Durante la quarantena, che poi è stata una sessantena, ho imparato tante cose nuove che mi hanno fatto vedere altre prospettive. Mi hanno aperto portali che prima mi erano invisibili. E mi hanno anche cambiato l’assetto verso il tempo e il modo di organizzare la mia creatività.

Durante la quarantena, ho imparato, finalmente, a fare il pane.

Ho imparato che le persone sottoposte a stress da emergenza socializzano di più tra di loro. Ho conosciuto meglio i miei vicini e le persone sulla mia stradina di campagna hanno finalmente iniziato a salutarsi.

 

Durante la quarantena, ho imparato a conoscere alcune erbe spontanee commestibili. Ad andare a ortiche la mattina presto, quando il mondo ancora dorme.

Ho imparato ad osservare più a fondo le cose e ho anche imparato che nei giorni di vento… Sapete cosa fanno gli uccelli nei giorni di vento? Beh, nei giorni di vento gli uccelli giocano. Non l’avevo notato in una vita. E passano ore a vorticare tra le correnti ascendenti e discendenti come fossero al luna park. E giocano anche tra specie diverse!

Durante la quarantena, ho imparato a conoscermi meglio. A meditare ogni giorno e a provare il digiuno per sondare le reazioni delle parti di me che non conoscevo ancora. Ho imparato ad ascoltare ogni mia reazione di fronte a qualunque interscambio.

Ho imparato che rallentando tutto sarebbe diventato abbondanza e che, rallentando il passo, l’abbondanza si sarebbe resa visibile ed evidente tutt’attorno a me, esattamente lì dov’ero e com’ero.

Durante la quarantena, ho imparato a lavare la macchina. Ho imparato a dormire senza chiudere le tapparelle, svegliandomi con la luce naturale appena dopo l’alba.

Durante la quarantena, ho imparato a riconoscere diversi tipi di alberi in più e canti di uccelli. Ho stilato un diario della primavera in cui ho segnato l’arrivo di ogni specie di volatile e la fioritura di questa o quella pianta. I suoni e gli odori. E ho composto un mio erbario con le foglie di campo.

Durante la quarantena, ho imparato percorsi che mai avevo camminato. Ho percepito sentieri tra i campi e lungo i canali che prima non vedevo neanche. O mappato le querce più antiche della mia zona. Ho scoperto dettagli che erano sempre stati sotto il mio naso ma che non avevo mai notato. Ho, praticamente, iniziato a vedere.

Durante la quarantena, ho imparato anche a fare torte e la prima pizza della mia vita! Per l’occasione, l’ho fatta a cuore, perché rappresentasse un’offerta a me stessa e alla gioia di vivere.

Durante la quarantena, ho imparato che gli adulti diventano bambini quando hanno paura e vedono un sacco di fantasmi. Ho imparato a non ascoltarli quando si esprimono dalla paura, perché tutte quelle parole e i loro prodotti si sarebbero sciolti nell’arco di pochi giorni, per poi dimenticarsene o sostituirla con un’altra fiaba ancora.

Durante la quarantena, ho imparato a liberarmi da internet per un giorno a settimana e a sostituire un libro a internet nelle ore di buio, prima di dormire. Ho imparato a risparmiare e a cenare sempre a lume di candela.

Ho imparato che i miracoli possono avvenire. Che puoi ritrovarti aria di montagna in Pianura Padana, e i cieli stellati che sognavi, e la socievolezza che volevi dalle persone nella tua zona… e gli animali che non hanno più paura. E così il silenzio, che pensavi di dover andare a ricercare chissà dove: arrivato lui da me, assieme a tutto il resto.

Durante la quarantena, ho imparato che la natura inizia a riprendersi in appena poche settimane senza di noi.

Durante la quarantena, ho imparato che era vero, che tutto è possibile.

Sonia Serravalli

www.ilboscofemmina.com

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