Significati Simbolici

L’ultimo raccolto: cosa insegna la festa di Lammas

Di Sandra Saporito - 1 Agosto 2025

La natura ci parla di cicli che si ripetono incessantemente e attraversano le diverse fasi della nostra vita, come quelli di nascita, crescita, declino e rinascita. Tra questi cicli, le feste del raccolto hanno rivestito sin dall’alba dei tempi un ruolo fondamentale per le diverse popolazioni del mondo. L’abbondanza del raccolto è diventata sinonimo non più di mera sopravvivenza ma di prosperità e vita. Tra queste, la festa di  Lammas, o Lughnasadh, la prima festa del raccolto dell’anno, spicca come un momento di transizione che ci traghetta lentamente verso il culmine delle raccolte autunnali, in un inno alla gratitudine, alla maturazione e alla consapevolezza.

Le origini di Lammas: Lughnasadh e il primo raccolto

Nella tradizione celtica, questa festa era conosciuta come Lughnasadh, dedicata al dio Lugh, divinità solare associata all’abilità, alle arti, all’artigianato e alla legge. Lughnasadh non era solo una celebrazione del raccolto fisico, ma anche un momento per l’accensione rituale di falò, fiere contadine con ricchi banchetti, danze, giochi e matrimoni (o handfasting), che rinsaldavano la forza della comunità e l’interconnessione tra gli individui. I festeggiamenti erano caratterizzati dalla condivisione del cibo, in particolare del pane appena sfornato, simbolo della vita e della prosperità.

Se il tempo calò il sipario sulle antiche religioni, il pane attraversò i secoli come il promemoria degli antichi riti ed è a lui che Lammas deve il suo nome. Celebrato tradizionalmente il 1 agosto nell’emisfero settentrionale, Lammas è tutt’oggi un punto intermedio cruciale tra il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno.

Questa festa affonda le sue radici nelle tradizioni anglosassoni, frutto della cristianizzazione dell’antica celebrazione celtica di Lughnasadh. Il suo nome deriva infatti dall’antico inglese “Loaf Mass“, che significa “messa del pane“, in riferimento alla mietitura del grano e alla panificazione del primo pane con i primi chicchi dorati che simboleggiano il dono della terra e della provvidenza divina. Nella Chiesa inglese primitiva, i pani realizzati con il primo grano della stagione, venivano portati in chiesa per la benedizione.

La festa di Lammas e la benedizione del pane

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Per le comunità agricole, la festa di Lammas era di vitale importanza. La riuscita del raccolto determinava la loro sopravvivenza durante i mesi invernali. Era un momento di grande incertezza, in cui il tempo atmosferico e la fortuna potevano fare la differenza tra l’abbondanza e la carestia. Per questo motivo, le cerimonie erano spesso volte a propiziarsi gli spiriti della terra e a ringraziare per i doni ricevuti, con la consapevolezza che ogni raccolto custodiva il seme del futuro.

Significato simbolico della festa del pane

Il pane, simbolo cardine di Lammas, è molto più di un semplice nutrimento. È cibo di pace da consumare assieme e rappresenta una preziosa metafora della nostra vita, così come la coltivazione del grano era per i “popoli del pane” della macchia mediterranea un’allegoria del viaggio dell’anima.

Raccogliamo ciò che seminiamo con la consapevolezza che ogni chicco, prima di germogliare, passa attraverso la terra, proprio come noi attraversiamo alcuni momenti bui. Nel pane poi confluiscono gli elementi del creato: Aria (lievitazione), Terra (farina), Acqua e Fuoco, ma anche l’emblema dell’alleanza tra umano e divino. Non a caso il pane è elemento liturgico.

→ Leggi anche: Fare il pane in casa è un rituale sacro che parla di noi

Inoltre, dobbiamo ricordare che il tempo del raccolto è un potente momento di transizione. La natura raggiunge il suo culmine di abbondanza, ma al tempo stesso inizia a mostrare i primi segni del declino estivo, preannunciando l’arrivo della stagione fredda e oscura. Ecco che la liminalità di questo periodo si palesa al livello metafisico: se gli opposti s’incontrano qui e ora, significa che il velo tra le dimensioni si assottiglia permettendo la comunicazione tra il nostro mondo e il mondo spirituale.

In un’epoca consumistica, in cui siamo abituati all’abbondanza e spesso diamo per scontate le risorse, questa festa ci invita a fermarci e apprezzare ciò che abbiamo, tornando all’essenziale, all’anima. L’imprevedibilità del tempo atmosferico che può fare la differenza tra un anno generoso e uno scarso ci aiuta ancora oggi a essere consapevoli del dono della vita e del nostro posto nel mistero della creazione, allontanandoci da una visione antropocentrica ormai superata. Di fronte alla potenza della natura, nulla può essere dato per scontato.

Il rito della reciprocità, tra sacrificio e abbondanza

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Il rito della mietitura implica un atto di “sacrificio” del grano per la sopravvivenza, che ritroviamo nel folclore sotto la figura di John Barleycorn, o Giovanni Chicco d’orzo, immortalato in alcune ballate inglesi che cantano la sua morte simbolica rappresentativa delle varie fasi della coltivazione dell’orzo come la mietitura e la maltazione: “And there they made a solemn oath/ On poor John Barleycorn/ They wasted, o’er a scorching flame/ The marrow of his bones/ but a miller us’d him worst of all/ For he crush’d him between two stones“.

Il sacrificio viene inteso qui come trasformazione, morte e rinascita, per permettere la sopravvivenza della comunità. Questa dinamica ci invita a riflettere sul concetto di reciprocità: dare per ricevere. Perché l’abbondanza, la vera prosperità, deriva dalla generosità e dalla condivisione.

Rituali moderni: come festeggiare Lammas oggi

La festa di Lammas e del pane può essere celebrata in modi che rispecchiano le nostre vite moderne, pur mantenendo intatto il suo spirito ancestrale: il contatto con la natura, la gratitudine e lo spirito di condivisione sono infatti atemporali.

Fare il pane in casa, buono come una volta

Un rituale semplice e significativo è quello di preparare il pane in casa. Fare il pane è un atto sacro, dall’importante valenza introspettiva e meditativa. Soffermarsi sulla consistenza della farina, percepire sulla propria pelle gli ettari di grano maturati al sole durante i lunghi mesi, la danza degli steli sotto il vento e la pioggia, e ancora più in là, la forza dei semi che dopo un lungo sonno nel grembo della terra sbucano con le prime foglioline verdi come la speranza, è già trasformativo di per sé.

Fare il pane è un rituale antico

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Poi, il processo di impastare, far lievitare, aspettare, osservare, cuocere il pane è un atto meditativo che ci connette alla terra e al ciclo del nutrimento. Il profumo del pane appena sfornato è un linguaggio antico che ci parla di famiglia, accoglienza, condivisione. È un profumo che agisce direttamente sulla nostra psiche: ci fa sentire al sicuro. Condividere questo pane con le persone alle quali teniamo di più, la famiglia e gli amici stretti, è il cuore della festa di Lammas.

→ Leggi anche: Il pane con la pasta madre, sano, buono ed etico

Connettersi alla Terra: introspezione e gratitudine

Lammas è un momento potente per l’introspezione che mira all’azione. Possiamo prendere un momento per osservare quali “semi” abbiamo piantato e quali “raccolti” abbiamo ottenuto. Allo stesso tempo, è un’opportunità preziosa per pensare ai futuri sogni da seminare.

La festa di Lammas ci ricorda anche l’intimo legame tra noi e la natura che ci sostiene e nutre. Trascorrere del tempo nella natura e volgere nei suoi confronti un pensiero di gratitudine, notando la vita che vibra in ogni albero, animale, fiore o erba selvatica può essere un modo per connettersi con l’energia della terra e portare un po’ di questa abbondanza nel nostro cuore.

E se La festa di Lammas avesse un messaggio per te?

condividere il pane fatto in casa, un rituale per Lammas

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La festa di Lammas, o Lughnasadh, è molto più di una semplice celebrazione agricola o una festa del raccolto; è un insegnamento prezioso sui cicli della vita, sulla gratitudine e l’importanza della comunità. Ci invita a celebrare l’abbondanza che ci circonda, ringraziare per i doni ricevuti e, allo stesso tempo, prepararci a un necessario “lasciar andare”, perché alla pienezza segue un’essenziale trasformazione, una fase di declino.

Mentre ci godiamo i frutti del nostro lavoro, è importante fermarsi e riconoscerci il merito di quanto svolto, il sostegno della natura intorno a noi, e la nostra capacità di fiorire anche nelle circostanze più difficili. Ogni raccolto è unico. A volte è buono, altre volte meno; ciò che conta è cosa ne facciamo, portando la nostra consapevolezza ad accogliere l’imperfezione, la difficoltà come un sogno ancora più incrollabile per un futuro migliore.

La festa di Lammas ci invita a riflettere su ciò che noi stessi abbiamo coltivato e offriamo al mondo, cosa condividiamo e con chi, e come lasciamo che il flusso della vita ci attraversi. Incessantemente.

“Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento.”
(Franco Arminio)

Fonti e Approfondimenti:

• Ronald Hutton, The Stations of the Sun. A History of the Ritual Year in Britain, Oxford University Press, 1996. (Consultazione gratuita su Internet Archive)
• Starhawk, La danza a spirale. la rinascita dell’antico culto della grande dea, Macro Edizioni, 2002.
The Goddess and the Green Man – Lughnasadh (Lammas) 

Sandra Saporito





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