Il Culto degli Antenati, un modo per celebrare il passato

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Viviamo in una società che tende a voler dimenticare il passato perché lo riteniamo la sede degli errori commessi, nostri e altrui. Quando lo rievochiamo è solitamente per interpretare il nostro presente in base a ciò che abbiamo vissuto o per portare nella mente e nel cuore ricordi cari o drammatici. Difficilmente guardiamo al passato come la lente d’amore che illumina la nostra vita.

Se infatti ci spogliassimo dal giudizio, dal senso di colpa, dal ritornare sempre sugli stessi avvenimenti trascorsi con le solite interpretazioni si aprirebbe un mondo meraviglioso: il mondo dei nostri antenati.

Gli avi che ci hanno preceduti sono collegati a noi con un filo sottilissimo ma potente. Riconoscere questo filo d’amore e non rifiutarlo e allontanarlo dalle nostre vite può portarci ad essere più quieti, gioiosi, in pace con noi stessi e con l’universo.

Per fare questo grande cambiamento è importante far entrare nella nostra quotidianità il Culto degli Antenati.

Se guardi profondamente nel palmo della tua mano, vedrai i tuoi genitori e tutte le generazioni dei tuoi antenati. Tutti loro sono vivi in ​​questo momento. Ognuno è presente nel tuo corpo. Tu sei la continuazione di ciascuna di queste persone.
(Thich Nhat Hanh)

Che cos’è il Culto degli Antenati?

Diffuso in Giappone, in Cina, in Africa e in tantissimi altri Paesi del mondo il culto degli antenati accompagna la vita di moltissime persone. E’ vissuto in modo diverso a seconda della civiltà ma ciò che accomuna tutti i popoli che lo praticano quotidianamente è l’amore e la gratitudine per chi ha vissuto prima di noi e la sua rievocazione mediante riti, rituali, celebrazioni e preghiere.

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Nelle case di alcuni di questi popoli vi è un vero e proprio altare con fotografie, oggetti simbolici, piccoli doni, candele, fiori e incenso. Un modo di condividere la propria casa, i propri pensieri e la propria quotidianità con gli avi. Vi è la credenza che il defunto non è in realtà sparito, si è solo trasformato e la sua presenza si può percepire, rievocare, celebrare. E grazie a questa attenzione al passato ci si sente più protetti, più uniti all’universo, meno soli.

Praticare ogni giorno il Culto degli Antenati è anche un modo per far entrare la Morte nella propria vita, per non rifiutarla, per non averne paura. Per ricordarci che siamo su questa Terra per prepararci a morire.

 Dimenticare i propri antenati significa essere un ruscello senza sorgente, un albero senza radici.
(Proverbio cinese)

Conoscere gli Antenati per poterli celebrare

Secondo il noto psicoanalista Carl Gustav Jung e in seguito la psicoterapeuta francese Anne Ancelin Schützenberger tra una generazione e l’altra avviene una trasmissione psichica inconscia di pensieri, emozioni, azioni, comportamenti, accadimenti. Siamo cioè collegati psichicamente gli uni agli altri.

Conoscere questo filo che ci collega attraverso la stesura del nostro albero genealogico, mediante le storie tramandate dagli anziani, addentrandoci nella ricerca di date, di nomi, di storie di vita è un modo per incontrare spiritualmente chi ha vissuto prima di noi. E’ un vero e proprio appuntamento con il nostro passato, con le nostre radici, con noi stessi.

Non per giudicare ciò che siamo e ciò che è successo nel passato ma per abbracciarlo con amore.

Dedicare poi un piccolo spazio all’interno delle nostre case agli avi che ci hanno preceduti è dedicare attenzione a loro, alla storia della nostra famiglia, ai drammi vissuti, è richiedere protezione, riuscire ad avere più forza interiore, creare uno spazio dentro di noi per la preghiera, per il raccoglimento, per il silenzio.

Il Culto degli Antenati è una pratica che ci può connettere con il mistero della vita, che ci accompagna ad incontrare con amore i nostri avi, che ci porta delicatamente a toccare il passato, a rievocarlo senza paura, a percepire dentro di noi gli antenati che ci abitano.

Ogni nascita è la rinascita di un antenato.
(Proverbio africano)

Il Culto degli Antenati è la porta dell’eternità

Dedicarsi ogni giorno a ricordare i nostri antenati, a rievocarli, a farli vivere nei nostri cuori e nelle nostre menti è un modo per rendere evidente il filo che unisce il passato, il presente e il futuro. Noi diventeremo gli antenati dei figli dei nostri figli, il nostro passaggio su questa terrà non verrà dimenticato, acquisterà valore per chi verrà dopo di noi, lasceremo un segno importante per le generazioni future.

Stiamo facendo una bellissima staffetta di vita e abbiamo l’onore di essere i custodi dei valori, degli ideali, della storia della nostra famiglia. Ecco perché è così importante incontrare spiritualmente i nostri antenati: per poterli tramandare, per non farli morire mai!

L’eredità che riceviamo in vita (di racconti, di storie, di case, di soldi, di nodi da sciogliere, di drammi da affrontare, di lutti da elaborare, di segreti da custodire, di vite da celebrare) è un tesoro da toccare, da onorare, da accogliere e da amare.

In memoria dei nostri antenati, dobbiamo conservare, per quanto possiamo, le case ch’essi hanno posseduto e amato: infatti, dalla cura che ne hanno avuto, dalle spese che hanno sostenuto per costruirle e abbellirle, si può verosimilmente ritenere che fosse loro intenzione trasmetterle ai propri discendenti.
(Charles-Louis de Montesquieu)

Onorare gli Antenati per onorare noi stessi

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Dedicare tempo, attenzione e amore a ciò che è stato non è un modo per rimanere ancorati al passato ma la via per ricordarlo con amore e consapevolezza e riuscire così a vivere il presente libero da pesi, nodi da sciogliere e pregiudizi.

Se riusciamo a percepire i nostri avi come parti di noi, come persone che hanno scritto parte della nostra storia psichica, come libri da leggere e canzoni da cantare allora possiamo davvero affrontare il presente con gioia, con profonda conoscenza interiore, con entusiasmo e grande forza vitale.

Tramite l’incontro con i nostri antenati, incontriamo noi stessi. Ecco perché diviene fondamentale impegnarci nell’intraprendere la ricerca delle nostre radici generazionali, trovare i volti, le storie, le emozioni di chi ci ha preceduto, conoscerne la vita, l’epoca storica, le abitudini e le vicissitudini. E’ un modo per percepirli vicino a noi, per sentirne la presenza, per comprendere che sono tutti lì per fare il tifo per la nostra vita.

Quel misto di sorpresa, di tenerezza e di imbarazzo che si prova quando si vedono affiorare in un bimbo, o in chiunque, lo stesso sorriso, lo stesso pianto, lo stesso gesto involontario di qualche suo antenato. Nel nostro sangue si trascina una folla di vite trascorse: di alcune conosciamo qualcosa, delle più non sapremo mai niente.
(Mario Andrea Rigoni)

Elena Bernabè Scrittrice