Chi tra voi ha visto il film SAVING MR BANKS avrà notato che l’autrice di MARY POPPINS, Pamela Lyndon Travers, mise una clausola molto chiara nel suo contratto con il Signor Disney.

Se proprio voleva trasformare il suo libro in un film, non avrebbe in alcun modo dovuto creare una storia d’amore tra lo Spazzacamin e Mary Poppins.

Pensateci: per Walt Disney dev’essere stato tremendo acconsentire alla richiesta della Travers.
Quale film di Hollywood degno del suo nome, cartoni animati inclusi, è privo di una storia d’amore romantica?
Ma il Signor Disney non poteva farci niente.
Per la Travers quella era una condizione sine qua non.
Eppure nel film ci fanno capire che tra i due ci fosse del tenero, che se la intendevano, che sapevano entrare e uscire dal mondo simbolico e quello reale senza problemi, così come li vediamo entrare ed uscire dai quadri che lui disegna sul pavimento, da bravo Madonnaro.

Cosa c’era allora dietro quella misteriosa clausola?
Chi c’era, mi sono chiesta, dietro a questo MATCH MAN, allo spazzacamin (che spazzacamin nel libro non era affatto)?
Chi era il pittore o l’uomo che aveva fiammiferi da vendere, e soprattutto: perché neanche un bacin con lo spazzacamin?

Ed è così che ho scoperto che dietro quel personaggio si nasconde in effetti un uomo in carne ed ossa, un uomo irlandese, appassionato di mitologia celtica, proprio come Pamela Travers.  Un uomo che si chiamava guarda caso George, proprio come il nome che viene dato al padre della famiglia Banks, e che infatti fu un secondo padre per Pamela, un uomo che tra le altre cose amava dipingere ma che soprattutto scriveva poesie bellissime e piene di simbolismi.

Quell’uomo era il poeta irlandese George William Russell, conosciuto anche con il suo nome di penna AE, e aveva ben 30 anni in più della sua “Mary Popkins”, come amava chiamarla storpiando in russo il nome del suo personaggio.

George William Russell

Per più di dieci anni lui e Pamela ebbero un’amicizia platonica delicata, un rapporto non solo di padre e figlia ma di guru con la sua studentessa, di musa con il creatore.  E’ lui che l’ha spinta a continuare a scrivere poesie, che l’ha incitata a scrivere liberamente di un personaggio un po’ strega e un po’ maga, che l’ha incoraggiata a continuare ad esplorare il mondo dei simboli e del misticismo celtico e che le ha presentato poeti famosi come Yeats, aprendole oltre a casa sua anche il mondo di alcuni quotidiani irlandesi per i quali la Travers cominciò a scrivere.

Dietro lo spazzacamin quindi si nasconde suo padre, il suo mentore, il suo “Zeus”, come lei lo chiamava. Si scrivevano lettere tra l’Irlanda e l’Inghilterra, si vedevano quando potevano, viaggiavano insieme e con amici.
Il loro fu un rapporto che non ha nulla a che vedere con quello dello spazzacamin del film e scoprire la verità ci fa capire perché Pamela pianse amaramente, in quel cinema, la sera della prima a Los Angeles, nel vedere ridicolizzato proprio il personaggio più importante della sua storia personale, a vederlo ballare con i pinguini e cantare canzoni sciocchine, con un orrido accento londinese.

Era già morto da quasi trent’anni George Russell quando Pamela, a sua volta non più giovincella, lo rivide sullo schermo così conciato. Lui che era un mistico trasformato in un fenomeno da baraccone.

Pamela si pentì di aver dato a Walt Disney i diritti e scrisse in una lettera a un amico che non sapeva quando sarebbe mai tornata a sorridere di nuovo.

Pamela Lyndon Travers

Nel libro originale di Mary Poppins tra l’altro si chiamava THE MATCH MAN, l’uomo dei fiammiferi, e non lo spazzacamin. Si chiamava così perché George Russell fumava la pipa e lasciava cerini dappertutto, come una scia, ma possiamo anche intuire la grande simbologia dietro questo nome – come in tutti gli oggetti scelti dalla Travers per il suo libro magico  e niente affatto per bambini.
Fu George infatti ad “accenderla” creativamente, ad aiutarla a dar fuoco alla sua creatività, a non avere paura ad osare parlare di… magia.

“E l’uomo dei fiammiferi prese nella sua la mano inguantata di lei e la premette forte. E poi camminarono insieme tra i quadri”, scrive Pamela nel libro.

Nel film si perde tutta la simbologia di quel  bellissimo gesto. Solo leggendo la biografia di P.L. Travers  (Mary Poppins she wrote) si scopre appunto quanto George William Russell amasse dipingere e come fossero pieni di simboli i suoi quadri, come le sue poesie. Con Pamela entravano davvero in altri mondi, quando si parlavano per ore insieme agli altri amici poeti.

E quel guanto bianco?
No, non è un caso neanche questo dettaglio.

Cosa rappresentano i guanti di Mary Poppins, bianchi come il suo inseparabile grembiule inamidato, quello che tira fuori per primo dalla borsa magica?

Purezza.

I guanti bianchi sono associati al saper toccare tutto quello che è umano con la gentilezza degli spiriti.

“E così Mary Poppins indossò i guanti bianchi e si mise l’ombrello sotto il braccio, anche se non pioveva”.

E a proposito di simboli: il  salotto letterario di George Russell si trovava a Dublino al numero 17 di Rathgard Avenue, lo stesso numero simbolico che Pamela scelse per la casa nel Viale dei Ciliegi del suo libro.  In quel salotto lui, Pamela e altri poeti parlavano per ore di leggende irlandesi, di poesie, di favole.

Russell credeva nella reincarnazione ed era convinto che lui e Pamela si fossero già conosciuti in un’altra vita, le loro anime già unite da tempo immemore.
Pamela, dal canto suo, disse di non sapere se era più “sua figlia, la sua apprendista (stregona) o il suo accolito”, il suo seguace chierichetto.

Fu lui a farle conoscere la ragazza che diventò la sua migliore amica nonché coinquilina, con cui condivise per anni un magico cottage storico nella campagna inglese, il cottage nel quale trovò l’ispirazione e la pace per scrivere Mary Poppins.

Fu lui, nel 1931, a consigliarle di lasciarsi andare a scrivere una storia “che utilizzi tutti i tuoi poteri di fantasia” e di intitolarlo: “Le avventure di una strega”.
Quel libro qualche anno dopo diventò “Mary Poppins”…

 

E il resto è storia, una storia che però ha dimenticato la più bella favola di amore non romantico che Walt Disney ha perso la chance di raccontare.

Il giorno in cui AE morì, Pamela era al suo capezzale con molti altri amici, poeti e famigliari.
Mentre aspettavano in giardino la notizia della sua morte, il cielo si fece luminosissimo grazie a un’enorme luna piena e Venere era alta nel cielo.
Pamela non dimenticherà mai quella notte magica.

Quadro di George William Russell

In quel periodo stava scrivendo il libro “Mary Poppins ritorna” – il secondo della serie.
Mi sono chiesta se vi fosse traccia di questo evento così potente e non credo sia una coincidenza che vi sia  un capitolo con un’uscita notturna dei bambini, un capitolo dedicato alle stelle, alla luna piena, al cielo.

Si intitola: “Una serata fuori casa”

Michael, il bambino della famiglia Banks, dice metaforicamente di volere la luna e fa i capricci e Mary Poppins decide di accontentarlo.
Quella sera,  mentre lui e la sorella sono a letto in cameretta, la finestra è rimasta stranamente aperta e loro cominciano a vedere una marea di stelle cadenti e cominciano a contarle.

A un certo punto però vedono una stella cadente diversa dalle altre, molto più grande, molto luminosa, che sta puntando proprio verso la loro casa. Ed ecco che entra dentro la loro finestra e comincia a parlare con loro due e li invita ad uscire con lui, giù dalla porta e fuori dalla loro via.
“Follow me”  =  “Seguitemi”

E i bambini seguono questa stella salendo nel cielo, su una scala fatta di gradini di stelle finchè scoprono di essere stati invitati al circo, ad osservare lo spettacolo delle Costellazioni.
E a un certo punto appare una figura dorata e radiosa, il direttore del circo e nell’arrivare tutti gli spettatori sentono una grande calore… e mi viene in mente Pamela, che dopo la morte di George aveva sognato che lui le regalava un cappotto caldo, e si rese conto che per tutta la loro amicizia lui aveva protetto la sua anima, tenendola al caldo, per dieci lunghi anni.
E poi arriva Pegaso, il cavallo alato, con Venere in groppa e poi entra in scena il Cigno, e comincia a cantare proprio il canto del cigno. Infine arriva anche Miss Poppins, che saluta il Sole, si inginocchia davanti a lui e il Sole le chiede di unirsi e ballare con tutti loro la danza del  cielo rotante.

Sembra una sciocca scenetta per bambini ma dietro ogni parola c’è un simbolo, dietro ogni pianeta una persona. Chi altro può essere quel Sole se non il suo poeta, mentore, padre George Russell ?

Il Sole caldo, prima di sparire,  balla con Mary Poppins senza mai toccarla, ma in perfetta sincronia, finchè la danza finisce, perché tutto deve finire, come questa storia, come la loro storia,  e il Sole dice addio alla sua Mary:
“E’ giunta l’ora”, le dice. “Buona notte. Non ti dico addio perché ci rincontreremo ancora. Ma per un po’ di tempo, stammi bene” e le dà un dolcissimo bacio sulla guancia, come George Russell aveva dato a Pamela un’ultima carezza sui capelli ricci, quella sera prima di morire nel suo letto.

“Uno sguardo addolorato attraversò Mary Poppins per un momento.  E poi, con una voce dolce che Jane e Michael non le avevano mai sentito usare, alzò la testa verso il sole e gli disse: “Stammi bene”.

 

D’ora in poi, quando sentirete o vedrete lo Spazzacamin cantare o ballare, ricordatevi del Sole che balla con la Luna e di George Russell e di Pamela Travers che ballano nel cielo…

Ascoltate il mio racconto sulla vera storia di Mary Poppins narrato durante la quarantena! E se vi piace andate ad ascoltarvi anche le altre storie che ho pubblicato!

Aida Vittoria Éltanin (E.V.A.)