Tenersi per mano può rappresentare una vera e propria forma di terapia contro il dolore e aiutare a ristabilire la sincronizzazione fisiologica e affettiva della coppia. Non si tratta dunque di una semplice diceria new age, ma di un gesto che ha un vero e proprio fondamento scientifico con evidenti benefici per la salute.

“I sentieri dovrebbero essere più larghi in modo che le persone possano camminare tenendosi per mano.”

(Dave Barry)

Tenersi per mano allevia il dolore

mano femminile in una mano maschile
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Un interessante studio pubblicato su PNAS ha dimostrato scientificamente che tenersi per mano può avere un importante effetto analgesico. In questo studio sono state reclutate 22 coppie eterosessuali di età compresa tra i 23 e i 32 anni. Per valutare gli effetti psicofisiologici del contatto fisico, le coppie sono state divise in tre gruppi: coloro che venivano fatti soggiornare in due stanze separate; coloro che erano presenti insieme nella stessa stanza ma senza la possibilità di contatto fisico e, infine, coloro che dovevano tenersi per mano per l’intera durata dell’esperimento. La prova consisteva nella stimolazione del braccio della partner femminile con delle leggere stimolazioni dolorose e nella contemporanea registrazione dei parametri vitali e delle onde cerebrali di entrambi i partner.

Ebbene, i risultati dell’esperimento hanno confermato il potere terapeutico del tenersi per mano. Non solo, infatti, le donne che erano state sottoposte alle stimolazioni e che avevano mantenuto il contatto fisico con il partner, riferivano una minore percezione del dolore. Ma in queste coppie avveniva anche un ripristino della sincronizzazione dei parametri vitali (cuore respiro) e delle onde cerebrali; tale sincronizzazione infatti, naturalmente presente nella coppie, viene interrotta se uno dei due percepisce dolore ma, a quanto evidenzia questo studio, può essere ripristinata mediante un contatto fisico che veicoli l’empatia del partner.

Questa ricerca evidenzia una verità che le coppie sanno già da tempo e che è valida per molte altre relazioni affettive. In una circostanza spiacevole o fonte di paura, poter ricevere un conforto fisico da una persona affettivamente importante può fare la differenza.

“Non esiste momento più bello, all’inizio di una storia, di quando intrecci le dita in quelle dell’altra persona e lei te le stringe. Ti stai affacciando su un mare di possibilità.”

(Massimo Gramellini)

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Tenersi per mano in psicologia

Viviamo in un’epoca dove per necessità e comodità ci siamo adattati a molte forme di comunicazione che tendono a “smaterializzare” il contatto fisico e a riprodurlo in via digitale. Eppure la presenza dei corpi, i piccoli e grandi gesti d’amore, il camminare mano nella mano, non possono essere sostituiti da nessuna tecnologia, neanche da quelle più all’avanguardia.

In realtà che il contatto fisico sia importante non solo per la vita affettiva, ma anche per la regolazione biologica è storia nota sia nell’etologia, che nella psicologia dello sviluppo. Tanto i cuccioli di varie specie di mammiferi, quanto i neonati hanno bisogno di un contatto fisico piacevole con il corpo della madre. Questo contatto non è un “di più”, né un elemento con valenze esclusivamente affettive, rappresenta invece un importante fattore che consente la corretta regolazione psicobiologica del piccolo. Il contatto pelle a pelle nei neonati è fondamentale per la regolazione di sistemi come il ritmo sonno-veglia, il corretto accrescimento staturale e altri oltre che naturalmente al conforto affettivo.

Anche nei rapporti affettivi adulti, come quelli di coppia, ricerchiamo il contatto fisico come “regolatore” dell’intesa e dell’armonia con l’altro: le funzioni biologiche dei due partner, come abbiamo visto, tendono a sincronizzarsi tra loro durante i momenti di contatto e ad alleviare sofferenze fisiche ed emotive. Tenersi per mano durante un rapporto è dunque ciò che fa la differenza rispetto ad un’interazione solo virtuale.

Le mani che si intrecciano rappresentano se ci pensiamo il primissimo segnale di contatto durante un approccio nelle fasi iniziali della conoscenza, il primo segnale di un’attrazione reciproca.

Quando la relazione diviene stabile e profonda, tenersi per mano rappresenta un gesto che sostanzia l’intimità fra i due partner, scandisce le proprie abitudini quotidiane, racconta di un modo ormai percepito come naturale di procedere fianco a fianco.

Alle volte è proprio il contatto fisico che può aprire una via di comunicazione con l’altro quando le parole non stentano ad arrivare o non bastano: una mano che si intreccia con la nostra arriva dritta al cuore e accarezza con gentilezza la nostra anima.

“Mantenere: a dieci anni era il mio verbo preferito. Comportava la promessa di tenere per mano, mantenere.”

(Erri De Luca)

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Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it