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Il Santuario della Verna: Il Percorso Da Fare A Piedi Come Lo Faceva San Francesco

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La storia del monte e del santuario della Verna comincia nella primavera del 1213 quando San Francesco d’Assisi, accompagnato da Frate Leone, decise di fermarsi a proferire la parola del Vangelo presso il castello di San Leo nella regione del Montefeltro.

Santuario della Verna

Vi era festa in quel periodo al castello, e San Francesco pensò fosse l’occasione giusta per parlare alla gente, mentre faceva un’orazione “sull’orrore del peccato” le sue parole furono udite dal Conte di Chiusi in Casentino, Orlando Catani, il quale fu talmente rapito dalle parole del santo che decise di aprirgli la propria anima, Francesco ascoltò con onore le parole del Conte il quale a sua volta trovò quelle del santo illuminanti, tanto da offrirgli un luogo di solitudine adatto per diventare un tutt’uno con Dio: il monte della Verna, in Toscana, un luogo perfetto lontano dalla gente ma immerso nella natura selvaggia arricchita da una monumentale foresta di faggi e abeti.

Deserto: il Significato Simbolico e i più Belli al Mondo

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Deserto

La simbologia del deserto è articolata e interessante anche dal punto di vista religioso ed esoterico. Il deserto solitamente simboleggia isolamento e aridità, nulla e vuoto. Tuttavia pur essendo luogo di morte, è considerato anche luogo di rinascita e soprattutto luogo dello spirito. Non a caso si narra che proprio nel deserto Giovanni Battista fosse cresciuto e avesse fortificato lo spirito prima di presentarsi a Israele (Lc.1:80; Mt. 3:3) ed è sempre nel deserto, secondo quanto riportato in Mc.1:35, che Gesù si ritirava per la preghiera lottando contro le tentazioni di Satana.

La Storia Dello Scarabeo Sacro

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Lo scarabeo sacro, talvolta indicato con il nome di scarabeo stercorario, deve il suo nome al ruolo che ebbe nella religione dell’antico Egitto dove veniva adorato con il nome di Khepri, simbolo della resurrezione; questa divinità veniva spesso rappresentata come uno scarabeo che spingeva il sole attraverso il cielo o mentre lo faceva rotolare attraverso l’oltretomba egizio, ogni notte; Khepri infatti per gli egizi rappresentava il sole del mattino, e il suo essere rappresentato con l’astro solare deriverebbe dal fatto che lo scarabeo deposita le proprie uova nello sterco e ne forma una pallina che poi spinge e fa rotolare con le zampe posteriori.

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Lo Shintoismo, l’affascinante religione giapponese

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Lo Shintō 神道, la via degli dei.
Lo Shintō o la religione scintoista come la chiamiamo noi in Italia è un fenomeno tipicamente giapponese che caratterizza e vivifica tutta la cultura del paese del sol levante. L’incontro intimo con la natura, affascinante e maestosa anche nelle più semplici espressioni, è l’elemento più caratteristico di questa tradizione.
Ogni luogo ed ogni cosa è considerato come abitato da kami 道, le divinità vivono un rapporto complementare e molto vicino all’uomo. Il popolo giapponese li venera e li ricorda in certi luoghi considerati sacri, a loro dedicati per la bellezza estetica e naturale che esprimono. Ricordiamo il Monte Fuji venerato come montagna sacra e divina sin dai tempi antichi, ma anche le rocce, i sassi o le stesse tazze da tè hanno un legame con il divino in Giappone.
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I due ideogrammi che formano la parola Shintō (神道) significano letteralmente ” via degli dei”, intesi come divinità spirituali presenti anche nelle forze della natura. Basandoci sui racconti mitologici del Giappone, il Kojiki (712) e il Nihonshoki (720) gli dei sono somiglianti agli uomini, con la differenza che gli uni agiscono invisibilmente, mentre i secondi appaiono in forme chiaramente umane, con virtù e difetti, poteri e debolezze. Secondo queste mitologie, il Giappone si è formato dalla discesa sulla terra di due divinità, Izanagi (il dio maschio che invita) e Izanami (il dio femmina che invita). Questa coppia divina è scesa sulla terra per ordine delle divinità celesti ed ha creato le isole e l’arcipelago giapponese insieme a tutti gli esseri viventi nella natura. Ma la loro opera creativa non finisce qui, esse hanno generato anche una miriade di altre divinità fra cui Amaterasu-Ōmikami, la dea del sole, che gode di un posto di rilievo nel pantheon scintoista. Secondo la tradizione infatti, la famiglia imperiale giapponese discende direttamente da questa divinità. L’imperatore Hirohito (1901-1989) fu l’ultimo imperatore del Giappone ad essere ufficialmente considerato di origine divina. Se diamo un’occhiata alle date non sono passati poi moltissimi decenni e sono convinta che nel loro cuore i giapponesi sono ancora molto ancorati a queste credenze popolari.
Le divinità nel loro concetto più puro sono spiriti superiori all’uomo, esseri provenienti dal cielo o esseri nati qui sulla terra, entrambi possessori di poteri speciali che si traducono in sentimenti di venerazione e di rispetto. Si tratta quindi di una fede sensibilissima al mistero dell’energia latente in tutti gli esseri della natura.
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È un mondo multiforme e straordinariamente complesso che, non a caso, non è mai stato codificato in una teologia, perché è rimasto a livello di una fede etnica e puramente nazionale.  Cito le stupende parole dello scrittore Fosco Maraini per cercare di addentrarci meglio in questo mondo meraviglioso: “lo Shintō può dirsi simile ad uno di quegli affascinanti paesaggi giapponesi, come se ne osservano durante la stagione delle piogge, quando intravedi appena tra misteriosi vapori e piume silenziose di nubi le cime di alcuni monti, una cascata, un profilo di boschi, il tetto curvo di un tempio lontano, ma devi poi completare con l’immaginazione queste sparse e vaghe pennellate per ricostruire una topografia precisa. Lo Shintō non vive di credi e di dogmi, ma di simboli ed intuizioni, di suggerimenti e di sussurri, d’allusioni e di poesia, di riti, di una liturgia accattivante, di architettura e giardini, di musiche, di silenzi – ma anche poi all’improvviso di orgiastiche e tumultuose espressioni popolari di gioia“.
Se qualcuno di voi si domanderà se questa antichissima religione, originaria sin dai tempi delle due più antiche mitologie giapponesi sopra citate ( Kojiki 712 e Nihonshoki 720) sia ancora viva nel Giappone di oggi, ebbene sì, sono convinta che è ancora onnipresente in tutti gli strati di questa affascinante società.
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La troviamo nell’atteggiamento tipico giapponese di non essere troppo diretti, di non mettere a fuoco tutto subito, sia nel linguaggio che nel comportamento. Si preferisce suggerire, vagare e porgere inviti ad intuizioni senza mai essere troppo schietti e precisi. Lo notiamo negli sguardi degli occhi spesso non diretti ma volti leggermente verso il basso, nelle presentazioni, è come se non tutto ma tanto venisse lasciato al caso. Lo Shintō è ben visibile nei riti di purificazione: i giapponesi non amano fare il bagno nella vasca ( Ofuro お風呂 ) senza aver prima purificato il corpo con una breve ma intensa doccia. Lo ritroviamo nell’assidua frequentazione delle terme, considerate luoghi sacri di purificazione del corpo ma anche dell’anima. La pulizia è una componente essenziale dello shintoismo e la purificazione per eccellenza consiste nel rimanere sotto una cascata o di eseguire delle abluzioni rituali alla foce di un fiume o nel mare. Ecco di nuovo presenti gli elementi naturali: conservare il contatto con la natura comporta il raggiungimento della completezza e della felicità e permette di essere vicino ai kami. Come tale la natura va rispettata, venerata e soprattutto tutelata perché da essa deriva l’equilibrio della vita.
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Presenti ancora oggi nella società giapponese sono i matsuri ( 祭 ), le festività dedicate ai kami. Nei giorni di festa si prega nei templi o nelle proprie case per festeggiare le divinità. Ancora oggi con i riti dello Shintō si presentano i neonati al sacrario di famiglia, si celebrano in grande maggioranza i matrimoni, nelle campagne si semina e si trapianta il riso, mentre nelle città si benedicono fondamenta di case e condomini. Il sacerdote Shintō (kannushi 神主) con le sue vesti bianche, celesti, viola a seconda delle circostanze, è presente ovunque si dia l’avvio ad attività produttive. Siamo dunque in un clima estremamente favorevole non solo all’accettazione della scienza, ma anche ad una esplosione smodata e frenetica della tecnologia, in tutte le sue manifestazioni. A questo pragmatismo Shintō va collegato infine un atteggiamento positivo nei riguardi del profitto. In questo aspetto la tradizione scintoista è vicina a quella giudaica e protestante, secondo le quali il successo terreno e i soldi stessi sono i testimoni di un compiacimento celeste per l’opera dell’uomo giusto, ponendosi in netto contrasto con il nostro mondo cattolico che annusa il profitto con sospetto.
Concludo collegandomi alle suggestive parole di Fosco Maraini, avendo personalmente constatato che il Giappone ama ciò che non è formulato, si accontenta di suggestioni sottili; si scopre che il bianco ( in particolare nelle opere di Shodō “arte della scrittura”) è certe volte più eloquente del nero. Come nello Shintō la cosa essenziale è quella che non è detta né scritta, le massime esperienze restano volutamente indefinite, velate dalla maestà dell’ignoto con un profondo senso di rispetto e riverenza verso gli dei e la natura.
Barbara Baccini

Madri come Regine, isolate per 5 anni dopo la nascita del figlio

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Esiste un luogo nel sud del mondo, precisamente nella Repubblica Democratica del Congo, dove le donne che diventano madri per la prima volta vengono elette “regine”.

Le madri come regine sono le donne della popolazione pigmea Ekonda, una sorta di rituale che serve a proteggere il neonato e la sua mamma, in modo che il loro spirito si elevi e la loro famiglia acquisisca prestigio; la giovane madre, che di solito ha tra i 15 e 18 anni, viene tenuta in isolamento, tornando nella casa dei suoi genitori, per un periodo che va dai due ai cinque anni, e qui starà col suo bambino e altre donne senza avere contatti col marito che andrà alla ricerca di una dote per la moglie.

I Mandala di Sabbia dei Monaci Tibetani: Storia e Cultura

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mandala di sabbia

I mandala di sabbia sono considerati una delle tradizioni artistiche più belle e singolari del buddismo tantrico; queste opere sono chiamate Dul-tson-kyil-khor in tibetano, che letteralmente significa “mandala di polveri colorate” e rappresentano nel loro processo di creazione la preghiera, la pazienza e la meditazione.

La parola Mandala (sanscrito maṇḍala (मण्डल)) è un rituale spirituale che rappresenta la forma di base dell’universo e la maggior parte dei mandala sono realizzati come un quadrato con quattro porte che contengono un cerchio con un punto centrale; ogni porta ha la forma generale di un T.

Giainismo: la più antica Religione della Nonviolenza

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Giainismo

Il giainismo è un’antica religione indiana basata sugli insegnamenti di Mahāvīra, detto Jina ovvero «vincitore», grande maestro spirituale indiano contemporaneo di Buddha (559-527 a.C.), il quale ha indicato la via alla perfezione umana attraverso l’assoluta nonviolenza

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Questa religione influenzò profondamente il Mahatma Gandhi e condizionò il suo stile di vita pacifico e che non danneggia nessuno. 

Il giainismo mantiene le correnti della filosofia indiana tra cui l’atomismo, l’assenza di un Dio come causa dei fenomeni naturali, la materialità del karma. Il mondo reale è visto come qualcosa che non è stato creato e che non si può distruggere. Le anime sono separate dal corpo e si modificano in base a questo.

I dieci comandamenti di Osho, maestro di vita

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Osho

❝In questo mondo l’odio non ha mai scacciato l’odio. Solo l’amore scaccia l’odio. Questa è la legge, antica e inesauribile.❞

Yin yang

Chandra Mohan Jain conosciuto come Osho Rajneesh nacque l’11 Dicembre del 1931 in un paesino in India, Kuchwada, e morì il 19 Gennaio 1990 a Pune dove ancora oggi c’è il suo Ashram. In questi 59 anni è stato un grande maestro spirituale.

Il suo nome, Osho, che deriva dal termine “Oceanico”, fu coniato dal filosofo William James e lui lo adottò per indicare quel “dissolversi nell’oceano dell’esistenza” proprio alle varie forme dell’esperienza religiosa.

Osho fu un oppositore delle religioni e dei poteri imposti, fautore della ribellione contro i dogmi comunemente accettati dalla massa.

Il Dalai Lama Chi è?

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Il Dalai Lama Tenzin Gyatso.

Il Dalai Lama, ovvero “Oceano di Saggezza” è la massima autorità spirituale del Buddhismo tibetano dagli inizi del Seicento. Il primo monaco buddhista ad essere chiamato Dalai Lama fu  Sonam Gyatso, quando, nel 1578, il sovrano dell’Impero Mongolo Altan Khan attribuì questo nome.

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Considerando che Sonam Gyatso era visto come un Lama reincarnato, furono nominati tali anche i suoi due predecessori,  Gendun Drup (1º Dalai Lama) e Gendun Gyatso (2º Dalai Lama); questo fece di lui il terzo Lama in linea di successione, e da allora ci sono stati ben 14 Lama.

La Vita Dopo la Morte Esiste: un Famosissimo Scienziato fa una Rivelazione Sorprendente

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Sta avendo molto successo un libro dal titolo quasi impronunciabile:”Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe” del dottor Robert Lanza, uno degli scienziati migliori in vita, oltretutto votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times.

Il motivo per cui sta avendo tanto successo il suo libro è che lui sostiene che la vita non ha mai fine, ma continua grazie alla coscienza. Il dottor Lanza è esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, divenuto famoso anche per la sua ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione.