Nel corso della storia la Luna, e soprattutto le sue fasi, è stata associata all’interiorità dell’uomo. In psicologia analitica, Carl Gustav Jung considerava i simboli astronomici parte dell’immaginario collettivo dell’umanità. I simboli parlano alla nostra interiorità, ci donano immagini e intuizioni.
Il mondo è una interminabile sfilata di simboli.
(John Gardner)
Per Jung, la Luna rappresentava soprattutto la dimensione dell’inconscio, della mutevolezza e della vita interiore. Non perché esercitasse un’influenza “misteriosa” sul comportamento umano, ma perché da millenni gli esseri umani attribuiscono significati profondi ai suoi cicli: è un fatto sociale e culturale che non si può tralasciare. La Luna piena, in particolare, può essere letta come metafora di ciò che emerge alla coscienza: emozioni, intuizioni, memorie o aspetti della personalità normalmente meno visibili. Una lettura simbolica e culturale, più che scientifica. La natura ci parla quotidianamente con le sue manifestazioni.
Anche oggi, il solo fatto di osservare il cielo e seguirne le mutazioni può portare a un effetto psicologico positivo: l’individuo rallenta, è indotto alla contemplazione, si sente in connessione con l’ambiente naturale.
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La Luna Blu del 31 maggio

La Luna continua ad affascinarci non tanto per presunti poteri nascosti, quanto perché riflette da sempre il bisogno umano di trovare significato nei cicli della natura. Ogni ciclo lunare può quindi donarci preziosi spunti per riflessioni e pensieri, andando a scoprire i significati simbolici che racchiude.
La notte tra il 30 e il 31 maggio il cielo offrirà uno degli eventi astronomici più interessanti dell’anno: la seconda Luna piena del mese, conosciuta come “Luna Blu”.
Il plenilunio raggiungerà il suo massimo domenica 31 maggio alle 10:45 circa (ora italiana), ma il momento migliore per osservare il fenomeno sarà tra il tramonto del 30 maggio e la sera del 31.
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Perché si chiama “Luna Blu”
Nonostante il nome suggestivo, la Luna non apparirà realmente blu. L’espressione “Blue Moon” viene utilizzata in astronomia popolare per indicare la seconda Luna piena nello stesso mese solare, un evento relativamente raro che si verifica circa ogni due o tre anni.
Nel 2026 maggio ospita infatti due pleniluni:
- il primo il 1° maggio, tradizionalmente chiamato “Luna dei Fiori”
- il secondo il 31 maggio, appunto la “Luna Blu”
Questa lunazione sarà anche una “microluna”: il satellite si troverà vicino all’apogeo, cioè nel punto dell’orbita più distante dalla Terra. Per questo apparirà leggermente più piccola rispetto a una normale Luna piena.
Molti nomi attribuiti alle lune piene non hanno valore astronomico ufficiale, ma rappresentano un patrimonio culturale tramandato nel tempo. Questa Luna viene chiamata anche Luna del Miele.
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La Luna del Miele: origini del nome
La Luna è sempre stata considerata dai nostri avi come un grande orologio che scandiva le stagioni e i lavori nei campi, ma le loro attività non si limitavano soltanto al lavoro della terra: dimentichiamo spesso che l’essere umano ha tessuto dall’antichità un legame molto stretto con un piccolo alleato senza il quale oggigiorno la nostra civiltà non avrebbe mai visto il giorno: l’ape.
È in onore delle api e del loro dono, così prezioso da essere ritenuto di origine divina, che i nostri avi diedero alla Luna di questo periodo il suo nome: La Luna del Miele. Infatti, in questo periodo avveniva, ed avviene tutt’ora, la raccolta dei primi mieli primaverili (miele d’acacia su tutta la penisola italica, miele di sulla, d’arancio, limone e mandarino nel Sud Italia e nelle isole).
Questa lunazione era quindi chiamata “Luna del Miele” in ragione della smielatura fatta in questo periodo, ma anche Luna degli Amanti e dei Prati; i Nativi Americani, che raccoglievano le fragole in questo periodo, la denominarono invece “Luna Fragola”. Come possiamo notare, ogni popolo dava alla luna un nome diverso che rifletteva i cambiamenti naturali del proprio territorio.
Questo plenilunio ci parla di un tempo gioioso, leggero, spensierato, che riflette la natura intorno a noi. In questi giorni, Madre Natura si è coperta dei suoi colori più sgargianti, di fiori e profumi che rapiscono i nostri sguardi incantati e attraggono irresistibilmente le api. Ovunque possiamo sentire il loro gentile e prezioso ronzio, promessa di raccolti abbondanti e di quel dolce nettare così prezioso agli dei dell’antichità che secondo le leggende aveva il potere di conferire l’immortalità, in quanto si tratta di un alimento eterno ed incorruttibile: il miele, se conservato con cura, non scade mai.
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La “Luna di miele”, tra origini e curiosità
Questa Luna era chiamata anche Luna degli Amanti e come non ricollegarla alla locuzione “Luna di miele” che ci rimanda tutti al dolce periodo post-nuziale in cui i giovani sposi hanno l’occasione di godere dei piaceri della vita prima di tornare al tram-tram quotidiano? Questo appellativo che rimanda ad un tempo quasi sospeso tra due mondi ha origini antichissime e sarebbe da ricondurre ad una bevanda alcolica che ha attraversato la storia, dal neolitico fino ai giorni nostri: l’idromele.
L’idromele, è una bevanda a base di miele come ne attesta l’etimologia stessa: dal greco hýdor “acqua” e méli “miele”. Non ha origine nei paesi scandinavi come si potrebbe pensare, bensì nel bacino mediterraneo. Per scoprire l’origine di questa bevanda sacra in grado secondo la leggenda di conferire l’immortalità agli dei (era chiamata anche “ambrosia”), dobbiamo tornare al 3.500 a. C, nell’Antico Egitto, paese che detiene il primato dello sviluppo dell’apicoltura.
Da lì, l’idromele si espanse con grande successo attraverso tutto il bacino mediterraneo, dove divenne la bevanda sacra per eccellenza.
Secondo diverse fonti, l’appellazione “Luna di miele” deriverebbe dall’usanza antica di regalare ai novelli sposi una quantità di idromele e miele da bastare per una Luna, ovvero per quel periodo che corrispondeva ad un mese, in quanto si pensava che questa bevanda avesse il potere di conferire forza e vigore alla coppia e quindi di predisporli alla nascita di figli forti e sani.
“Gli amanti, come le api, vivono nel miele.”
(anonimo, nella Casa degli Amanti di Pompei)
Il motivo di questa credenza risiedeva nell’ingrediente che rivestiva nell’antichità un’importanza fondamentale: in alcune civiltà, la classe sacerdotale ne aveva il monopolio mentre altrove era considerato alla stregua dei beni più preziosi ed usato come merce di scambio di grande valore, e che conferiva all’idromele sacralità e poteri magici: il miele.
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Il miele, il dono degli dei all’umanità: tra usi magici e medicinali
Una leggenda egizia narra che le api erano creature nate dalle lacrime del dio Sole Ra, il sovrano dell’intero creato.
“Il dio Ra pianse, le lacrime scese dai suoi occhi caddero a terra e si trasformarono in api. Le api fecero il loro alveare e si operarono con i fiori di ogni pianta per produrre miele e cera. Così anche il miele e la cera d’api fuoriuscirono dalle lacrime di Ra”.
(Antico papiro egizio, Salt 825)
Il miele per gli Egizi (e non solo!) non era soltanto un cibo prezioso offerto nei templi ma era un dono divino ed è proprio grazie alla sua natura sacra che divenne una parte importante delle pratiche magiche dei sacerdoti in molti rituali, tra cui quelli di imbalsamazione dei defunti. Si pensava che il miele avesse il potere di sacralizzare il corpo del defunto e di renderlo immortale.
Oltre agli usi magici del miele erano ben conosciuti i suoi usi terapeutici, di cui si possono trovare traccia in papiri che risalgono al 1850 a.C. Infatti, numerose erano le preparazioni mediche a base di miele, tra cui i più conosciuti erano gli unguenti per la pelle, che vantavano proprietà emollienti, cicatrizzanti ed antisettiche, ma non mancavano di certo ricette specifiche per gli interventi chirurgici e per l’otturazione dei denti.
Come celebrare la Luna del Miele
Per celebrare al meglio la Luna del Miele potremmo per esempio dedicare un po’ di tempo alla natura intorno a noi e ringraziarla per i suoi numerosi doni piantando nel nostro giardino (o sul balcone) dei fiori particolarmente graditi alle api: rosmarino, timo, lavanda, sulla, girasole, malva, tagete. Queste piccole creature meritano ben un atto di gratitudine e gentilezza da parte nostra per il loro prezioso lavoro.
Per accogliere questa speciale luna piena lasciatevi trasportare dalle vostre passioni: meditazioni, utilizzo dei cristalli, letture ad alta voce, yoga e aromaterapia sono pratiche benvenute e consigliate per connettervi con il potere di questo spettacolo celeste.
E nel caso volessimo trascorrere la serata all’aperto per ammirare lo spettacolo della Luna Piena, potremmo brindare ai piaceri semplici, alla natura, alla Luna, magari con un bicchiere di gustoso idromele per celebrare il miracolo della vita.
Bibliografia
• Bonura Stefania, Alla scoperta dei segreti dell’antico Egitto, Newton Compton Editori, 2018,
• Bormetti Matteo, Api e miele nel Mediterraneo antico.” ACME 67.1, 2014.
• Trocchi Cecilia Gatto, Enciclopedia illustrata dei simboli. Gremese Editore, 2004.
Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it
Articolo aggiornato il 29-05-2026







