Psicologia

Come l’ordine di nascita influisce sulla personalità dell’individuo

Di Cristina Rubano - 26 Maggio 2022

L’ordine di nascita, secondo alcuni autori, è uno dei fattori che potrebbero influenzare la costruzione della personalità di un individuo. C’è chi è il primogenito, chi figlio unico per tutta la vita o gran parte dell’età dello sviluppo. C’è chi si ritrova ad essere “quello di mezzo”. E chi, essendo l’ultimo nato, rimane il “piccolino” della famiglia fino a cinquant’anni.

In che modo tutto questo può aver  condizionato le persone che siamo diventate?

L’ordine di nascita e lo sviluppo della personalità

La personalità di un individuo può essere intesa come un insieme di disposizioni stabili relative ai modelli di comportamento, stili di pensiero e gestione delle emozioni che caratterizzano una persona. Ognuno di noi, in altre parole, ha un proprio stile di funzionamento psicologico più o meno stabile e riconoscibile. Questo “stile personale” si forma nel corso dello sviluppo fino alla prima età adulta. Ed è il risultato dell’influenza di molteplici fattori relativi sia alle disposizioni individuali che agli eventi di vita e ai contesti relazionali e affettivi a cui si è stati esposti.

Adlof Adler fu uno psichiatra e psicoanalista austriaco, contemporaneo di Freud, padre di una teoria di matrice psicoanalitica denominata Psicologia Individuale. Fu uno degli autori più convinti della tesi secondo la quale l’ordine di nascita dovesse avere un’influenza non trascurabile sulla costruzione della personalità.

Il posto che abbiamo avuto nella linea di genitura potrebbe aver influenzato il nostro ruolo nella famiglia, il rapporto con genitori e fratelli e lo sviluppo di alcuni aspetti della nostra identità. Tutto questo è naturalmente filtrato dalle disposizioni individuali e da come queste si incontrano con le specifiche personalità dei genitori.

I figli unici: essere gli unici bambini della famiglia

Anche essere figli unici, secondo Adler, potrebbe influenzare lo sviluppo in modi peculiari. Questa posizione solitaria del bambino lo pone all’interno di una famiglia composta interamente da adulti, dove tutte le attenzioni genitoriali sono rivolte a lui. Un ruolo di questo genere potrebbe rivelare criticità e risorse.

Da un lato, essere figlio unico potrebbe stimolare il bambino a responsabilizzarsi più precocemente, ad essere più sensibile e maturo per la sua età e a sviluppare una maggiore proprietà di linguaggio.

Il costante confronto con il mondo adulto potrebbe tuttavia ostacolarlo nelle relazioni con i coetanei.

Alcuni bambini cresciuti come figli unici possono essere oggetto di attenzioni troppo esclusive, comportarsi come bambini “viziati” ed egocentrici e aver difficoltà a non essere costantemente al centro dell’attenzione.

L’ordine di nascita del secondogenito

Chi nasce come secondogenito, se ha un fratello o sorella maggiore non troppo distante come età, cresce con un modello di ruolo da imitare. Deve anche imparare fin da subito a condividere le attenzioni dei genitori. Questi elementi possono, secondo Adler, portarlo ad essere più competitivo, indipendente e adattabile nella vita. E a sviluppare più rapidamente capacità relazionali e sociali. Da non dimenticare che spesso il secondogenito si ritrova la “strada spianata” in molti aspetti del rapporto con i genitori soprattutto per quel che riguarda le conquiste della fase adolescenziale.

Alle volte però questo ruolo, a seconda dell’ambiente familiare, può essere percepito come scomodo o fonte di malessere. Specialmente quando il secondogenito è il figlio di mezzo e si ritrova a non avere né i privilegi del più grande, né quelli del più piccolo. Può  sentirsi schiacciato, non visto, poco considerato, meno “speciale” degli altri fratelli.

Una situazione non facile è anche quella di un bambino che è secondogenito rispetto a un fratello o una sorella molto più grande. Questi potrà apparire più un semi-genitore che un fratello e depositario di una memoria familiare da cui può sentirsi escluso.

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Gioie e dolori dell’ultimogenito

Le cose non sono certamente meno complesse per chi nasce come ultimogenito. Può ritrovandosi ad essere per molto tempo, spesso per tutta la vita, il “piccolo” di casa. Questo avviene più spesso quando c’è molta distanza di età fra fratelli o quando i figli sono più di uno.

Da un lato, chi arriva “per ultimo” potrebbe sentirsi stimolato ad accelerare nello sviluppo per cercare di “raggiungere” gli altri fratelli o sorelle.

Dall’altro potrebbe invece crescere serbando dentro di sé un vissuto di incapacità e incompetenza, sentendosi sempre “troppo piccolo” per fare qualunque cosa. In alcune famiglie, con vissuti traumatici o disfunzionali, i ruoli emozionali dei figli si strutturano molto rigidamente. In questi casi si può rischiare di rimanere “il piccolo di casa” per tutta la vita con importanti ripercussioni sullo sviluppo e l’espressione della propria adultità.

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Ordine di nascita e altre differenze

fratelli in ordine di nascita
Credit foto ©Pexels

Le considerazioni di Adler sono indubbiamente interessanti. Ma non hanno certamente la pretesa di definire con certezza quali tratti di personalità svilupperà una persona in funzione del suo ordine di nascita. Ci danno però degli spunti per riflettere. Ognuno può provare a domandarsi se e in che modo, il suo ordine di nascita possa aver influenzato lo sviluppo della propria persona.

Le ricerche scientifiche moderne hanno dimostrato piuttosto chiaramente che un genitore sviluppa con ognuno dei figli una relazione diversa. E può effettivamente provare delle preferenze per l’uno o per l’altro. Sebbene nessun genitore lo ammetterebbe mai, spesso queste “differenze” appaiono piuttosto chiaramente ai figli. Non si tratta naturalmente di privare meno affetto. Ma sicuramente l’indole del bambino, la fase della vita in cui è nato e, perché no, il suo ordine di nascita possono contribuire a donargli un aura speciale rispetto ad un altro fratello.

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Preferenze e somiglianze oltre l’ordine di nascita

Un figlio per tratti temperamentali potrebbe risultare più simile al genitore rispetto ai suoi fratelli o sorelle. Oppure, un bambino potrebbe essere nato in circostanze particolarmente difficili. Magari è stato a lungo desiderato, o è succeduto ad un fratellino morto prematuramente. O, ancora, può essere l’ultimo nato dopo uno o più fratelli già grandi che ha il potere di donare una seconda giovinezza alla mamma e al papà… Ultimo ma non per importanza, un figlio può essere essere di sesso concordante o discordante con quello del genitore.

Alcuni genitori empatizzano più facilmente con i figli del proprio stesso sesso. Altri, al contrario, temendo magari di ripetere errori familiari o di rivivere i problemi della propria infanzia, si sentono più rilassati nel rapporto con figli di sesso diverso dal proprio.

Come appare ormai chiaro, i fattori che influenzano il rapporto genitore-figlio sono molteplici. L’ordine di nascita è solo uno di questi.

“Mamma diceva che amare un fratello non vuol dire scegliere qualcuno da amare, ma ritrovarsi accanto qualcuno che non hai scelto e amarlo.”

(Giacomo Mazzariol – Mio fratello rincorre i dinosauri)





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