Abbiamo tutti sentito parlare della sincronicità, concetto teorizzato dal celebre psicanalista svizzero Carl G. Jung nel secolo scorso, e che non manca di porre interrogativi sulla struttura della realtà intesa come tessuto organico tra psiche e materia; ma cosa rappresentano e come possiamo riconoscere gli eventi sincronici nella nostra vita?

Pensiamo ad un vecchio amico ed ecco che il telefono squilla: è lui; un libro cade dalla libreria e si apre su un passaggio che parla di ciò che stiamo vivendo in quel momento; guardiamo un film e la trama rispecchia la nostra ultima discussione col partner, ecc.; queste “coincidenze” che rispondono in uno strano modo alla nostra realtà interiore erano per C. G. Jung degli eventi sincronici, ovvero, che accadevano in simultanea all’infuori della dinamica di causa-effetto, ovvero, erano acausali.

La sincronicità e l’importanza dell’archetipo

psicologia-analitica-jung

La parola “sincronicità” deriva dal greco syn, che significa “con” (l’idea di riunione), e chronos, “tempo” , col significato di “riunione nel tempo”, “simultaneità”; e rappresenta, come lo spiega C. G. Jung nella sua opera Les racines de la consciences pubblicata nel 1954, “il legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro, ma non in maniera causale, cioè non in modo tale che l’uno influisca materialmente sull’altro; essi apparterrebbero piuttosto a un medesimo contesto o contenuto significativo, come due orologi che siano stati sincronizzati su una stessa ora”.

Per Jung, che teorizzò la sincronicità, e per Marie-Louise Von Franz che ne sviluppò ulteriormente il concetto, questi eventi esterni che s’ incrociavano con i momenti della vita psichica seguivano delle regole che esulavano dalla causalità, andando a ricongiungersi in una matrice archetipica comune. Sarebbe infatti un archetipo, un’energia primitiva primordiale legata all’inconscio collettivo, ad essere il punto di partenza, al livello collettivo, di queste coincidenze avvenute non così “a caso”.

“Per quanto possiamo valutare oggi la situazione, gli eventi sincronistici sono sempre collegati all’attivazione d’un archetipo.”
(Marie-Louise Von Franz)

Perché è utile riconoscere gli eventi sincronici nella nostra vita

Per capire il messaggio che può veicolare la sincronicità, bisogna riconoscerla: non puoi seguire i sassolini se non li vedi perciò occorre coltivare uno stato interiore di osservazione; ciò implica essere presente e consapevole sia al livello della propria realtà interiore che nel mondo esterno, in quanto la sincronicità si manifesta proprio al crocevia tra queste due realtà.

Nella pratica, per poter seguire i sassolini, bisogna comprendere a quale punto siamo nel cammino e cosa sta succedendo dentro di noi: è infatti in base ai nostri codici personali che un evento sincronico acquisisce un significato per noi.

Se una frase poetica scritta su un muro della mia città non avrà altro significato all’infuori del contesto nel quale la leggerò, diventerà viva e con un significato ben diverso se qualche minuto prima, il mio compagno che si trova a km di distanze e che non vedo da giorni, pronuncerà esattamente le stesse parole che quelle impresse sul muro. In quel momento, ci sarà un’unione tra spazio e tempo, tra il mondo fuori e dentro di me.

Nel momento in cui ci troviamo di fronte ad una sincronicità, abbiamo la possibilità di accoglierla e lasciarci guidare da essa, con la consapevolezza che, facendolo, qualcosa in noi cambierà; oppure possiamo lasciarla svanire. È vero che non sappiamo molto di questi eventi e della meccanica che li provoca (e secondo quali criteri si verificano), ma fino a quando gli studi iniziati da C. G Jung e Wolfgang Ernst Pauli, padre fondatore della meccanica quantistica negli anni 20 del secolo scorso e Premio Nobel nel 1945 per il principio di l’esclusione, troveranno una spiegazione, ciò che possiamo fare è riconoscere la sincronicità per ciò che è: un punto d’incontro tra due dimensioni che riveste un significato particolare per la persona che lo percepisce.

“Finora ci siamo occupati delle manifestazioni concrete di serie ricorrenti, senza tentare di spiegarle. Abbiamo scoperto che il ricorrere di dati identici identici o similari in regioni contigue o di spazio di tempo è un puro dato di fatto che deve essere accettato e che non si può spiegare con la coincidenza – o, piuttosto, che questo dato di fatto fa regnare la coincidenza in misura tale che il concetto stesso di coincidenza viene negato.”

(Paul Kammerer, biologo austriaco)

La sincronicità ci aiuta a capire quale contenuto psichico si è attivato ed emerge all’esterno di noi, ci spinge a conoscerci meglio, a comprendere i nostri simboli interiori e, ad un livello più ampio, a muoverci nel magma creativo del mondo, al livello dell’inconscio collettivo, come se fossimo le cellule di un organismo vivente che si rinnova ad ogni momento.

L’osservazione degli eventi sincronici spinge la comprensione del mondo al di là dei margini della razionalità: la linearità sparisce per lasciare spazio ad uno spazio/tempo creativo e in creazione che si apre a mille possibilità. Ma dove ci porteranno questi sassolini che attraggono la nostra attenzione e ci portano a vivere esperienze che nemmeno avremmo potuto immaginare?

Forse ci guidano verso il nostro Essere autentico. Forse ci riportano semplicemente a casa.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it

 

*Fonti citate nei links