Conoscere i miti antichi e leggerli dal punto di vista simbolico ci permette di conoscere la nostra interiorità e di apprendere grandi lezioni di vita.

Un mito è la metafora di un mistero che va oltre la comprensione umana. Si tratta di una storia che ci aiuta a capire, per analogia, alcuni aspetti misteriosi di noi stessi. Secondo questa concezione, un mito non è una falsità, ma un modo di raggiungere una profonda verità.
(Christopher Vogler)

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Il mito del vaso di Pandora

pandora che tiene in mano il suo vaso aperto
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Tanti sono i miti che meriterebbero la nostra attenzione. Tra questi quello del vaso di Pandora è tra i più importanti, soprattutto per il periodo storico e sociale che stiamo vivendo.

Il poeta greco Esiodo nelle sue opere “Teogonia” e “Le opere e i giorni“ scritte nel VIII secolo avanti Cristo circa, racconta che Zeus, il sommo capo di tutti gli dei per la religione greca, incatenò Prometeo (nome che significa “colui che pensa prima”) a una rupe per punirlo del furto del fuoco divino (che simboleggia la conoscenza). Prometeo è uno dei titani (dei antichi) che sfida il potere divino per poter dare il fuoco agli uomini.

Sempre Zeus, per vendicarsi del furto, decide di donare al mondo Pandora (nome che significa “tutti i doni”), la quale diventerà la sposa del fratello di Prometeo, Epimeteo (nome che significa “colui che pensa dopo”), uomo cieco nella consapevolezza. Il dio di tutti gli dei sa già come agirà Pandora. La donna, infatti, considerata la prima fra tutte, riceverà la bellezza da Afrodite, l’abilità da Era, la musica da Apollo e la vitalità da Atena. Ermes le donerà la curiosità (termine che deriva dal latino “cura”). Tutte le virtù egli dei. Insieme a Pandora Zeus regalerà anche un vaso che farà custodire ad Epimeteo ordinandogli nessuno dovrà mai aprirlo. Ma la curiosità di Pandora donatele da Ermes la porterà a disubbidire al marito e a scoperchiare il vaso che conteneva al suo interno gli spiriti della vecchiaia, della gelosia, dell’odio, della pazzia e del vizio (i lati bui dell’uomo) che si riversarono così nel mondo mettendo in crisi tutta l’umanità. Dentro al vaso rimase solo la speranza e Pandora, aprendolo una seconda volta, riuscì a donarla al mondo.

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Aprire il vaso: un invito a guardarci dentro

Tante sono le riflessioni, i simboli e le immagini che suscitano questo famoso mito. E’ entrata anche nel linguaggio comune l’espressione “hai aperto il vaso di pandora” per indicare un azione in grado di stravolgere la vita di tante persone. Spesso pronunciata con un sentimento di pentimento come per dire “se non aprivi quel vaso tutto sarebbe rimasto uguale, senza guai, crisi e cambiamenti“.

Aprire questo vaso vuol però dire riuscire a guardarsi dentro fino in fondo, a vederci non solo le qualità costruttive (simboleggiate dai doni degli dei a Pandora) ma anche quelle più buie e difficili da accettare. Significa entrare nella completezza. Di una persona, di una situazione, di se stessi. Vuol dire non celare ciò che disprezziamo ma accoglierlo per ascoltare i messaggi che vuole inviarci.

Comunemente si pensa che Pandora, come Eva, sia stata la responsabile dei “mali” del mondo, che per colpa della sua curiosità tutto il buio dell’umanità è venuta a galla, che se fosse stata in grado di resistere alla tentazione di aprire il vaso tutto sarebbe andato bene, senza problemi, senza crisi, senza dolore.

In realtà Pandora è stata una risvegliatrice d’anima. Ha seguito la voce della sua curiosità, non l’ha rifiutata per paura. Ha disobbedito per nutrire la sua anima. E ha avuto il coraggio di andare oltre le regole imposte, di vederci oltre, di dare retta al suo istinto, al richiamo della vita.

Per poter crescere, rinascere ed arricchirsi è doveroso affrontare le proprie paure, ascoltare i messaggi di tutti gli accadimenti della vita, riuscire a non pensare in modo duale (positivo-negativo/ bello-brutto) ma accogliere con fiducia la totalità e trovare in ogni sua manifestazione una grande maestra dell’esistenza.

Il vaso di Pandora è il vaso interiore di ognuno di noi

Simbolicamente il vaso è un contenitore e in questo mito rappresenta ciò che abbiamo dentro di noi. Talvolta questo vaso è esageratamente pieno, sentiamo che è ora di far uscire il suo contenuto, che sta per esplodere. Abbiamo la netta percezione che dobbiamo aprirci e far emergere tutto ciò che c’è. Per vederlo finalmente, toccarlo, comprenderlo. Tuffarsi in questo vaso è l’unico modo per guarirci, per ritrovare il sorriso, per essere in pace.

E per svuotarlo. Non si può infatti mantenere troppo a lungo ciò che c’è dentro. Il vaso di Pandora è descritto nel mito come un vaso che conteneva cibo (il grano per esempio) e come ogni contenitore di cibo se gli alimenti rimangono per troppo lungo in un contenitore possono andare incontro nel tempo a muffe, insetti, funghi.

E’ importante ogni tanto aprirlo, svuotarlo, ripulirlo e posizionare nuovo cibo. Lo stesso vale per il nostro vaso interiore.

Vedere il nostro buio è l’unico modo per poter scorgere la luce. Pandora ci invita a guardare questo buio, a non nasconderlo, a passarci in mezzo per poter crescere, a considerarlo occasione di arricchimento.

“Non c’è luce senza ombre e non c’è pienezza psichica senza imperfezioni. La vita richiede per la sua realizzazione non la perfezione, ma la pienezza. Senza l’imperfezione non c’è né progresso né crescita.”

Jung

Elena Bernabè Scrittrice