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“Tracce nascoste nell’outdoor”: rilevate sostanze tossiche nei capi sportivi

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The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa, Columbia: sono solo alcuni dei più noti marchi dell’outdoor, nei cui prodotti sono state rinvenute sostanze chimiche pericolose e persistenti, nocive per la salute e l’ambiente. È quanto emerge dal report “Tracce nascoste nell’outdooor”, redatto da Greenpeace.

L’organizzazione ambientalista, che da anni porta avanti la campagna “Detox” per rendere sostenibile il settore dell’abbigliamento, ha analizzato 40 prodotti votati dagli appassionati di tutto il mondo sul sito web dedicato (www.detox-outdoor.org). Si tratta di undici giacche, otto paia di pantaloni, sette di scarpe, otto zaini, due tende, due sacchi a pelo, una corda da arrampicata e un paio di guanti, acquistati da Greenpeace in 19 diverse nazioni e inviati a un laboratorio specializzato indipendente per le analisi. Obiettivo: verificare se contenevano Pfc (composti chimici poli- e per- fluoranti), che non esistono in natura e, una volta rilasciati nell’ambiente, si degradano molto lentamente ed entrano nella catena alimentare, causando una contaminazione pressoché irreversibile.

Greenpeace: abuso di pesticidi nelle mele

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C’è ancora troppo chimica sulle nostre tavole. Nel corso di una sua indagine sull’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, Greenpeace ha analizzato 126 campioni di mele (compresi 17 derivati da produzione biologica) provenienti da 11 Paesi europei. La frutta è stata acquistata presso alcuni supermercati e messa a disposizione di un laboratorio indipendente tedesco, che ricorre a una tecnica analitica multiresiduo al fine di verificare la presenza di una vasta gamma di pesticidi e dei loro metaboliti.

Abbigliamento etico, ecologico e sano: ecco la lista delle aziende

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abbigliamento-etico

Abbiamo parlato spesso di abbigliamento poco etico, inquinato, tossico.

LEGGI —> Allarme abbigliamento per bambini: rilevate sostanze tossiche e cancerogene e Greenpeace: tessuti tossici nei capi di abbigliamento. Le marche che non cedono

Ci avete giustamente scritto in tantissimi per sapere che marca privilegiare, dove recarsi ad acquistare abbigliamento etico e sano. Questo articolo vi fornirà un’ampia gamma di scelta.

Il settore tessile e dell’abbigliamento rappresentano un mercato sempre in espansione e proprio per questo motivo le aziende puntano sempre più sul ribasso dei prezzi per produrre tanto a poco costo. Ciò fa sì che si punti sulla quantità a discapito della qualità. Di conseguenza si utilizzano tessuti scarsi, mescolati con sostanze chimiche tossiche. E queste sostanze chimiche entrano in contatto con la nostra pelle.

Greenpeace: tessuti tossici nei capi di abbigliamento. Le marche che non cedono

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Abbigliamento-per-bambini

Questi ultimi anni sono stati anni molto movimentati per il settore dell’abbigliamento, precisamente in riferimento al commercio delle pellicce.

Mettendo da parte solo per un momento le indicibili sofferenze degli animali di cui tanto si parla, è stata testata la qualità di grossi lotti di capi d’abbigliamento con inserti in pelliccia per comprenderne meglio la composizione, e i risultati sono stati a dir poco deludenti.

Gran parte dei capi conteneva in quantità elevate elementi fortemente nocivi per l’uomo, tossici a dismisura proprio nel caso degli indumenti perché, indossati, rimangono anche per lungo tempo a stretto contatto col corpo della persona.

Tonno in scatola: ecco i marchi che praticano pesca sostenibile

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tonno in scatola

tonno in scatola

Le etichette del tonno in scatola si rivelano sempre più trasparenti. Ciò è stato reso possibile grazie all’ultimo monitoraggio dei volontari di Greenpeace.

Queste a seguire sono le aziende che ultimamente hanno fatto dei buonissimi progressi: – Calvo/Nostromo; – Mareblu; – Generale Conserve, As do Mar e Conad. Mentre le aziende di tonno in scatola che invece non stanno facendo grandi progressi sono: – Mare aperto/Star; – Carrefour.

Le api sono in pericolo, salviamole con l’iniziativa Greenpeace contro i pesticidi e l’agricoltura industriale: ecco come fare

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Se le api si estinguessero, all’uomo resterebbero 4 anni di vita“. Con questa frase Albert Einstein (la si attribuisce a lui, anche se si ignora la vera origine) aveva detto tutto.

Sì, le api sono in pericolo e vanno salvate. Oltre al ruolo diretto nella produzione del miele, le api sono anche indicatori biologici della qualità dell’ambiente, ma attualmente rappresentano una delle emergenze ecologiche in corso.

Giappone: illegale la caccia alle balene, mascherata con “fini scientifici”

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La caccia alle balene, e più in generale a tutti i cetacei di grandi dimensioni, ha origini antiche risalenti almeno al 6000 a.C., anche se lo sviluppo vero e proprio risale al XVI Secolo nell’oceano Atlantico e al XIX Secolo nell’oceano Pacifico.

La caccia alle balene è stata da sempre al centro di numerore controversie e dispute diplomatiche internazionali: chi si oppone, infatti, alla caccia commerciale, e chi, invece, all’industria turistica che presenta le balene come attrazione nei confronti della popolazioni.

Nel mirino è finito adesso il Giappone, accusato di cacciare balene a scopi puramente commerciali e non scientifici, andando incontro a qualcosa di illegale.

Procter&Gamble ovvero l’ecosistema vale meno di uno shampo

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Ogni volta che dico a qualche mio amico-a di non comprare un determinato prodotto cosmetico per non finanziare multinazionali come la Procter che stanno distruggendo il globo, mi torna indietro qualche risposta del tipo:” ma no, ma che dici, comunque noi non possiamo farci niente, ma non è vero, tanto lo fanno tutti e poi questo shampoo costa meno”.

philips.com

L’ultima indagine di GreenPeace sui misfatti della Procter&Gamble però, dà purtroppo ragione a chi come me, è fermamente convinto che sia necessario boicottare queste aziende. Il famoso marchio produttore di shampoo, dentifrici, saponi e quant’altro ha allargato il suo business fino in Indonesia distruggendo completamente l’ambiente circostante, ma scendiamo nel dettaglio per osservare meglio quanto sono sporche le mani del maggior produttore di prodotti per l’igiene personale.

The King is Nake: abiti d’alta moda ricchi di sostanze chimiche pericolose, l’accusa di Greenpeace

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Spendere una fortuna per un abito o per un capo d’abbigliamento non è necessariamente sinonimo di qualità e, sopratutto, di vestiari e calzature prive di agenti chimici.

I risultati dell’ultimo rapporto di Greenpeace International, infatti, rivelano che molti di questi prodotti non sono come ce li raccontano: livelli di composti chimici riscontrati non sono diversi da quelli trovati in vestiti più economici e in quelli sportivi.

Inoltre, la concentrazione di alcune sostanze chimiche pericolose (nonilfenoli etossilati – NPEs) in alcuni capi etichettati come “Made in Italy” può far dubitare che questi siano stati interamente prodotti in Europa.

Ex Sisas di Pioltello confermate le denunce di Greenpeace: una bonifica mancata a spese dell’ambiente e dei cittadini

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Nel dicembre 2013 attivisti spagnoli e italiani di  Greenpeace esposero un enorme segnale che denunciava la situazione di tossicità della discarica di Nerva in Andalusia (Spagna) e ne attribuiva la responsabilità ad un’eco-truffa frutto di accordi italo-spagnoli, di fatto Greenpeace sosteneva che i rifiuti fossero di provenienza italiana e deportati in Spagna, dalla Ex Sisas di Pioltello, a spese dei cittadini e dello Stato e a beneficio di pochi ed abili speculatori.