Il lutto è un rito di passaggio, ecco come superarlo.

Il lutto è una tappa che attraversiamo tutti nella vita e porta con sé cambiamenti profondi capaci di cambiare per sempre le persone che devono affrontarlo. Non stupisce quindi che sia considerato da molte tradizioni come vero e proprio rito di passaggio, e non solo per la persona che compie il suo ultimo viaggio, ma anche per le persone che devono affrontare il dolore della perdita.

Se la morte è dolce per chi se ne va, può invece risultare molto dura per chi rimane, semplicemente perché le lezioni che ci porta ad imparare sono profonde e spesso difficili da elaborare, anche se molto preziose.

Ecco alcune informazioni che potranno aiutarti a superare il dolore della perdita di un caro, partendo da uno dei momenti più importanti in assoluto, sia per te che per chi si appresta a partire: l’accompagnamento.

L’accompagnamento

Riuscire ad accompagnare e sostenere la persona in fin di vita è molto importante, purtroppo nella nostra società non gli viene spesso dato la giusta considerazione, anzi! Abbiamo tendenza a negare la morte fino all’ultimo momento perché non sappiamo come affrontarla; nessuno ci ha insegnato cosa fare o cosa dire; motivo per il quale ci sentiamo smarriti e preda degli eventi.

L’importanza dell’ascolto e del sostegno

Negare l’evidenza di fronte alla persona cara, magari ripetendole che non morirà, può renderle più difficoltosa ancora la sua partenza; per questo motivo, sostenerla in questo periodo, darle conforto ascoltando le sue emozioni e rassicurandola, è un grande gesto d’amore. È la dimostrazione che ci siamo per lei, fino alla fine.

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Quello che potremo fare per aiutarla ulteriormente a prepararsi alla morte, è permetterle di risolvere i suoi “conti in sospeso”, dandole l’opportunità di esprimersi liberamente senza la paura di essere giudicata, oppure di sistemare alcune faccende per lei importanti, così da poter andarsene con il cuore in pace.

Inoltre, è anche l’occasione per noi di perdonare, di sussurrare quel “Ti voglio bene” che non abbiamo mai osato dire, per evitare di rimanere con dolorosi rimpianti per tutta la vita, perché purtroppo non avremo una seconda possibilità.

Oltre a questo, c’è un’ultima cosa che potremo fare: darle il nostro “permesso di morire”, evitando di darle compiti (“Quando non ci sarai più, stammi vicino, ho bisogno di te”), questo la aiuterà ad affrontare questa grande prova con dignità e serenità, sicura di poter riposare in pace.

L’ultimo Viaggio

È importante ricordare che questo momento è un grande traguardo per la persona che si appresta a fare l’ultimo viaggio. Dopo la sua partenza, avrai tutto il tempo che ti servirà per elaborare il lutto, ma ora è necessario che la persona che ti è cara possa vivere questo capitolo della sua esistenza nel modo più sereno possibile, con le persone che l’hanno amata durante la sua vita.

Potrebbe anche essere l’occasione di celebrare, con amore e sacralità, questo grande momento facendo un dono importante a chi sta per partire: la nostra gratitudine.

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Riuscire a sostenere il proprio caro, mettersi in ascolto delle sue emozioni, delle sue sensazioni, di quello che sta attraversando prima di quel salto nell’ignoto, e riuscire a benedire il suo ultimo viaggio, ringraziandolo per tutti i meravigliosi momenti passati assieme, per il dono della sua presenza e lasciarlo andare via con il cuore in pace e colmo dell’amore dei suoi cari, è il miglior modo di lasciar questa esistenza terrena. È in tutto questo che si trova il segreto della vita: l’essenza stessa dell’amore.

Il dolore della perdita

Ora che la persona cara se n’è andata e ha lasciato dietro di sé un senso di vuoto e di abbandono, ci sentiamo soli e sommersi dalle emozioni. È l’inizio del lutto, ora comincia il nostro personale rito di passaggio, quello che ci aiuterà ad aprire gli occhi su noi stessi e sui doni della vita.

Le fasi del lutto

Negazione, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione.

Queste sono le fasi del lutto ipotizzate da Elisabeth Kübler Ross, psichiatra e fondatrice della psicotanatologia, lo studio psicologico dell’accompagnamento alla morte ed elaborazione del lutto come supporto alla persona in fin di vita e ai suoi cari.

Prima arriva lo shock iniziale e subito dopo la negazione (“Non può essere, non è possibile!”), segue la rabbia (“Ma perché? Non è giusto!”), il patteggiamento (“Dovevo aspettarmelo perché…”) ed infine, la depressione.

Queste fasi ci spingono lentamente a chiuderci in noi stessi per confrontarci con la nostra interiorità. Viviamo la morte così profondamente perché, assieme alla persona cara, è un pezzo di noi che se ne va: un pezzo del nostro passato, dei nostri sogni, progetti e ricordi.

La fase depressiva è una fase preziosa ma delicata; è importante dare tempo alle nostre ferite per rimarginarsi. Non servirà a nulla provare di affrettarne la guarigione facendo finta che tutto vada bene quando in realtà, dentro di noi, sanguiniamo ancora; rischierebbe al contrario di bloccare l’elaborazione di quanto avvenuto e di impedirci di uscire dalla fase depressiva.

Lasciar andare

Il lutto è un rito di passaggio per il defunto ma anche per noi perché ci spinge a toccare con mano la realtà: siamo anime incarnate a tempo determinato. Il tempo che trascorriamo sulla Terra è limitato per ognuno di noi.

Se siamo riusciti a dare al defunto il permesso di morire, dobbiamo dare a noi stessi invece il permesso di provare dolore, per poi, lentamente e con i nostri tempi, lasciarlo andare. Quindi non reprimere le tue lacrime, lasciale scorrere liberamente, è un tuo diritto provare sofferenza.
Lasciar andare (con il pianto, con le parole,…) non è solo liberatorio ma è soprattutto parte del processo di elaborazione della perdita, è una fase cruciale della guarigione interiore.

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Il problema sorge quando proviamo a tenerci tutto dentro, perché per una ragione o per l’altra, pensiamo di dover dare un’immagine forte di noi e rimanere impassibili di fronte alla sofferenza; lo facciamo per i famigliari, per i bambini, per il partner,… Ma oltre a farci del male rischiando di rimanere bloccati nella fase depressiva, mandiamo un messaggio sbagliato a chi ci sta intorno, soprattutto ai bambini che avranno tendenza a ripetere lo stesso comportamento quando saranno grandi e a non sapere come affrontare il lutto a loro volta.

Provare dolore, piangere per la morte di una persona cara, è naturale, non deve essere motivo di vergogna. Nessuno ha il diritto di giudicarti per questo. Ricorda che la forza di una persona non si calcola nelle lacrime che riesce a trattenere, ma bensì in quante volte è riuscita a rialzarsi dopo essere caduta.

La fase di accettazione

Dopo la fase depressiva, comincia la risalita. Cominciamo con il rassegnarci al fatto che le cose non torneranno mai come prima, e arrivati a questo punto cerchiamo un nuovo equilibrio adattandoci alle circostanze. Questo adattamento è il superamento del lutto come rito di passaggio, è la nostra personale “uscita dagli inferi”.

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La morte ha quello strano potere di cambiare il nostro modo di vedere il mondo, ma anche la nostra vita, ponendo la nostra attenzione su quello che davvero conta. Cosa ci strapperà un sorriso nel momento del nostro ultimo respiro? Cosa ci avrà reso felice e ci farà dire “Ne è valsa la pena”? Sono domande forti che possono cambiare drasticamente una persona; per questo il lutto è un rito di passaggio: ci aiuta a crescere e a capire tutte quelle cose che milioni di libri messi assieme non possono spiegare.

Dopo l’accettazione, giunge la speranza, fatta di nuovi sogni, di nuovi progetti, di una visione più matura e consapevole della nostra esistenza. Possiamo scegliere, decidere cosa fare, perché abbiamo ancora tempo di fronte a noi; non sapremo mai quanto, ma basterà.

“Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una.”

— Confucio

Cosa può insegnarci la morte?

Prima di tutto, ci ricorda che siamo solo di passaggio e che il nostro tempo è limitato, lo è per gli altri ma anche per noi. Questo ci spinge a dare maggior valore al nostro tempo.
Il tempo scorre e non fa sconti a nessuno, ci sono momenti preziosi che non torneranno mai indietro. Per assurdo, è proprio la morte a spingerci a riflettere sulla nostra vita, su come vogliamo trascorrere il tempo che ci rimane.

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Per cosa vale la pena vivere? Questa è la grande domanda alla quale la morte ci spinge a rispondere. Quando giungerà la fine, saremo felici del tempo trascorso qui oppure avremo il cuore pieno di rimorsi? Il tempo è il dono più prezioso che ci viene dato alla nascita. Spetta a noi dargli il valore che si merita.

Il senso della vita

La morte ci insegna cos’è il dolore, il tempo che scorre, la vita; ci aiuta a capire cosa conta veramente. È vero, è una maestra severa, ma è anche molto generosa. Dal nostro primo respiro, ci guarda crescere da lontano, ogni tanto ci impartisce qualche lezione per evitare di vedere versato quel tempo così prezioso; e quando arriva il nostro momento, ci prende dolcemente per mano, come una vecchia amica, e torniamo da dove siamo venuti, con il cuore e l’anima in pace, e per unico bagaglio l’unica cosa che conta veramente: l’amore.

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Sandra “Eshewa” Saporito,

Autrice e shamanic storyteller

www.risorsedellanima.it

Sandra Saporito

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avatar Articolo scritto da Sandra Saporito il 20/10/2017
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.

Autrice di numerose favole di guarigione e shamanic storyteller, Sandra "Eshewa" Saporito scrive per passione e per lavoro. Ha pubblicato il libro "Mitosofia. 7 favole per liberarsi dalla paura" e gli ebooks "Nonna Luna" e "C'era una volta...la storia della vita", favole per aiutare i piccoli a dormire e i grandi a sognare.

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