Giugno è per molti un mese liberatorio. La scuola volge alla sua fine, le giornate si allungano, la natura risplende ed offre i suoi frutti con generosità: basta allungare le dita verso i rami degli alberi per cogliere i frutti che maturano sotto i caldi raggi del sole. Il tempo è festivo ed invita a godersi le serate all’aperto. Il mare chiama e il corpo risponde: dopo un anno di pensieri, lavoro e preoccupazioni è tempo di prendersi una meritata pausa.

Tuttavia, il merito si guadagna e questa è una delle lezioni più importanti del mese di giugno: i frutti maturano grazie alla costanza e all’impegno.

L’insegnamento del mese di giugno: maturare richiede tempo

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Giugno è il sesto mese del calendario giuliano e gregoriano. Il suo nome deriverebbe secondo il poeta romano Ovidio dalla dea Giunone, regina degli dei e protettrice del matrimonio e della fecondità. Questo mese sarebbe quindi posto sotto la protezione della regina degli dei antichi, protettrice delle donne, delle partorienti, custode della forza vitale che permea la natura. Giunone è rappresentata come una donna seria, matura, ben seduta sul suo trono. È una figura archetipica consapevole del suo potere, lontana dalle frivolezze e che non fa sconti, a nessuno, come la natura.

La natura in questo periodo dell’anno è solita offrire al mondo i suoi numerosi frutti maturi, motivo per il quale molti riti del mese di giugno erano e sono tutt’oggi celebrati per favorire i raccolti.

Giugno è l’ultimo mese prima della mietitura del grano, è il tempo che rappresenta la maturazione degli sforzi prodigati nei mesi scorsi: in agricoltura il grano matura, per i giovani è il tempo della maturità. La crescita lenta e costante che porta i suoi frutti sembra essere il tema centrale e la lezione fondamentale di questo mese di giugno che ci parla di costanza, impegno e disciplina prima ancora di festa e spensieratezza.

In passato, le feste seguivano i lavori dei campi, oggi è possibile godersi le ferie soltanto se si è stati diligenti nei propri impegni. La spensieratezza di giugno non è un dono ma una ricompensa: Il merito matura in base all’impegno prodigato. Si raccoglie soltanto in base a quanto (e come) seminato.

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Tradizioni nostrane del mese di giugno

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Giugno ospita un momento importante dell’anno: il solstizio d’estate, il momento in cui il buio indietreggia di fronte alla potenza del Sole. È la festa della luce, del fuoco, e proprio in questi giorni solstiziali avvenivano riti legati al fuoco che dall’antichità sono giunti fino a noi, come i fuochi di San Giovanni. Sono numerose le tradizioni di giugno, eccone alcune.

La preparazione del nocino

Nella notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, si raccolgono i malli di noci per preparare uno dei liquori più amati dalla tradizione popolare: il nocino, il liquore delle streghe. Si tratta di un liquore legato ai cicli della natura e alla medicina popolare. In effetti, i malli di noci acerbe fatti macerare nell’alcol producono un estratto alcolico dalle numerose proprietà medicinali: è digestivo, antiparassitario, debella le infezioni micotiche, i batteri e i virus. Inoltre è utile contro i vermi intestinali, tra cui la tenia.

Per questi notevoli benefici, è facile comprendere quanto fosse prezioso per i nostri avi. Questa ricetta rifletta la lezione di questo periodo perché richiede tempo, costanza. Il frutto del proprio impegno potrà essere degustato solo tra diversi mesi: se la preparazione inizia nella notte di San Giovanni, si potrà gustare il nocino non prima della notte di Ognissanti.

I fuochi di San Giovanni

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Un’altra tradizione legata alla notte di San Giovanni o notte delle streghe sono i fuochi di San Giovanni, antico retaggio di riti pagani legati alla celebrazione del solstizio d’estate e alla potenza del sole, ai quali è possibile assistere in diverse parti d’Italia. In Sardegna per esempio è sopravvissuta una tradizione molto sentita ancora oggi ed è possibile onorare le antiche pratiche saltando per tre volte sopra il fuoco per sancire un’amicizia forte e leale.

L’acqua di San Giovanni

Sempre legata alla notte di San Giovanni troviamo l’usanza di preparare l’acqua di San Giovanni dalle proprietà curative e magiche secondo la tradizione, a patto ovviamente che contenga l’erba prediletta del santo: l’erba di San Giovanni o iperico.

Acqua di San Giovanni, come prepararla e il suo potere curativo

I detti contadini del mese di giugno

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Il mese di giugno è un mese fondamentale per l’agricoltura, motivo per il quale piovono letteralmente i detti popolari che aiutavano in passato a predire il tempo. Se oggigiorno molti di noi vivono purtroppo lontano dalle campagne e dalla natura, possiamo preservare questo sapere che fa parte del nostro bagaglio culturale trasmettendolo, a nostra volta, alle future generazioni, per non dimenticare il tesoro di saggezza semplice che custodivano i nostri nonni.

Per san Vittorino ciliegie a quattrino.
A San Barnabà la falce al prà, o piglia la falce, e in Maremma va.
Per San Barnaba, l’uva viene e il fiore va.
Se piove a santa Desiderata casca l’uva e resta la grata.
Sant’Antonio dalla barba bianca, fammi trovar quel che mi manca.
Se fa freddo a san Luigino, farà caldo a san Paolino.
Per San Paolino c’è il grano e manca il vino.
La vigilia di San Giovanni ,piove tutti gli anni.
A San Giovanni il sorgo va in pan.
La notte di san Giovanni, entra il mosto nel chicco.
La notte di san Giovanni, ogni erba nasconde inganni.
Quando piove il giorno di San Vito il prodotto dell’uva va sempre fallito.
A San Vito il castagno è incardito.
Se marzo non marzeggia, giugno non festeggia.
Per san Vito il merlo becca moglie e marito.
Per San Piero, o paglia o fieno.
Se piove ai santi Paolo e Piero piove per un an intero.

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Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
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