Una madre provata dal parto riceve per la prima volta il suo bambino tra le braccia. Lo avvolge come una coperta, sorride, piange e d’istinto posa sulla sua testolina un bacio delicato come un battito di ciglia per salutare quella vita che ha custodito nel suo ventre per tanti mesi.

Due innamorati si danno il primo appuntamento. Non si sono ancora dichiarati. Le parole scorrono senza che nessuno dei due ci badi più di tanto; poi, ad un tratto, le mani si sfiorano. Gli sguardi diventano di colpo più intensi e un curioso magnetismo sembra rapirli. Il mondo scompare mentre si scambiano il primo bacio.

Un uomo tiene la mano di sua madre, sdraiata sul suo letto d’ospedale. Sanno entrambi che il tempo scorre troppo velocemente. Lei chiude gli occhi e si lascia andare. Lui le stringe forte la mano mentre rimanda indietro le lacrime e depone sulla sua fronte l’ultimo bacio.

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Il bacio, il più bello e profondo gesto d’amore, sembra scandire la nostra intera esistenza imprimendoci nel cuore i momenti più importanti.

Le curiose origini del bacio

Che sia il primo bacio ricevuto dai nostri genitori alla nostra nascita o l’ultimo che riceveremo dai nostri cari il giorno del nostro trapasso, il bacio ci accompagna come una piccola parentesi di dolcezza e affetto lungo il nostro cammino. Ormai lo viviamo come un atto quasi istintivo ma non è comune a tutte le culture; e le sue origini, anche se ancora incerte, non mancano di incuriosire gli scienziati.

In effetti, molti studiosi tra i quali spiccano etnologi, antropologi e psicanalisti, hanno tentato di comprendere il significato del bacio al livello evolutivo. Alcune teorie rimandano alla nutrizione e al bacio come gesto derivante dalla prima forma di piacere provata in tenera età, legata al cibo: il bambino che succhia il latte dal seno materno, il genitore che pre-mastica il cibo e imbocca il suo cucciolo affamato.

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Secondo alcuni studiosi tra i quali Sheril kirshenbaum, autrice del libro The science of kissing, il bacio deriverebbe dall’istinto di annusare l’altro, entrando in questo modo in una dimensione comunicativa più profonda che permette di determinare lo stato di salute dell’altro ed includerlo nel proprio spazio personale.

Alcuni antropologi fanno invece riferimento al concetto di socializzazione: il bacio diventa così un assaggio metaforico dell’altro a scopo evolutivo, che permetterebbe uno scambio di informazioni al livello immunologico, o genetico, attraverso il riassorbimento dei geni.

Scambiarsi l’anima in un bacio

In diverse parti del mondo, lo scambio del respiro, il cosiddetto “bacio col naso”, è una forma di comunione profonda ed intima che rappresenta la fusione delle anime che va ben al di là dell’unione amorosa ma si estende all’altro come destinatario del proprio sentimento: mentre si respira l’altro, avviene un’unione del soffio vitale, dello pneuma.

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Il bacio è quindi intimamente legato alla vita che circola da un essere all’altro. Nel bacio avviene un’unione che parte dal cuore e poi risale verso l’alto per sbocciare sulle labbra; lì avviene lo scambio del respiro, del soffio vitale. Lo pneuma è il concetto col quale alcuni filosofi presocratici della scuola di Mileto descrivevano l’anima, l’archè (ἀρχή), la forza primigenia che domina il mondo, da cui tutto proviene e a cui tutto tornerà:

«Come l’anima nostra, che è aria, ci tiene insieme, così il soffio e l’aria abbracciano tutto il mondo.»

(Anassimene)

Lo pneuma è il primo respiro del neonato che lo anima ed è l’ultimo sospiro che lascia il morente. In molti racconti mitologici legati alla nascita dell’uomo si menziona questo soffio vitale; pure nei geroglifici vi è la curiosa tendenza dei Neteru (divinità egizie) a porre di fronte alle narici l’ankh, la croce di vita, come ad identificare nell’aria l’origine della vita che anima il corpo.

Se il soffio è anima, allora porta la vita e il bacio diventa salvifico, in grado di strappare l’amato/a dalle grinfie della morte come narrano molti racconti: “il bacio del vero amore” non si basa più soltanto su un’idea romantica, bensì su un concetto metafisico di cui parlavano gli antichi saggi.

Nel bacio vi è quindi un dono profondamente sacro: il soffio che si scambia, che si offre, che si dà all’essere amato è in grado di salvare, curare, proteggere, vivificare, rianimare. In quel respiro d’amore vi è un frammento di vita che scivola dolcemente sulle labbra e arriva fino al cuore per renderlo testimone dell’unione di due anime.

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Il bacio famelico che toglie il respiro

Se il bacio è ritenuto un gesto d’affetto non mancano tuttavia i racconti di baci velenosi tra i quali il più conosciuto è forse quello narrato dagli evangelisti che videro nel bacio di Giuda il segno della condanna a morte di Gesù, dato, secondo la storia riportata, per la brama di denaro.

Questo tipo di bacio mostra come un tale atto privato del suo significato originario può portare alla distruzione: quando è mosso non più dall’amore ma dalla tentazione, non vi è più scambio ma possesso. Simbolicamente parlando, la brama prende il posto dell’amore e consuma invece di nutrire. L’equilibrio tra il dare e ricevere si rompe in favore di un prendere incessantemente fino a togliere l’ultimo respiro.

Fonti:

Bacio
Il bacio come linguaggio simbolico
Paese che vai, baci che trovi

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it