero dal peso della possibile induzione di una risposta positiva da parte dello studioso stesso.

Vi sono due livelli di inganno tattico: c’è un primo livello in cui un comportamento intenzionale si sottintende al raggiungimento di un obbiettivo che poteva essere conseguito dal soggetto solo ingannando l’altro e di questo tipo ce ne sono numerosi esempi, in particolare per i comportamenti inerenti all’attività riproduttiva o per evitare gli attacchi di un predatore e che spesso, come attentamente documentato dall’etologo Donald Griffin, non riguardano solo i primati, ma possono essere frequentemente riscontrati in altre specie, incluse le galline, o altri tipi di volatili come ad esempio il piviere, il quale vedendo i suoi piccoli minacciati da un predatore, finge di essere ferito e di essere quindi ben più facile preda anche rispetto ai piccoli, per distrarre il predatore ed allontanarlo dal nido, infine, dopo essersi fatto seguire per una distanza sufficiente a far perdere le tracce del nido, spicca il volo e svela l’inganno.

Vi è poi un secondo livello di inganno tattico, dove l’intenzione di ingannare allo scopo di raggiungere un qualche fine è, oltre che intuibile, manifesta ed evidente.

Negli studi degli scienziati Byrne e Whiten  troviamo citato un chiaro esempio del secondo livello di inganno tattico, messo in atto da due scimpanzé (osservati in un’area protetta e non in laboratorio), per il raggiungimento di una zona di cibo: il primo scimpanzé, non riuscendo ad ottenere informazioni su dove fosse nascosto il cibo da parte del suo compagno che si rifiutava di condividere l’informazione, si nasconde dietro un albero e spia l’altro per scovare il nascondiglio delle banane, credendo, a ragione, che l’altro non sospettando che lui( lo scimpanzé che si nasconde) possa osservarlo e scoprire dove sono le banane e che quindi andrà diretto al nascondiglio condividendo, involontariamente, l’informazione.

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 29/10/2013
Categoria/e: Animalismo, Primo piano.



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