Il 2 febbraio è il giorno della candelora. La saggezza popolare ci ha tramandato molti detti e racconti su questa festa dalle origine antiche, celebrata in passato con fervore dalla gente contadina e oggi ricordata per essere la festa della benedizione delle candele, in ricordo della presentazione di Gesù al Tempio.

La candelora tuttavia è un momento di passaggio importante, dal significato profondo che ci accompagna alla scoperta del tempo, del ciclo delle stagioni, e della vita in senso generale. Molti sono i piccoli rituali che ancora oggi si compiono nelle case di tutta Europa: rituali legati al tema della prima manifestazione della primavera che presto giungerà, portando con sé prosperità, salute e speranza.

Candelora, la festa della purificazione

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La candelora è una festa da sempre legata alla purificazione, tema ricorrente nelle diverse tradizioni che hanno celebrato questo giorno sin dall’antichità.

Nella tradizione cristiana, il 2 febbraio si celebra la presentazione di Gesù al Tempio da parte di Maria e Giuseppe. Secondo la legge ebraica osservata dalla famiglia di Gesù, una donna doveva aspettare 40 giorni dal parto per ritrovare la sua purezza, ovvero, per accedere di nuovo al mikveh, il bagno rituale purificatorio. L’abluzione avveniva in una vasca di “acqua viva”: acqua dolce di sorgente che per sua natura benedetta aveva il potere di purificare il corpo e lo spirito.

Solo dopo questo rito purificatorio si poteva accedere al Tempio, luogo dove fu presentato Gesù a Simeone il Vecchio, che pronunciò queste parole: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele» (Luca 2, 29-32).

Per queste ragioni, durante il giorno della candelora si celebra la benedizione delle candele, simbolo di Cristo, “luce per illuminare le genti” ma prima ancora la purificazione della Beata Vergine Maria.

Una menzione importante può essere fatta proprio sul tema della purificazione della Beata Vergine Maria. Aryeh Kaplan, noto studioso ebreo ortodosso e autore di importanti opere nei campi della fisica e della Cabala ebraica, sottolinea quanto il tema dell’impurità sia connesso al principio di morte. L’acqua, essendo un principio purificatore e vitale, sarebbe in grado di pulire la persona dalle impronte della morte, in modo che torni vitale, in uno stato di perfetta salute, sia fisica che spirituale.

Grazie all’abluzione rituale, Maria recuperava la sua piena vitalità. Questo tema dell’acqua che riporta ad uno stato di purezza, di salute completa, è trasversale a molte culture e ricorre in particolare modo proprio in questi giorni dell’anno durante i quali si celebra l’uscita dall’inverno, simbolo di morte.

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Nell’antica Roma, si celebrava la dea Februa, in onore della quale questo mese si chiama “febbraio”, dal latino februare, “purificare”. Februa, chiamata anche Febris, era la dea della febbre, il fuoco interiore che purifica attraverso una copiosa sudorazione. Torna quindi il principio dell’acqua che porta via ciò che fa ammalare il corpo e lo spirito. Februa era associata alla guarigione e secondo alcuni studiosi anche a Februus, il dio etrusco della morte e della purificazione. In suo onore si organizzavano processione nelle strade della città: la februatio, per invocare la sua protezione, la guarigione dalle malattie e la purificazione della città.

Un tempo di transizione verso la primavera

Il tema della purificazione ricorre in virtù della valenza di transitorietà che riveste questo periodo dell’anno. Per potersi aprire ad un periodo nuovo occorre lasciarsi alle spalle quello vecchio, è questa la condizione per potersi affacciare alla rinascente primavera che si appresta a darci il benvenuto, presto, si spera.

In effetti, seppure l’inverno tocca alla sua fine e ne testimoniano i famosi giorni della Merla (29-30-31 gennaio) durante i quali l’inverno s’infervora, il passaggio dall’inverno alla primavera resta assai delicato ed incerto; secondo la saggezza popolare è proprio il tempo atmosferico di questi giorni che ci indicherà se l’inverno volgerà alla sua fine oppure se ci accompagnerà fino all’equinozio, per altri 40 giorni:

“Candelora dell’inverno semo fora ma se piove e tira vento, dell’inverno semo drento”

Nella regione alpina invece la credenza popolare sembra opposta. Nei giorni dell’Orso si racconta che l’orso esce dal suo letargo per vedere il cielo; se il tempo è bello e sereno o splende la luna piena, l’orso tornerà a dormire per 40 giorni, se invece il tempo è freddo o piovoso e la notte è buia perché non illuminata dai raggi della luna (novilunio), la primavera giungerà presto.

La tradizione della crespella

In passato, i riti legati alla candelora erano principalmente di natura divinatoria: in base al tempo atmosferico s’indovinava come sarebbe terminato l’inverno. Non mancavano tuttavia i riti propiziatori, come quelli che ritroviamo in Francia, Belgio e i Paesi-Bassi dove è usanza comune ancora oggi preparare delle crespelle il giorno della candelora.

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Secondo la saggezza popolare, preparare la crespella, tonda e dorata all’immagine del sole primaverile, assicurava un “granaio” pieno e quindi prosperità per tutta la famiglia. Occorreva cuocere la crespella e farla saltare nella padella con la mano destra senza che si arrotoli o cada fuori dalla padella , tenendo nella mano sinistra alcune monete.

Mentre in alcune regioni della Francia si portava in processione la crespella in tutte le stanze della casa per benedirle ed assicurare un anno prospero, in alcuni villaggi del Belgio, si prediceva l’anno, generoso o taccagno, a seconda della forma della crespella, bella o brutta.

Fonti:

Candelora
I giorni della Merla e la candelora
La chandeleur: origines, superstitions et dictons
Tempio della dea Februa

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it