Per alcuni avviene quasi per caso, poco a poco, in maniera apparentemente silente… Per altri è un vero e proprio tsunami che sconvolge le prospettive di una vita. Ma per tutti arriva prima o poi una fase in cui ci si trova ad assistere i propri genitori anziani: il loro processo di invecchiamento ha subito un’accelerazione, il corpo o la mente non sono più in grado di compensare gli acciacchi del tempo. Coloro che ci hanno un tempo accudito e aiutato a camminare sembrano a loro volta ridiventare improvvisamente bambini… Si tratta di una delicata fase di passaggio esistenziale per entrambe le parti che impone di ridefinire i ruoli reciproci. Può essere una fase di grande fatica, sensi di colpa e sofferenza, ma anche una preziosa opportunità di crescita

Imparare ad accettare i genitori anziani

Che si tratti di ritrovarsi alle prese con dei genitori anziani lontani, una madre anziana egoista o con genitori anziani ingestibili, non è mai facile affrontare la senescenza dei propri genitori.

La pandemia da covid 19 ha accentuato queste difficoltà rendendo ancora più fragili le persone di questa fascia di età, confrontando molti con lutti prematuri e difficili da elaborare e impedendo a lungo a molti figli di poter incontrare i propri genitori nelle case di riposo.

Le difficoltà sono sia di ordine materiale che psicologico. Spesso sono soprattutto gli aspetti concreti, organizzativi a prevalere. Quando madri e padri invecchiano e iniziando ad aver bisogno di assistenza ci si può trovare improvvisamente risucchiati da un iter medico-sanitario fatto di visite, esami, interventi o terapie, spesso non risolutive. Quello che avviene nella maggior parte dei casi, infatti, è che un genitore anziano inizi ad un certo punto della terza età a dover convivere con una o più patologie croniche di alta o media gravità che minano, in grande o minima parte, l’autonomia goduta fino a quel momento.

A volte si tratta di patologie progressive che diventano fortemente invalidanti, come il morbo di Alzheimer, una malattia oncologica o una disabilità motoria. Altre volte può trattarsi di limitazioni solo parziali e appartenente banali, come non poter più guidare la macchina, passare intere giornate ai fornelli, ricamare o ritinteggiare da soli l’appartamento

La terza età agli occhi dei figli

mano che accarezza mano anziana
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Agli occhi di una persona esterna, anche di un figlio, queste rinunce possono apparire “accettabili” (se confrontate con altre menomazioni più pervasive), e spesso l’anziano non si sente capito. Le persone intorno non riescono a comprendere a pieno che quella attività, per quanto apparentemente semplice, rappresenta un pezzetto della sua identità: dovervi rinunciare fa sentire il genitore come se stesse dimettendo una parte di sé.

Per i figli può essere arduo riuscire a calarsi nei panni dei propri genitori, così anziani ora e così diversi da come li si percepiva un tempo, eppure è uno sforzo che vale la pena fare per comprenderli e sostenerli nel peso delle piccole o grandi rinunce che l’età impone loro. Potranno esserci altri cambiamenti, invece, che soprattutto i figli faticheranno ad accettare a cui invece il genitore potrebbe sorprendentemente adattarsi di buon grado. Alcuni di questi riguardano le funzionalità corporee: per una persona giovane, ancora nel pieno della vita attiva, qualunque alterazione della funzionalità/esteriorità corporea rappresenta facilmente un attacco doloroso alla propria identità. Molte persone anziane potrebbero invece aver ormai parzialmente disinvestito alcuni aspetti corporei accettando modificazioni/terapie invasive, se queste consentono loro di mantenere il livello di qualità di vita che desiderano.

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Genitori anziani difficili

Due mondi quindi che si incontrano a parti quasi invertite: papà o mamma iniziano a “perdere colpi”, magari sono cognitivamente meno brillanti o destinati ineluttabilmente ad “assentarsi” sempre di più. O, in altri casi, è il corpo gravemente ammalato che pian piano modifica certe manifestazioni del carattere e li rende più capricciosi, emotivamente spenti o depressi, molto richiestivi o al contrario estremamente testardi tanto da rifiutare qualsiasi forma di aiuto e assistenza che pure sono imprescindibili.

È come se il tempo avesse giocato un brutto scherzo: ci si era illusi di poter rimanere figli per tutta la vita e di poter sempre contare su un “domani”, un “poi”, un “un giorno o l’altro”… In fondo i genitori non sono forse fatti anche per diventare, in qualche fase della nostra crescita, periferici, esterni, in secondo piano rispetto ad altri affetti e progetti adulti? Si immagina implicitamente che ci sarà sempre tempo per chiarire vecchi rancori, per accomodare nodi rimasti in sospeso, per diventare i figli che si ritiene si sarebbe dovuti essere o, al contrario, per riuscire ad ottenere dai propri genitori finalmente quello che un tempo non ci hanno dato o non ci hanno dato a sufficienza.

Come cambia il rapporto genitori figli nell’età adulta

In una certa parte della vita adulta, il rapporto figli-genitori sembra implicitamente trasformarsi in questo circuito di promesse non confessate, un circuito apparentemente senza tempo che viene improvvisamente rotto, come si rompe un incantesimo, nel momento in cui la senescenza smette di rimanere silente e decide di irrompere nel corpo e nella mente di una madre o di un padre alterando improvvisamente la percezione dello scorrere del tempo. Spesso i figli si sorprenderanno nell’apprendere che il genitore anziano percepisce lo scorrere del tempo già da molti anni, ha iniziato già da un pezzo a soppesare persone, fatti, parole, ricordi in una luce diversa. I figli invece vivono spesso come improvviso e inatteso questo senso del limite. Come riuscire ad attraversare questa fase della vita – che può durare da pochi mesi a molti anni a seconda dei casi – riuscendo a ristabilire un contatto emotivo, seppur diverso, con chi ci ha fatto crescere?

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Prendersi cura dei genitori anziani (senza soffrire troppo)

Ecco alcuni possibili “capisaldi” da provare a tenere a mente mentre si cerca di “prendere le misure” con il tempo che passa e la vita che scorre nella senescenza dei propri genitori.

1- Potresti sentirti arrabbiato e insofferente: devi accettarlo

Spesso di fronte ad un genitore che dimentica le cose, domanda quello che gli è stato detto poco prima o non riesce a reagire alle conseguenze di una malattia un figlio o una figlia possono provare rabbia e insofferenza. È una prima reazione emotiva del tutto fisiologica: state protestando contro i segnali del tempo che passa, non volete perdere i vostri genitori per come li avevate conosciuti fin ora e il dolore all’inizio è troppo grande per essere sopportato. Ecco che si trasforma in rabbia. Per poter modulare questa prima reazione è importante che possiate accettarla, perdonarvi e darvi il diritto di accedere alla sofferenza e allo smarrimento che il declino dei vostri genitori vi suscita. La vita vi sta chiedendo di trasformare questo dolore in accettazione, gratitudine in una prospettiva più ampia di “cura” di chi oggi ha bisogno anzitutto del vostro rispettoso sostegno.

2- Chi è il “fratello designato”? E se sei figlio unico?

In molte famiglie accade che un membro si assuma il carico maggiore delle cure del genitore anziano. Se si hanno fratelli o sorelle queste ricadranno forse su quello che più a lungo è rimasto a casa o nei pressi dell’abitazione dei genitori. O di colui che più di altri li ha assecondati o che ha saputo mettere da parte le conflittualità e instaurare un rapporto emotivamente sano. Chi è figlio unico potrebbe invece trovarsi in automatico ad essere l’unico a sostenere l’onere dell’assistenza dei genitori anziani, senza che altri parenti arrivino a fare la loro parte. Spesso queste situazioni prendono le radici da dinamiche familiari precedenti che sarebbe bene tenere a mente fin dalle prime “avvisaglie” della vecchiaia dei propri genitori. Alcune cose probabilmente non potranno essere modificate, altre forse sì se accetterete di delegare, di non assumervi il carico di tutto (come magari avete fatto in passato) e di coinvolgere almeno un’altra persona.

3- Tornano a galla vecchi rancori: è il primo lutto da affrontare

Diventare caregiver dei propri genitori implica anche dover accettare che non si può tornare indietro: no, non diventerete mai i figli “perfetti” che ritenete avreste dovuto essere e no, non avrete indietro nessun risarcimento per gli errori o le mancanze dei vostri genitori. Questo può rappresentare un importante processo di lutto psicologico: non si può riavvolgere il nastro, non si può riparare ai propri o altrui difetti, si può soltanto accettarsi e amarsi così come si è, qualunque sia la mancanza, o le mancanze, che avete dovuto affrontare nel passato.

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4- Non ti annullare, chiedi aiuto

Prendersi cura dei genitori anziani può essere un lavoro a tempo pieno, sfibrante dove qualunque cosa si faccia può sembrare non bastare mai. È importante mantenere degli spazi per la propria vita affettiva, per i propri interessi, per i propri amici.  È importante riconoscere quando si sta per arrivare al “limite” e chiedere aiuto. Può darsi che le persone intorno a voi non si offrano spontaneamente perché non sanno neanche come potrebbero esservi utili, forse vi ritengono autonomi e indipendenti. Ma potrebbero essere ben felici di sapere come possono sostenervi se glielo comunicate. Alcuni magari potranno fornirvi un aiuto più materiale, altri un sostegno emotivo, altri ancora un momento di svago e di distrazione. Se vi guardate intorno osserverete che nessuno può darvi tutto il sostengo di cui avete bisogno: ma ognuno può darvi forse qualcosa

5- Non dimenticare che potete (dovete) ancora divertirvi insieme

Se la cura, l’organizzazione quotidiana, esami e terapie mediche tendono a saturare la maggior parte del tempo che trascorrete con i genitori anziani sarà bene che vi lasciate anche degli spazi “leggeri” da condividere con loro. Forse sono gli ultimi mesi o magari gli ultimi ancora lunghi anni che avete da passare insieme. Ma adesso la consapevolezza che la loro vita è ormai nella fase discendente si è insinuata in voi: quali ricordi vorreste costruire con loro? Al di là di quello che “deve” essere fatto, forse ci sono ancora molte piccole cose che potete fare insieme per trascorrere del tempo leggero, spensierato; che sia accompagnare vostra madre dal parrucchiere, guardare un programma alla tv che vi piace o fare i cruciverba, c’è ancora sicuramente da qualche parte un tempo felice che potete vivere con loro: sarà quello che ricorderete in futuro con più affetto.

In fondo il più grande atto d’amore verso i genitori è perdonarli e amarli nonostante tutto e imparare da questo un atteggiamento di maggior compassione e tolleranza per sé stessi. Vi avranno dato ancora una volta un grande insegnamento di vita.

“Per affrontare il destino bisogna osservare le cose da un’altra prospettiva.”

(Silvia Zoncheddu)

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Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it