Namasté” è una parola che è giunta fino a noi dalla lontana Asia.

In realtà è molto di più di una semplice parola: è un atteggiamento, un invito, un abbraccio, una carezza all’anima, un ringraziamento, una vera e propria celebrazione dell’altro.

Namasté: cosa significa e come si fa?

Può essere un saluto quando ci si incontra oppure un modo per accomiatarsi o ancora una modalità per ringraziare in modo particolarmente sentito.

Si pronuncia questo termine magico unendo i palmi delle mani in preghiera vicino al cuore o vicino alla fronte, chiudendo gli occhi e inchinandosi alla persona che abbiamo di fronte. C’è chi fa sbocciare un grande sorriso mentre lo pronuncia oppure chi preferisce rimanere in uno stato di serietà. Si resta in quella posizione per alcuni istanti, come a raccogliersi per compiere in modo consapevole e presente un gesto colmo di significato.

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Namasté è una parola sanscrita formata da “Namas” che vuol dire “inchinarsi” e “te” che significa “a te“. Ci si inchina con il corpo e con lo spirito al divino che abita l’altra persona, lo si riconosce, gli si dà attenzione. E’ uno scambio di energia e di autentico amore.

“Il termine NAMASTE significa: “lo spirito che è in me riconosce lo spirito che è in te” . Quando incrociate per la prima volta lo sguardo di una persona, salutatela dicendo mentalmente “NAMASTE“: in questo modo riconoscerete che l’essere là fuori è lo stesso che avete dentro di voi. Così facendo, il vostro interlocutore riconoscerà a un livello profondo il linguaggio del vostro corpo, la vostra espressione e il vostro tono -in pratica, la vostra essenza. Anche se si tratta di un saluto silenzioso, egli recepirà in maniera più o meno consapevole il rispetto implicito del vostro saluto.”

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Comprendiamo così che non è solo un semplice saluto ma un vero e proprio modo di riconoscere l’altro nella sua profondità, è un gesto di autentica gentilezza, un atto di rispetto e di grande empatia.

Cosa cambia pronunciando “Namasté”?

Le parole che scegliamo escono nel mondo e dipingono la realtà. Ecco perché è importante sceglierle con cura e preferire il silenzio ad una parola inutile o non adatta alla circostanza.

Decidere di pronunciare “Namasté” e di congiungere le mani è come un rito che ci permette di fermarci, di respirare profondamente, di dirigere l’attenzione dentro di noi e arrivare con il cuore alla persona che abbiamo di fronte. E’ un invito a far regnare, anche se per pochi istanti, la calma, il silenzio, l’immobilità dei pensieri. E a far parlare solo il cuore.

E’ un modo di restare e di non fuggire (con il corpo e con il pensiero), di impiegare il tempo per l’altro, di arricchirsi a vicenda.

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Compiere questo gesto con presenza annulla le distanze, le differenze di qualsiasi tipo tra gli individui, consola, unisce, collega le anime e le fa sentire più unite, meno sole. Anche senza un contatto diretto tra i corpi con questo saluto si forma una vicinanza di spirito intima, delicata e profonda. Fa sperimentare la vera unione: di pensieri, di intenzioni, di energia vitale!

Alla base di questo termine c’è la convinzione che il divino abita dentro ognuno di noi e che ogni persona, e ogni essere vivente in generale, lo rappresenta nella sua unicità. Inchinarsi all’altro è allora un inchinarsi al divino, celebrarlo, ringraziarlo, amarlo.

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Namasté: un invito all’attenzione

Questo bellissimo saluto indiano è un invito. A dare attenzione. Dentro e fuori di noi. Alle nostre emozioni, al nostro respiro, al nostro mondo interno. Ma anche un fermarsi a vedere – con gli occhi dell’anima – chi abbiamo di fronte.

Il nostro corpo, la nostra voce e il nostro intento si intrecciano per dar vita ad una vera e propria poesia formata da un’unica potentissima parola. Il nostro abituale “ciao” detto spesso con fretta, freddezza e noncuranza è una non attenzione che ci porta a non vedere, a non sentire e a non comprendere la meraviglia che è tutta intorno a noi.

Nel momento in cui finalmente diamo attenzione a ogni cosa, anche un filo d’erba può diventare un misterioso, fantastico, indescrivibile magnifico mondo a sé.
(Henry Miller)

Namasté è da sperimentare, da vivere nella sua semplicità e potenza, da regalare e da donare alle persone, agli alberi, agli animali che incontriamo nel nostro cammino.

Una parola magica che può aprire i cuori.

Elena Bernabè Scrittrice