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Come trasformare i brutti ricordi in immagini costruttive

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vecchie fotografie in bianco e enro
Credit foto © Pexels

Tutti noi custodiamo nella nostra interiorità brutti ricordi che non riusciamo a lasciare andare. Spesso sono lutti, incidenti, malattie, episodi dolorosi, anche frasi che ci hanno profondamente ferito: la psicologia chiama questi accadimenti particolari “traumi psicologici“.

Il termine “trauma” deriva dal greco traûma che significa ferita. Il modo in cui affrontiamo questa ferita interiore può distruggerci o arricchirci. Nel primo caso assumiamo in automatico il ruolo di vittime, trascorriamo il tempo a gettare colpe e maledizioni all’evento, ci sentiamo sfortunati, vediamo tutto nero e rimaniamo intrappolati nella concezione che il mondo è ingiusto e terribile. Nel secondo caso, invece, pur con tutto il dolore, la fatica, il disorientamento e la sofferenza che proviamo per quell’evento, scegliamo di assumere il ruolo del guerriero che è messo alla prova e che è chiamato ad affrontare i suoi draghi interiori per poter giungere al suo tesoro.

Teniamoci lontano dalla sindrome dell’ “Era meglio prima”

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mano che sfoglia fotografie
Credit foto © Pixabay

“Si stava meglio quando si stava peggio”? Davvero “non ci sono più le cose di una volta”?…

Vivere nei ricordi di tempi passati, essere nostalgici di ciò che è stato e non è più può costituire una posizione psichica ed esistenziale in cui una persona si ritrova bloccata, incapace di abituarsi ai cambiamenti e procedere verso il futuro. Combattere la nostalgia per abbracciare il cambiamento non significa rinnegare il passato, ma prenderne le giuste distanze con onestà e realismo traendone ispirazione o insegnamento per procedere in avanti.

“La nostalgia è la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare.”

Si Lasciano Mai Le Case Dell’Infanzia?

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“Si lasciano mai le case dell’infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono più, anche quando vengono distrutte da ruspe e bulldozer, come succederà a questa.”

case-infanzia-Ferzan-Ozpetek-Rosso-Istanbul

Questa è una frase tratta da Rosso Istanbul di Ferzan Özpetek, un regista e sceneggiatore turco che in questo libro racconta della sua terra natia e di come si sia trasformata nel tempo, passando dai suoi ricordi di quando era bambino ad oggi, un romanzo autobiografico incentrato sul rapporto tra il regista e la madre.

Quando muoiono i genitori un pezzo in più di te è dall’altra parte del filo

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donna anziana
Credit foto © Pexels

Una delle più grandi paure comune agli esseri umani è la morte. Se si tratta poi della morte dei propri genitori è addirittura devastante. Coloro che sono per noi amore, protezione, donatori di fiducia illimitata, vengono a mancare e il nostro mondo interiore crolla in un istante. Se vissuto nell’infanzia, un dolore del genere è in grado di modificarci addirittura geneticamente, pensate alla potenza distruttiva che può avere. E’ un vuoto che si insinua nell’inconscio e ci porta a pensieri di solitudine profonda, di colpa, di inadeguatezza.

Vita di paese: cosa abbiamo perso?

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Foto di Rosario Romano Marco

vita di paese

La vita di paese non è uguale a quella della città, abbiamo perso molto ma sappiamo quanto? Tutti i giorni di corsa, avanti e indietro, prendi i bambini, porta i bambini, prepara pranzo, prepara la cena, il tutto mentre il “via vai” scorre frenetico intorno a noi.

Appartamenti, anche grandi ma freddi e innaturali, manca un contatto con la natura, un qualcosa che rallenti il ritmo, che lo scandisca meglio, che lo armonizzi.