Sono tempi strani. Il mondo continua a girare e noi stiamo fermi. Siamo fermi mentre la natura esplode: i fiori sbocciano, gli uccelli nidificano nei posti per noi più impensabili (anche sui pontili di Venezia!), la natura si riappropria del suo spazio mentre noi stiamo vivendo un inverno interiore più lungo del solito.

Stiamo facendo il viaggio della trottola che gira e rigira su se stessa. Forse abbiamo tirato troppo la corda ultimamente. Il mondo continua a girare ed è l’umanità che ora sta ferma, forse sta aspettando la sua primavera, forse stiamo aspettando tutti la nostra primavera.

Siamo come il seme in attesa di sbocciare

Ci siamo quasi, ma non ancora. Non siamo ancora usciti dal tunnel, dal nostro inverno interiore. Siamo chiusi dentro. Non nelle nostre case, ma dentro di noi. Lì, incontriamo l’Ombra, i nostri lati oscuri, le nostre pulsioni, le nostre paure. Quello che stiamo affrontando ora è un inverno psicologico, un momento in cui questa volta non è la natura a fermarsi, ma noi. Siamo chiusi all’interno, come la forza vitale del seme è chiuso nel suo guscio sepolto nella terra oscura. Il nostro seme è la nostra casa, noi siamo la forza vitale che dall’interno preme per sbocciare, ma non può. Non ancora.

Allo stesso modo, c’è una forza vitale dentro di noi che spesso non ascoltiamo perché il mondo fa troppo rumore, perché la nostra mente si perde in mille pensieri; e quella forza meravigliosa rimane chiusa e soffocata, ignorata. Nessuno l’ascolta, nessuno le dà retta. Il suo dono rimane sepolto dentro l’ Ombra e rischia di non sbocciare mai.

Troppe volte conduciamo una vita frustrante ed infelice perché non le diamo ascolto, perché non permettiamo a questa forza, a questa scintilla numinosa di uscire allo scoperto. Forse il mondo ora ci spinge a vivere sulla nostra pelle cosa significa voler uscire ed essere costretti a rimanere dentro un involucro che ci protegge, certo, ma che allo stesso tempo ci fa sentire confinati e bloccati.

Sta arrivando anche la nostra primavera e ci obbliga a fare una scelta: accoglierla e spogliarci dalle nostre resistenze, accogliere le lezioni che questa grande crisi ci sta portando, oppure tentare di trattenere ciò che ci sta sfuggendo di mano, lottare per mantenere una situazione che non tornerà mai come prima.

Non tornerà come prima e potrebbe essere un bene

Come una farfalla non può tornare nella sua crisalide, né la pianta, ad essere un seme, è importante capire che ogni grande crisi ci aiuta ad evolvere e a cambiare. Aggrapparci a ciò che abbiamo conosciuto rischierà di portarci un grande dolore, motivo per il quale sarà più utile osservare la natura intorno a noi, quella natura che abbiamo bistrattato e che malgrado tutto ci sta tendendo la mano, e fare tesoro di tutto ciò che ci sta insegnando ora per aiutarci a fare chiarezza su noi stessi, perché è dentro di noi che si trova il nostro più grande potere.

“L’uccello che si posa sul ramo non ha paura che esso si spezzi, perché la sua fiducia è riposta nelle sue ali e non sull’albero.”
(Anonimo)

Non è un momento facile da vivere, per nessuno. È certo una pagina nera nella storia del nostro paese e del mondo, nella storia personale di ognuno di noi; tuttavia, in questo buio pesto possiamo trovare la nostra luce, il nostro valore. Possiamo cogliere ciò che stiamo vivendo e dargli un senso, un significato. Possiamo canalizzare le nostre paure, le nostre insicurezze e partire da loro per capire chi siamo realmente. Possiamo partire da tutto questo per ricostruirci su delle basi più sane, finalmente guarite dalle vecchie ferite, dai vecchi modi di pensare che hanno creato un sistema che ci sta crollando addosso.

Questo è il momento ideale per permetterci di fare silenzio dentro di noi ed osservarci, ascoltarci. Possiamo farlo con gentilezza, con pazienza, con compassione verso di noi, accogliendo le nostre mancanze, i nostri errori, le nostre difficoltà, le nostre emozioni. Possiamo accettare di avere paura, di sentirci vulnerabili, di sentirci arrabbiati e tristi, possiamo accogliere anche la speranza e la serenità che emergono in noi, senza sensi di colpa. Possiamo smettere di lottare contro di noi e arrenderci alla nostra umanità, lasciare andare l’illusione della perfezione, l’immagine mentale che risucchia le nostre energie e che nello stesso tempo ci ha spinto in una corsa folle verso il baratro.

Per fortuna, ci siamo fermati in tempo.

Possiamo permetterci di “essere”, così come siamo. Possiamo sederci nella nostra solitudine, fermarci un attimo, assaporare il dono che abbiamo di poter respirare liberamente e non darlo mai più per scontato, fare silenzio nella nostra mente ed entrare dentro di noi e cogliere tutto ciò che siamo…

Lì nel mio silenzio, chi sono?
Cosa mi rende davvero felice?
Cosa mi fa stare bene nel corpo, nella mente, nel cuore?
Cosa mi rende unico?
Cosa posso condividere di me col mondo?
Quale bellezza cerca di sbocciare in me?
Come posso agire nel mondo per vivere in armonia con ciò che mi circonda?

L’unico abbraccio che possiamo dare ora è forse il più importante: quello che possiamo dare a noi stessi. Abbracciamoci forte allora ed accogliamo la nostra umanità. Siamo imperfetti, e va bene così.

È la nostra imperfezione che ci permette di evolvere, di cambiare. In questa imperfezione è racchiusa l’essenza stessa della vita che tende verso il futuro. Accogliamo questo dono e diamogli un senso accettando di essere vulnerabili, mutevoli, semplicemente umani.

Questa primavera aspetta che la nostra umanità germogli, mostriamole che ne siamo capaci!

Possiamo trasformare la nostra Ombra non più in una prigione ma nel nutrimento della meraviglia che in noi è chiamata a sbocciare.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it