Ogni finestra delle nostre case si apre su un’immagine, ci mostra un pezzetto di mondo, un insieme di piccoli dettagli che forse non abbiamo mai davvero osservato davvero.

E’ un’apertura sacra, dove entra luce, calore, suono.

E mai come in questo momento ci affacciamo alle nostre finestre per porre le nostre domande, per osservare ciò che c’è fuori, per cogliere i mutamenti della natura, per trovare conforto e unione con il tutto.

Prima la nostra finestra non ci bastava. E andavamo in giro a cercare altro, ad esplorare il mondo anche lontanissimi dalle nostre case. Ci sembrava necessario prendere automobili, aerei, treni e navi per andare il più distante possibile, per esplorare luoghi lontani.

A ricercare chissà che cosa.

Ora la nostra finestra appare bellissima perché ci dona questo piccolo legame con ciò che sta fuori. E’ importante partire da un così piccolo pezzetto di mondo e osservarlo, curarlo, percepirlo prima di poter passare a vivere in modo sano un pezzo di mondo più grande.

Non siamo ancora in grado di essere custodi del mondo.

E’ una missione troppo grande per noi. E’ un’investitura che richiede grande presenza, grande consapevolezza, grande sacralità.

Dobbiamo ripartire dalle nostre finestre. E solo quando diveniamo capaci di fermarci ad osservare l’immagine che abbiamo dinnanzi, di percepirla come un messaggio per noi, di curarla e di amarla, che allora possiamo fare un passo ulteriore. E uscire pian piano nel mondo e proteggerlo immagine dopo immagine, pezzetto dopo pezzetto.

Dobbiamo fare un passo indietro per poter andare avanti in modo sano e costruttivo.

Siamo diventati ingordi, insaziabili, avidi di possedere tutto ciò che c’è là fuori.

Le nostre finestre ci parlano. Anche se ci portano immagini di campagna, di città, di paesi o di colline. Ad ognuno di noi stanno trasmettendo un grande grandissimo messaggio.

La persona che vediamo nella casa di fronte, quel cespuglio in giardino, il gatto sui tetti, la musica, i panni stesi. Tutto è come un’opera teatrale solo per noi. Messa in moto per comunicarci quel messaggio.

 

E’ giunto il momento di coglierlo e di custodirlo nel profondo di noi stessi. Proprio nel cuore della nostra persona, laddove esistono i segreti del mondo, i misteri della vita, in quel luogo arcaico dove avvengono i cambiamenti.

Soffermiamoci sull’immagine che la nostra finestra ci mostra.

Basta solo essere testimoni di questa immagine, percepirla, osservarla. Per far arrivare il messaggio. Che si depositerà in noi sotto forma di intuizione, nuovo pensiero, idea diversa dal solito.

Abbiamo finalmente il tempo di farlo. Con gli occhi, con un pennello, con foglio e penna, con le mani.

E mentre noi ci dedichiamo ad interpretare i messaggi del cosmo riservati solo a noi, il mondo si prende anch’esso una pausa dalla nostra avidità ed è come se iniziasse a pulsare di nuovo.

I delfini si stanno avvicinando ai porti senza navi e traghetti, le anatre sono planate in fontane prima troppo affollate per sceglierle come atterraggio sicuro, gli uccellini cantano più del solito perchè non disturbati da rumori assordanti, gli alberi si preparano a fiorire senza smog.

Il mondo sta regnando sovrano. E noi ci prepariamo a divenire i suoi custodi.

Un custode che celebra con canti e balli le notti di luna piena, che s’inchina ai suoi abitanti animali, che rende il suo passaggio nel mondo un passaggio silenzioso, rispettoso, arricchente.

Ma per divenire custodi della vita abbiamo bisogno di grandi prove, faticose cadute, grande coraggio.

Siamo solo all’inizio di questa investitura.

Dobbiamo incominciare dalle nostre finestre.

E’ questo il tempo per farlo.

Elena Bernabè