Molto spesso plasmiamo la nostra esistenza secondo dettami che non ci corrispondono: mettiamo limiti a ciò che pensiamo di essere in grado di fare (“non sono tagliato per l’arte”) o di avere l’autorizzazione di fare (“non posso permettermi di fare questo lavoro che mi piace davvero”), ma anche a ciò che pensiamo di essere (“c’è qualcosa in me che non va”). Siamo la maggior parte del tempo la nostra più imponente fonte di limiti e non ce ne rendiamo conto.

Questo comportamento per lo più inconsapevole ci confina ad un percorso che non rispecchia né le nostre reali capacità, andando a spegnere la fiamma dei nostri talenti, né le nostre reali aspirazioni. Tutto ciò ha una negativa conseguenza su di noi in quanto ci rinchiude in un circolo vizioso che ci spinge alla frustrazione, all’insoddisfazione, e alla sensazione di non combinare nulla nella vita.

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I limiti della tua zona di sicurezza possono trasformarsi da scudo a prigione per la tua anima

La nostra comfort zone è utile e non va demonizzata, dopotutto è funzionale alla vita avere una zona di sicurezza nella quale sentirsi al proprio agio; una vita sempre fuori dai nostri confini sarebbe oltremodo stressante anche se ricca di stimoli. Tuttavia, anche se è utile nella nostra vita quotidiana, è importante usarla in maniera equilibrata, senza trasformare i confini di questa zona di sicurezza in limiti invarcabili in quanto potremo, con l’avanzare del tempo, perdere gradualmente quel tanto di sicurezza in noi e nelle nostre capacità per oltrepassarli.

Arrivati a questo punto, infrangere i limiti che ci siamo auto-imposti potrebbe farci sentire in pericolo e scatenare in noi delle reazioni difensive che avranno come unica conseguenza quella di rinchiuderci sempre più in quella zona di sicurezza, nella quale, per sentirci al sicuro e protetti, siamo costretti a rinunciare al nostro benessere interiore, alla nostra autenticità e a tutto ciò che sognavamo di realizzare nel mondo.

Il problema è che quella paura non solo ci isola dal monda ma rosica anche, seppur lentamente, i margini della nostra zona di sicurezza rendendoci quella vita, scelta per “paura di…”, sempre più stretta fino a toglierci il respiro. A questo punto, raggiungeremo un salutare stato di crisi profonda durante la quale avremo l’opportunità di aprire gli occhi e renderci conto di tutto il male che ci saremo fatto e, nel migliore dei casi, di fare esplodere gioiosamente i muri della nostra prigione mentale. Se tutte le nostre sicurezze crolleranno e avremo la sensazione di sentirci nudi, esposti e vulnerabili, almeno ci sentiremo vivi e potremmo ricominciare da zero una vita più autentica, più a nostra immagine, decisamente più liberi.

La curiosità è una porta verso l’autenticità: ti aiuta a riconoscerti

Non è necessario passare per uno stato di crisi profonda per vivere in maniera più autentica e che rispecchi il nostro vero essere, è sufficiente coltivare una qualità importante: la curiosità, il desiderio di comprendere, scoprire, andare oltre ciò che si conosce già. È la curiosità che ci aiuta a mettere il naso fuori dalla porta ogni tanto, ad aprirci al mondo, a provare, sperimentare, a vivere fuori dai confini delle nostre credenze o dei limiti imposti per ideologia.

“Essere ‘zingari’ nell’anima significa non farsi trovare dove stabiliscono gli altri. Significa essere ‘altrove’ rispetto alle mode, alle ideologie, alle faziosità, al conformismo, alle invidie. Gli zingari dell’anima hanno infinite partenze.”
(Alessandro Pronzato)

L’essere curioso è scomodo perché è libero e non si lascia imprigionare facilmente, scova le bugie e le falsità, distrugge le teorie campate in aria, ma soprattutto impedisce alla paura di avere la meglio su di lui e di confinarlo in uno spazio stretto, troppo stretto per l’impulso di vita che custodisce dentro di sé e che cerca di realizzarsi, di lasciare un’impronta nel mondo come testimone del suo passaggio, seppure breve, su questa terra.

Questa curiosità intellettuale (da non confondere con l’indiscrezione) è forse la scintilla fondamentale per vivere una vita più consapevole, più aperta verso il possibile, l’inatteso, la meraviglia, in quanto si manifesta spesso come un desiderio irrefrenabile, come un fuoco che accentua la sete di conoscenza; è l’antidoto alla routine, alla noia, alla notte oscura che cala sull’anima. Ci spinge al viaggio, interiore ed esteriore, per scoprire nuovi mondi, per capire il mondo, per comprendere il senso della nostra vita.

 

È cercando, sperimentando, tentando e anche fallendo che ci avviciniamo al significato della nostra esistenza, è andando alla scoperta delle differenti manifestazioni della vita fuori dall’abitudinario e dal conosciuto che abbiamo la possibilità di ricordare chi siamo e quali talenti ancora inespressi custodiamo dentro di noi, perché è mettendoci alla prova che potremo farli emergere.

Più usciamo dalla nostra zona sicura, più facciamo esperienza del mondo e più diventiamo ricchi di lezioni e comprensioni: l’intuizione si fa più acuta, accumuliamo un sapere esperito che vale la pena trasmettere. Diventiamo parte della ricchezza del mondo stesso perché non ci siamo accontentati di custodire il seme della vita che ci era stato donato: lo abbiamo fatto germogliare ed è uscito allo scoperto; e lì, fuori dal terreno dov’era stato piantato, l’unico limite che gli è rimasto è il cielo.

Quindi nel caso ci sentissimo soffocare nella vita, occorrerà  aprire la porta e mettere il naso fuori dalla nostra zona di sicurezza e lanciarsi, agire, osare vivere.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in DBN
www.risorsedellanima.it