I miti antichi sono dei piccoli scrigni di conoscenza, nascosti sotto mentite spoglie; non fa eccezione il mito di Amore e Psiche, noto racconto di Lucio Apuleio racchiuso nell’opera latina Le metamorfosi o L’asino d’oro. Secondo alcuni autori, questo mito rappresenterebbe la chiave di decodifica dell’intera opera dell’autore latino, nato intorno all’anno 125 d. C.

Le metamorfosi, il racconto del percorso iniziatico dell’anima

Il romanzo di Apuleio racconta le vicende del curioso Lucio che si trasforma in asino dopo un esperimento di natura magica andato a male per colpa di un errore della sua amante. Il malcapitato vivrà delle curiose peripezie e sentirà alcune storie interessanti (tra cui quella di Amore e Psiche) prima di poter recuperare la sua forma originaria. Sarà grazie alle rose dedicate alla dea Iside che il protagonista, trasformato in animale, verrà provvidenzialmente salvato, sarà in quel momento che l’uomo si lascerà alle spalle il suo trascorso animalesco e si girerà verso il divino: dopo la sua dedizione alla dea salvatrice, Lucio sarà ammesso ai Misteri egizi di Iside ed Osiride che salvano le anime dalla morte.

Il mito di Amore e Psiche, che occupa quasi un terzo dell’intera opera, rappresenta il viaggio dell’anima alla scoperta dell’amore. La storia inizia con la bella Psiche (dal greco ψυχή, “anima”), una giovane donna dalla bellezza mozzafiato che gli uomini paragonano alla dea Afrodite. La dea, offesa, ordina allora a suo figlio Eros, dio dell’amore divino ed erotico, di colpire la giovane con una sua freccia così che la giovane s’innamori dell’uomo più brutto ed avaro del mondo, ma ecco che il dio per errore colpisce il suo proprio piede e s’innamora della bella mortale.

Non volendo provocare l’ira di sua madre ma allo stesso tempo non potendo resistere al desiderio verso Psiche, il dio decide di portare la sua amata nel castello in modo da trascorrere con lei notti di passione. Psiche avrà tutto ciò che desidera a patto di non cercare mai di scoprire l’identità del suo amante. Purtroppo, spinta dalla curiositas, Psiche infrange la sua promessa e mentre i flebili bagliori della sua lanterna illuminano la bellezza del dio addormentato nel loro letto, fa inavvertitamente cadere una goccia d’olio sul suo corpo nudo e lo sveglia. Vedendosi tradito, il dio fugge lasciando la sua amata sola e disperata.

È a questo punto della storia che inizia il percorso iniziatico di Psiche, l’anima, per ricongiungersi con Amore.

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Le sfide sono la chiave del viaggio di Psiche

La storia dei due amanti inizia col desiderio. La loro unione è di natura erotica e avviene al buio, nella più totale inconsapevolezza: l’anima non sa con chi si unisce ogni notte e spinta dalla curiosità, non si fida più di quella presenza che gli offre tutto ciò che desidera. Vuole sapere.

Ma è la paura a muovere le azioni dell’anima o la ricerca della conoscenza? Questa è l’ambivalenza della curiositas, concetto illustrato da Euripide e poi ripreso da Apuleio.

La curiositas farà fuggire l’amore divino lontano dall’anima, ecco il motivo del viaggio di psiche colmo di sfide e peripezie all’immagine del povero Lucio che ci narra questo mito: l’intento è quello di giungere alla metamorfosi, alla trasformazione finale che porta l’essere umano dal desiderio animale alla coscienza divina.

Come? Attraverso le prove più difficili. Psiche, l’anima, ne attraverserà molte ma le più difficili saranno quelle che Afrodite stessa imporrà alla giovane in cambio della sua misericordia. La prima prova consisterà nel dividere semi di diverse dimensioni in mucchi tutti uguali. Il significato simbolico ci riporta all’elaborazione dei sentimenti e delle emozioni conflittuali, o poco definite.

Durante la seconda prova, Psiche dovrà raccogliere la lana d’oro di montoni alquanto aggressivi sotto i raggi del sole; una canna parlante le consiglierà allora di aspettare la notte per raccogliere il velo impigliato nei rovi. Erich Neumann, psicologo tedesco, ci fornisce la chiave di lettura di questa prova: “il femminile deve soltanto interrogare il proprio istinto per entrare, al calar del sole, in una relazione feconda con il maschile, ossia in una relazione d’amore. Così viene superata la situazione in cui maschile e femminile si fronteggiano in mortale ostilità.

La terza prova consisterà nel raccogliere l’acqua dello Stige, irraggiungibile agli umani, in questo compito sarà aiutata dall’aquila di Zeus che la raccoglierà per lei. Marie Louise Von Franz, nota psicanalista svizzera, spiega il significato di questa prova: “l’aquila rappresenta l’entusiasmo intuitivo e lo slancio spirituale del pensiero. Proprio quando la psiche umana non può più agire con le sue sole forze, viene sorretta da uno spirito eroico e intuitivo che sgorga dal suo inconscio”.

Tutte queste prove non basteranno ovviamente a placare l’ira della madre di Amore poiché per giungere ad una reale trasformazione occorre morire e rinascere. Psiche scenderà quindi nell’Ade per ricevere da Persefone un dono per Afrodite: un po’ della bellezza della dea dell’Oltretomba.

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La curiosa mortale non resisterà a scoprire ciò che nasconde l’ampolla della dea e la aprirà, cadendo in un profondo sonno. Verrà salvata da Amore, il suo futuro sposo, che con l’aiuto di Giove la porterà nell’Olimpo e le farà bere l’ambrosia, trasformandola da umana a dea immortale.

La metanarrazione: i miti sono dentro di noi

Il mito di Amore e Psiche rappresenta per molti autori la chiave di lettura dell’intero romanzo di Apuleio: Le prove che attraversa Psiche (l’anima) per potersi ricongiungere con il suo amato sposo (l’amore) richiama le vicende affrontate dallo stesso Lucio che ci riporta il mito, trasformato in una povera bestia che passerà di mano in mano prima di ritrovare la libertà e le sue sembianze umane grazie ad alcune rose portate da una sacerdotessa di Iside, durante la processione in onore della dea.

La metanarrazione sulla quale si basa l’opera di Apuleio ci aiuta a comprendere il misterioso intreccio tra sacro e profano, tra la conoscenza teorica del mito e l’esperienza umana spesso travagliata. Inoltre, mostra al lettore come i miti s’incarnano e prendono vita dentro di noi. Amore e Psiche non è solo un mito che mostra come il desiderio può trasformarsi in vero amore, è soprattutto una lezione misterica sul potere dell’amore stesso, in grado di sconfiggere la morte.

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Fonti:

Il desiderio di conoscenza
Logopsicosofia: Amore e Psiche
Sophìa e autocoscienza nel pensiero di Platone, di Salvatore Lavecchia, Esercizi Filosofici 2, 2007, pp. 126-136.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it