L’arma a doppio taglio dei brevetti

Capita spesso di sentir parlare di brevetti e delle problematiche ad essi connesse. La brevettazione è un cardine delle normative internazionali in ambito di produzione, scoperte scientifiche, immissione sul mercato globale delle stesse e tutto ciò che ad esse è connesso. In sintesi è uno dei punti focali per tutto ciò che concerne la regolamentazione della World Trade Organization, ovvero, il mercato globale organizzazione mondiale del commercio (WTO o OMC).

Ma cos’è un brevetto? Il brevetto per invenzione (per invenzione si intende una soluzione nuova ed originale ad un certo problema tecnico) è un titolo giuridico in virtù del quale viene conferito un monopolio temporaneo di sfruttamento dell’invenzione stessa, in un dato territorio e per un periodo di tempo determinato, al fine di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare la propria invenzione senza autorizzazione. Questo significa che attraverso il brevetto si acquisisce, di fatto e legalmente, la proprietà intellettuale dell’invenzione stessa, che può essere poi venduta o ceduta. L’inventore e il fruitore del brevetto non saranno necessariamente individuabili nella stessa “persona”, chi acquisisce/compra il brevetto, ad esempio un’industria interessata al procedimento e/o all’invenzione brevettato-a, può poi usufruire dello stesso e delimitarne e restringere l’uso, questo sta a significare che anche l’intenzione dell’inventore e quella, ad esempio delle multinazionale che lo acquisisce, possono essere diverse. La biotecnologia è neutra, ma l’uso che ne viene fatto può essere più o meno etico e a volte, non corrisponde con le intenzioni originarie di chi ha ideato l’oggetto stesso del brevetto. Il titolare del brevetto ha, quindi, quello che abbiamo poco sopra definito, il monopolio temporaneo per lo sfruttamento dell’invenzione o del procedimento brevettato-i. L’invenzione oggetto di brevetto può riguardare sia un prodotto, sia un metodo di procedimento che permette poi di modificare un prodotto, o una tipologia di prodotti già esistente-i. Solitamente 18 mesi dopo il primo deposito, il pubblico viene a conoscenza della particolare invenzione, e del modo di implementarla. I brevetti possono essere definitivi o soggetti a rinnovo annuale (di solito al massimo 20 anni, ma variabile a seconda degli stati).

La brevettazione può, come abbiamo visto, riguardare una vasta gamma di prodotti e procedimenti (anche biotecnologici). Ad esempio le sementi geneticamente modificate sono state brevettate, ovvero, la tecnica di modifica e poi il seme stesso che ne deriva, non l’originale presente in natura che al contrario non può essere brevettato,  sono soggetti a brevettazione e quindi a commerciabilità da parte di chi ne è titolare diretto o di chi li acquista. L’esempio dei semi è ottimo per comprendere la brevettazione, quando va ad innescarsi su prodotti legati al fabbisogno primario, possa influire pesantemente sull’economia mondiale e/o di un singolo stato.

Come ci racconta la fisica e attivista indiana Vandana Shiva, le sementi brevettate hanno influito negativamente sull’economia del subcontinente danneggiando l’economia locale; il fulcro etico della questione è infatti questo: quando uno stato immette sul mercato(ovvero permette ad una multinazionale o all’altra di accedere al mercato locale con i suoi prodotti senza tutelare l’economia locale) sementi geneticamente modificate che garantiscono, apparentemente, un più alto margine di produzione e quindi di profitto deve anche valutare quanto costa questa operazione in termini di rischio e perdita per il piccolo produttore, per l’economia locale e per la biodiversità. In questo caso il costo può essere alto.

Ci sono diverse problematiche di carattere etico:

1) nei paesi in cui sono state maggiorente immessi questo tipo di prodotti il livello di scolarizzazione dei contadini è spesso inadeguato, per via dei problemi legati alla traduzione delle indicazione ed alla possibilità di partecipare a corsi di aggiornamento, all’utilizzo corretto di concimi, pesticidi ed affini necessari per questo tipo di sementi.

2) la biodiversità è annullata dalle coltivazioni mono-specie dell’una o l’altra semente che viene introdotta in maniera massiccia all’interno della produzione locale.

3) I semi devono essere di volta in volta ricomprati dal rivenditore ufficiale, che li ha appunto brevettati  e questo costringe i piccoli produttori ad una perdita di denaro che non è supportata dall’introito stesso del raccolto, impedendo così un guadagno e costringendolo a fallire e ad abbandonare/ il campo (feomeno che nei paesi ad altissima densità provoca una azione/reazione ad effetto domino: abbandonando le campagne per sostentare l’economia familiare si spostano in grande numero in città già sovraffollate dove il tasso di disoccupazione è altissimo e da quindi luogo a fenomeni di migrazioni di massa nei cosiddetti 2paesi sviluppati”.

Concludo, lasciando a voi le riflessioni finali, convinta che la base dell’Etica sia proprio in una corretta informazione e nella libertà di scelta che ne consegue, con l’opinione, critica a riguardo, del Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, teorico della finanza etica e fondatore della Grameen Bank (Muhammad Yunus è un economista e banchiere bengalese. È ideatore e realizzatore del microcredito), il quale sostiene che l’economia globale non sia connotata da quelle caratteristiche di obbiettività, neutralità ed attenzione alle minoranze che dovrebbero appartenerle e che dovrebbero guidarne il lavoro e garantire la diffusione di dati oggettivi e coscienziosi, ma ritiene che, al contrario, quest’organismo così rilevante e complesso, sia al servizio delle maggiori economie, ovvero che sia asservita a  quelle stesse dinamiche di mercato che hanno portato alla sua creazione e che per questo sia al servizio, o comunque tenda a favorire, proprio quei paesi che detengono, o detenevano, l’egemonia dei mercati mondiali.

 

 

 

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 28/10/2013
Categoria/e: Ambiente, Primo piano.



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