Ognuno di noi vive accadimenti, eventi ed esperienze che sono diverse da qualsiasi altro essere umano. Se un evento accomuna anche altre persone, il modo di viverlo è completamente diverso da individuo ad individuo. E’ diversa l’intensità, la reazione, il modo di farvi fronte, le soluzioni trovate.

Il segreto della comprensione dell’altro sta proprio in questo: nel riuscire a mettersi nei suoi panni per guardare con i suoi occhi, sentire con la sua pelle, ascoltare con le sue orecchie. Un cambio d’abiti davvero difficile da compiere. Ma doveroso se si vuole comprendere un punto di vista diverso dal nostro.

Spesso non riusciamo a porci in questo atteggiamento di comprensione dell’altro e reagiamo di conseguenza con il giudizio facile, con parole di attacco, con allontanamento. Perché non comprendiamo uno sguardo diverso dal nostro. Ci chiudiamo nella nostra visuale in modo rigido e costruiamo delle fortezze: temiamo di essere come contaminati da prospettive estranee. Invece di considerarle delle opportunità di arricchimento, le temiamo. Perché possono far barcollare il nostro equilibrio, ci possono far cambiare idea, ci permettono di allargare la nostra visuale o, forse più di tutto, riescono a toccare corde deboli della nostra interiorità che attendono di essere prese in mano e fortificate.

Guardare il mondo senza comprensione, senza incorporare dentro di noi l’esterno, è l’ennesima fuga da noi stessi. Concentrare la nostra attenzione su ciò che sta fuori di noi vuol dire puntare il dito all’esterno. Senza collegarlo alla nostra interiorità, senza comprenderlo. E così facendo stiamo perdendo il nostro presente. E ciò che questo presente ci sta comunicando.

Qualsiasi evento della nostra vita è un insegnamento per noi e per noi solo. Per gli altri ha tutta un’altra valenza. Anche se è il medesimo evento. Guardare fuori di noi non ci permette di cogliere questo insegnamento personalizzato.

E allora invece di impiegare immense quantità di preziose energie nel tentare di risalire a cause più grandi di noi, invece di schierarci dalla parte di un pensiero o di un altro, restiamo in noi. E prestiamo bene attenzione alle sensazioni che questo evento ci sta scatenando.

E’ questo il grande compito che ognuno di noi è chiamato a compiere. Dinnanzi ad ogni accadimento della vita.

E’ questa l’unica verità che ci serve, l’unica verità che possiamo davvero scoprire, l’unica verità che ogni accadimento è giunto a portarci.

Siamo chiamati a prestare attenzione ai nostri pensieri più ricorrenti, alle nostre sensazioni fisiche, alle nostre emozioni, ai vissuti che si presentano maggiormente durante le giornata. Sono questi i messaggeri della nostra interiorità, i tesori da trovare, i messaggi da decifrare.

Tutto il resto è una cornice che può aiutare il nostro sguardo interno ma che spesso lo può ostacolare. Perché non siamo più abituati ad immergerci così profondamente e per così tanto tempo in noi stessi. E di conseguenza ci gettiamo, anche con prepotenza, all’esterno chiudendo ermeticamente la porta che conduce a noi.

Se lavori sulle radici,
i frutti verranno da sé.
Harv Eker

E allora diviene indispensabile imparare a non reagire, cioè a non mettere in atto un’azione per rispondere nell’immediato ad uno stimolo. E’ fondamentale invece rimanere a vivere lo stimolo, osservare cosa suscita in noi, portare a coscienza i movimenti interni che ha fatto nascere. E attendere. Che tutto sia chiaro dentro perché la chiarezza non può giungere dall’esterno. E’ una condizione interna. Che va poi a svelarsi fuori di noi.

Che sia una pandemia, un incidente, una malattia o un litigio quello che è importante vivere è ciò che quell’accadimento ha portato dentro di noi. Per portarlo poi fuori in modo costruttivo e non in modo distruttivo.

E’ ormai il tempo di bloccare sul nascere insulti, giudizi, critiche e lamentele. Ed utilizzare le preziose energie vitali che abbiamo per la creazione di un mondo nuovo. Che può partire sempre e solo da noi. Mai da fuori.

E’ questa la verità che può portarci al cambiamento, al miglioramento, all’arricchimento. E’ la verità interna la nostra missione di vita. La ricerca della verità esterna ci devia dal nostro cammino. Ci può essere utile e può divenire nostra alleata se abbiamo prima intrapreso il viaggio della ricerca interiore. Ma senza questo viaggio non è altro che l’ennesima fuga da noi stessi. E dal tesoro prezioso che si nasconde dentro ad ognuno di noi.

Quando cerchiamo ciò che ci manca all’esterno, stiamo fuggendo.
Stiamo fuggendo da noi stessi.
Quando diamo la colpa a qualcuno del nostro star male, quando ci lamentiamo di quella fastidiosa situazione, quando pensiamo di essere sempre noi gli sfortunati… stiamo sprecando energie e tempo prezioso.
Rivolgiamo l’attenzione dentro di noi, ritorniamo presenti a noi stessi.
Il nostro malessere è un messaggero della nostra Anima: rende evidente il nostro buio, le nostre parti nascoste, ci ferisce proprio là dove ci fa così male.
E allora quando avvertite una sofferenza dentro di voi sentitevi dei privilegiati perché siete in contatto con la vostra Anima.
Non gettate al vento questo contatto rivolgendo l’attenzione all’esterno, non distraetevi.
Raccoglietevi, riposatevi, mettete a tacere il pensiero e fate cavalcare la fantasia.
In quei momenti abbiamo bisogno solo di lacrime, di vuoto, di presenza con noi stessi.
L’Anima, una volta creato il vuoto e spazzate via tutte le distrazioni, vi porterà dove Lei sa.
Quando cerchiamo ciò che ci manca all’interno, stiamo facendo una rivoluzione!

Elena Bernabè