Quando due genitori decidono di separarsi, si innescano una serie di emozioni difficili da decifrare e soprattutto da regolare. L’elaborazione del lutto, perché di lutto si tratta, ha necessità di tempo, presenza, consapevolezza, sgravio di sensi di colpa, di inadeguatezza sia verso la relazione in questione (il partner) sia verso i figli.

Perchè si rompe una coppia, ma anche una famiglia e l’idea stessa del termine per come lo si è vissuto fino ad ora.

Tutta la fragilità, la grande amarezza, la rabbia, la delusione, che compaiono, sono sintomo di una re-azione della mente. Tutte emozioni che ci tengono in vita, con uno scopo, sia pur distruttivo. Il periodo peggiore é quello che subentra dopo. Un mix di tristezza, solitudine, bassa autostima, senso di colpa che arrivano e rischiano di affossare ancora di più chi sta vivendo questa situazione. I « vostri » amici saranno divisi per senso di lealtà verso l’uno o l’altro componente della coppia. I figli tenderanno verso uno dei due genitori. Tutto il castello vacilla. E ti senti solo, monco. Uscire significa mostrare il proprio dolore, la propria solitudine, il proprio fallimento.

Perché la nostra società giudica una separazione come un fallimento. Non è così. É una scelta, spesso e volentieri molto saggia e doverosa, verso se stessi e anche verso i propri figli. Vivere nell’apparenza di sentimenti fasulli oltre a farli sentire arrabbiati e disillusi, può farli sentire stupidi e poco importanti. “Davvero mamma e papà pensano che non me ne sia accorto?”

Il primo periodo da separati generalmente avvengono due situazioni: o il rifiuto, la negazione o la ricerca di un’elaborazione del lutto. Nel rifiuto o negazione ci si rifugia quando il dolore è così forte che il cervello e il cuore si rifiutano di contemplarlo. La ricerca dell’elaborazione avviene da una consapevolezza più grande, che è quella di pensare che non ci fosse altra scelta possibile.

Ma il dolore profondo, quello che ti mangia dentro, che ti svuota, ti scava e fa vacillare tutto il tuo essere, quello è difficilissimo da digerire.

Quando i figli, giustamente, vanno a casa dell’altro genitore ci si sente spaesati, mancanti. C’è necessità di riassestare un equilibrio, di accettare di vedere i tuoi figli solo in determinati momenti. É durissimo sentire il bisogno di vederli dormire, di preparargli il pasto, di condividere quella determinata frase, esperienza, vacanza con loro e non averli vicino. Alle volte ti mancano così visceralmente che non puoi far altro che piangere. I ricordi sono un mezzo, a volte masochista, in cui spesso si incappa nei momenti di assenza dei figli. Si guardano vecchie foto, si rileggono pensieri dimenticati, ci si aggrappa a quel passato e a volte ci si illude che possa tornare. Il futuro viene ridotto al giorno successivo.

Difficilmente si fanno programmi a lunga scadenza, perché si è reduci da uno dei più grandi cambiamenti che la vita possa proporre e non si sa nemmeno se si resterà in piedi tanto a lungo da poterlo vedere un futuro. Pensi che la tua vita sia ad un giro di boa, che non amerai più allo stesso modo, che il dolore non possa finire mai, perchè spesso, mente e cuore non vanno nella stessa direzione.

Ci sono momenti in cui pensi ai tuoi figli e ti domandi con quale coraggio tu possa avergli inflitto un tale dolore. Ti colpevolizzi, ti autoflagelli. Affossi non solo la tua persona, ma anche il tuo ruolo genitoriale.  Per fortuna arrivano anche i momenti in cui comprendi con assoluta lucidità che non c’era modo migliore per insegnare loro a rispettare sempre se stessi, anche se provoca dolore, anche se gli altri non approvano. Sono scelte difficili, spesso contrastate da te stesso e dagli altri. In questa difficoltà, c’è uno spazio d’ amore in cui accogliere il te stesso ferito, ricco di sensi di colpa, pieno di paure. Quello spazio è fondamentale per dirsi: tu sei degno d’amore.

Esiste un momento in cui i tuoi spazi di solitudine diventano luoghi di opportunità. Cominci a prenderti cura di te, a lavorare di più quando non hai i tuoi bambini, a fare quel corso che tanto ti piaceva, a vedere quel film che ti eri perso, a gustarti il silenzio. Di colpo questo spazio non è più pieno di mostri del buio, ma prezioso momento di pace. E’ qui che comprendi che tutto il dolore ha subito una trasformazione! Che anche dal dolore più profondo può nascere qualcosa di bello, che la vita in fondo è una magica avventura! E Rinasci, come il bruco che diventa farfalla!

Nel mezzo di tutto questo vissuto interiore, ci sono i rapporti con l’altro genitore. Spesso problematici, conflittuali, ricchi di incomprensioni. Senza accorgersene capita di far sentire i figli un peso. “E’ il tuo giorno, devi occupartene tu!” “Io devo lavorare, non posso sempre stargli dietro” ” Ha dimenticato di nuovo i quaderni da te! Possibile che non siate in grado di preparare il necessario?”. Frasi di questo genere fanno pensare al bambino di essere un peso per entrambi i genitori, di essere sbagliato, minando il rapporto con entrambi. Se prima della separazione i rapporti già compromessi erano motivo di litigio, ma colpivano principalmente gli adulti, ora si rischia di buttare sui figli anche tutto il rancore, la rabbia e la frustrazione che si nutrono per l’ex. Che però, non va dimenticato, è il padre o la madre dei nostri bambini.

 

Ci sono momenti in cui il dolore e la rabbia sono così forti da diventare accecanti. Non vediamo altro che non sia il desiderio di vedere l’altro soffrire così come soffriamo noi. Si inciampa nei meccanismi di ricatti e vendette che porteranno ad aumentare il carico emotivo di tutte le persone coinvolte. E’ difficile staccarsi da questi meccanismi.

Finchè la ferita resta aperta, tutto rimane appeso ad una fragile intenzione di guarigione. La via resta la consapevolezza. Il dolore provato troverà una trasformazione. Finirà. Si tornerà a sorridere, a sperare e perfino ad amare. Un giorno, che apparirà come uno qualunque, qualcosa cambierà per sempre e ti sentirai nuovamente libero. 

Educatrice Manuela Griso