Ci sono due forze motrici fondamentali: la paura e l’amore. Quando abbiamo paura, ci ritraiamo indietro dalla vita. Quando siamo innamorati, ci apriamo a tutto ciò che la vita ha da offrire con passione, entusiasmo, e l’accettazione.
(John Lennon)

La paura mette a tacere i nostri desideri, i nostri sogni, la voglia di realizzare progetti e di concretizzare idee. Cancella la nostra creatività facendola passare per non importante, non necessaria, superficiale.

Ecco perchè i sogni non si realizzano: perchè abbiamo dato troppo spazio nella nostra vita alla paura. E invece di metterci in ascolto del messaggio che è giunta a portarci abbiamo dato ad essa le redini della nostra esistenza. Siamo divenuti suoi servitori.

Così dinnanzi ad un possibile cambiamento spesso fuggiamo. Per una montagna di paure. E rimaniamo immobili, sterili, ritratti dalla vita. Preferiamo rimanere in qualcosa che già conosciamo invece di tuffarci nel nuovo che ci attende.

La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio.
(Elio Vittorini)

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I sogni richiedono coraggio, cambiamento, conoscenza interiore, consapevolezza. La paura è priva di tutto ciò e ci obbliga a rinchiuderci a riccio dinnanzi a qualsiasi movimento interiore o esteriore. A costruire mura di difesa, a giudicare, a girarci dall’altra parte.

Se solo riuscissimo ad aprirci alle nostre paure, a dialogarci, ad accoglierle nelle nostre giornate, a dipingerle, a danzarci insieme e ad ascoltarle con la nostra anima riusciremo a comprendere il messaggio che nascondono. La paura non è un mostro da annientare, da far fuggire, da allontanare ma un messaggero divino da guardare negli occhi. Ci fa vedere, secondo i suoi modi più o meno spietati, la via da seguire.

La paura è l’emozione più difficile da gestire. Il dolore si piange, la rabbia si urla, ma la paura si aggrappa silenziosamente al cuore.
(Gregory David Roberts)

La paura ha bisogno solo di attenzione. Quell’attenzione che facciamo fatica a far vivere in noi.

Cosa fare quando si ha paura?

Quando sentiamo di aver paura (tralasciando la paura che sorge per un reale pericolo imminente), la prima cosa da fare è di renderci consapevoli di questa condizione. Dirsi “sto provando paura” è un piccolo passo verso la conoscenza di se stessi. Con questa preziosa frase ci allontaniamo da questo stato d’animo, non gli permettiamo di prendere le redini della nostra vita, non ci facciamo trascinare nella disperazione.

Non è facile dare un nome a ciò che proviamo eppure è la via verso la cura di noi stessi. Basta esercitarsi quotidianamente e pian piano ci renderemo conto che è un modo per ritornare al centro della nostra interiorità, di rimanere nel presente, di afferrare il comando della nostra vita.

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Successivamente a questa presa di consapevolezza possiamo instaurare un dialogo con la nostra paura, chiederle (proprio come fosse uno spirito, un animale di potere, un personaggio dell’antichità) il perché della sua presenza. Se poniamo questa domanda poco prima di dormire possiamo anche ricevere una risposta in sogno.

Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.
(Dal film Dune)

Se la risposta proprio non riusciamo a sentirla possiamo mettere in atto la nostra creatività e connettersi ad essa tramite un dipinto, la scrittura, la danza, un canto. E’ un modo di collegarci alla parte più intuitiva di noi stessi. Con pazienza, fiducia e attenta vigilanza ci arriveranno intuizioni, idee, ricordi e pensieri in grado di farci intravedere la via da percorrere.

Si può anche decidere di condividere le proprie paure con altre persone ma in questo caso è doveroso scegliere con cura i nostri confidenti.

Non guardarmi soltanto quando sogno. Quando sorrido. Quando apro finestre nel cielo e guardo cosa c’è oltre.
Guardami mentre inciampo e cado. Quando combatto e sbaglio. Guardami quando ho paura. Quando il buio sta per arrivare.
Allora sì, potrai dire chi sono.
(Fabrizio Caramagna)

La first lady statunitense Eleanor Roosevelt scrisse: “Fai almeno una volta al giorno una cosa che ti spaventi”, perché la paura è nostra alleata nella conoscenza interiore, ci arricchisce, ci mette alla prova, ci desta dalle nostre abitudini e dalla nostra immobilità. Se decidiamo di considerarla come tale e non come un tiranno da sottomettersi.

D’ora in poi cerchiamo di vedere la paura per quello che è: un messaggero divino venuto a svegliarci e a mostrarci ricchezze immense che siamo chiamati a conquistare con coraggio e determinazione. Lasciamo andare il nostro ruolo di vittima: diveniamo eroi della nostra verità interiore!

Elena Bernabè

Autrice del libro “Alla Conquista delle Stelle