La Luna è sempre stata considerata dai nostri avi come un grande orologio che scandiva le stagioni e i lavori nei campi, ma le loro attività non si limitavano soltanto al lavoro della terra: dimentichiamo spesso che l’essere umano ha tessuto dall’antichità un legame molto stretto con un piccolo alleato senza il quale oggigiorno la nostra civiltà non avrebbe mai visto il giorno: l’ape.

La Luna del Miele: origini del nome

È in onore delle api e del loro dono, così prezioso da essere ritenuto di origine divina, che i nostri avi diedero alla Luna di questo periodo il suo nome: La Luna del Miele. Infatti, in questo periodo avveniva, ed avviene tutt’ora, la raccolta dei primi mieli primaverili (miele d’acacia su tutta la penisola italica, miele di sulla, d’arancio, limone e mandarino nel Sud Italia e nelle isole).

Questa lunazione era quindi chiamata “Luna del Miele” in ragione della smielatura fatta in questo periodo, ma anche Luna degli Amanti e dei Prati; i Nativi Americani, che raccoglievano le fragole in questo periodo, la denominarono invece “Luna Fragola”. Come possiamo notare, ogni popolo dava alla luna un nome diverso che rifletteva i cambiamenti naturali del proprio territorio.

Questo plenilunio ci parla di un tempo gioioso, leggero, spensierato, che riflette la natura intorno a noi. In questi giorni, Madre Natura si è coperta dei suoi colori più sgargianti, di fiori e profumi che rapiscono i nostri sguardi incantati e attraggono irresistibilmente le api. Ovunque possiamo sentire il loro gentile e prezioso ronzio, promessa di raccolti abbondanti e di quel dolce nettare così prezioso agli dei dell’antichità che secondo le leggende aveva il potere di conferire l’immortalità, in quanto si tratta di un alimento eterno ed incorruttibile: il miele, se conservato con cura, non scade mai.

Ma questa Luna del Miele 2020 sarà particolarmente intrigante perché ci porterà a vivere per qualche ora in un atmosfera magica e surreale, grazie all’eclissi penombrale che non mancherà d’incantarci.

Il plenilunio darà inizio al “corridoio delle eclissi”

Questo venerdì 5 giugno, assisteremo ad un plenilunio molto suggestivo che ci regalerà un’eclissi visibile su tutta la nostra penisola, ma non sarà l’unica che allieterà le nostre serate. In effetti, questa plenilunio ci guiderà attraverso un vero e proprio “corridoio di eclissi” che comincerà il 5 giugno con l’eclissi penombrale di Luna, proseguirà con un eclissi anulare di sole l’indomani del solstizio d’estate, e finirà con una seconda eclissi lunare, il 5 luglio 2020.

Sarà quindi un momento particolarmente propizio per riscoprire la bellezza del nostro cielo e l’antica arte dell’osservazione degli astri.

La Luna del miele, che potremo ammirare mentre soggiornerà nella costellazione del sagittario, ci offrirà una vista mozzafiato; mentre splenderà alta nel cielo, potremo vederla tingersi lentamente di un curioso colore rosso scuro. Dalle ore 19.45 sarà possibile ammirare il nostro satellite entrare nel cono d’ombra creato dalla Terra, dando luogo ad una meravigliosa eclissi lunare penombrale che terminerà verso le ore 23.04 circa.

La “Luna di miele”, tra origini e curiosità

luna del miele

Questa Luna era chiamata anche Luna degli Amanti e come non ricollegarla alla locuzione “Luna di miele” che ci rimanda tutti al dolce periodo post-nuziale in cui i giovani sposi hanno l’occasione di godere dei piaceri della vita prima di tornare al tram-tram quotidiano? Questo appellativo che rimanda ad un tempo quasi sospeso tra due mondi ha origini antichissime e sarebbe da ricondurre ad una bevanda alcolica che ha attraversato la storia, dal neolitico fino ai giorni nostri: l’idromele.

L’idromele, è una bevanda a base di miele come ne attesta l’etimologia stessa: dal greco  hýdor “acqua” e  méli “miele”. Non ha origine nei paesi scandinavi come si potrebbe pensare, bensì nel bacino mediterraneo. Per scoprire l’origine di questa bevanda sacra in grado secondo la leggenda di conferire l’immortalità agli dei (era chiamata anche “ambrosia”), dobbiamo tornare al 3.500 a. C, nell’Antico Egitto, paese che detiene il primato dello sviluppo dell’apicoltura.

Da lì, l’idromele si espanse con grande successo attraverso tutto il bacino mediterraneo, dove divenne la bevanda sacra per eccellenza.

Secondo diverse fonti, l’appellazione “Luna di miele” deriverebbe dall’usanza antica di regalare ai novelli sposi una quantità di idromele e miele da bastare per una Luna, ovvero per quel periodo che corrispondeva ad un mese, in quanto si pensava che questa bevanda avesse il potere di conferire forza e vigore alla coppia e quindi di predisporli alla nascita di figli forti e sani.

“Gli amanti, come le api, vivono nel miele.”
(anonimo, nella Casa degli Amanti di Pompei)

Il motivo di questa credenza risiedeva nell’ingrediente che rivestiva nell’antichità un’importanza fondamentale: in alcune civiltà, la classe sacerdotale ne aveva il monopolio mentre altrove era considerato alla stregua dei beni più preziosi ed usato come merce di scambio di grande valore, e che conferiva all’idromele sacralità e poteri magici: il miele.

Il miele, il dono degli dei all’umanità: tra usi magici e medicinali

Una leggenda egizia narra che le api erano creature nate dalle lacrime del dio Sole  Ra, il sovrano dell’intero creato.

“Il dio Ra pianse, le lacrime scese dai suoi occhi caddero a terra e si trasformarono in api. Le api fecero il loro alveare e si operarono con i fiori di ogni pianta per produrre miele e cera. Così anche il miele e la cera d’api fuoriuscirono dalle lacrime di Ra”.
(Antico papiro egizio, Salt 825)

Il miele per gli Egizi (e non solo!) non era soltanto un cibo prezioso offerto nei templi ma era un dono divino ed è proprio grazie alla sua natura sacra che divenne una parte importante delle pratiche magiche dei sacerdoti in molti rituali, tra cui quelli di imbalsamazione dei defunti. Si pensava che il miele aveva il potere di sacralizzare il corpo del defunto e di renderlo immortale.

Oltre agli usi magici del miele erano ben conosciuti i suoi usi terapeutici, di cui si possono trovare traccia in papiri che risalgono al 1850 a.C. Infatti, numerose erano le preparazioni mediche a base di miele, tra cui i più conosciuti erano gli unguenti per la pelle, che vantavano proprietà emollienti, cicatrizzanti ed antisettiche, ma non mancavano di certo ricette specifiche per gli interventi chirurgici e per l’otturazione dei denti.

Come celebrare la Luna del Miele

Per celebrare al meglio la Luna del Miele, che ci regalerà una meravigliosa eclissi, potremmo per esempio dedicare un po’ di tempo alla natura intorno a noi e ringraziarla per i suoi numerosi doni piantando per esempio nel nostro giardino (o sul balcone) dei fiori particolarmente graditi alle api: rosmarino, timo, lavanda, sulla, girasole, malva, tagete. Queste piccole creature meritano ben un atto di gratitudine e gentilezza da parte nostra per il loro prezioso lavoro.

E nel caso volessimo trascorrere la serata all’aperto per ammirare l’eclissi di Luna, potremmo brindare ai piaceri semplici, alla natura, alla Luna, magari con un bicchiere di gustoso idromele per celebrare il miracolo della vita.

Bibliografia

• Bonura Stefania, Alla scoperta dei segreti dell’antico Egitto, Newton Compton Editori, 2018,
• Bormetti Matteo, Api e miele nel Mediterraneo antico.” ACME 67.1, 2014.
• Trocchi Cecilia Gatto, Enciclopedia illustrata dei simboli. Gremese Editore, 2004.

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it