La pigrizia è una mancanza di determinazione nel compiere un’azione e può colpire chiunque. Anche se non è socialmente ben accettatala, a volte può risultare utile, soprattutto quando di fronte a noi c’è un compito gravoso e le nostre risorse sono obiettivamente poche; in questo caso, la pigrizia si attiva per evitarci di sprecare inutilmente le nostre energie e metterci in una condizione disagevole.

Altre volte, la pigrizia può nascondere un comportamento nevrotico, una ricerca fanatica della perfezione, un conflitto interiore talmente forte da portare alla paralisi.

La pigrizia serve a risparmiare energia

Alla base, la pigrizia è un meccanismo di sopravvivenza: se le nostre scorte di glucosio sono insufficienti, il cervello ci intimerà di fermarci per evitare di ritrovarsi in una situazione di penuria che potrebbe sconvolgere l’equilibrio e il buon funzionamento dell’intero organismo.

Immaginiamo per esempio i nostri progenitori nomadi che vivevano periodi di carestia anche prolungati. Invece di andare a caccia giorno e notte senza la sicurezza di trovare cibo, era più efficiente aspettare e risparmiare le forze fino al momento in cui avrebbero avuto la certezza di trovare qualche animale da cacciare. Questa funzione di risparmio energetico è rimasta ancorata in noi in quanto promuoveva la sopravvivenza della specie.

Sebbene abbia in origine una funzione utile, è anche vero che i tempi sono cambiati e ora la pigrizia nasconde spesso ben altro che una debolezza momentanea o una scarsità di risorse: spesso maschera una paura, funge da scappatoia, diventa una via d’uscita per non agire, per non prendere alcune responsabilità, per fuggire dalla realtà.

La pigrizia può nascondere una paura di fallire

“L’unico uomo che non commette mai errori, è l’uomo che non fa mai niente.”
(Theodore Roosevelt)

Solo chi non fa nulla non sbaglia mai… ma spreca la sua vita! La pigrizia può mascherare una paura di fallire o di sbagliare; pensiamo al peggiore scenario che potrebbe capitarci se ci mettessimo all’opera e spesso la nostra sceneggiatura è talmente convincente che nemmeno iniziamo.

La pigrizia a volte nasconde un perfezionismo talmente estremo da preferire la sterilità dell’inazione al movimento vitale: se la perfezione ultima diventa un’ossessione, una nevrosi, allora l’azione umana è considerata per sua natura come fallibile e quindi inutile.

Occorre tenere a mente che la perfezione non è di questo mondo, può tutt’al più rimanere un ideale verso il quale muovere i nostri tentativi ma bisogna ricordare che seppure potrà indirizzarci, rimarrà sempre fuori dalla nostra portata, ecco perché è importante imparare a goderci il viaggio.

La nostra vita ha già un senso ora, non ne avrà di più quando avremmo raggiunto il nostro scopo secondo i nostri parametri illusori impregnati di un perfezionismo fanatico. Meglio vivere facendo errori che aspettare la perfezione e morire senza aver vissuto.

“C’è differenza fra lottare per il risultato migliore e sfiancarsi per la perfezione. Il primo atteggiamento ha un obiettivo raggiungibile ed è gratificante e salutare; il secondo ha una meta spesso irraggiungibile ed è frustrante e fonte di nevrosi. Per di più comporta un assurdo spreco di tempo.”
(Edwin Bliss)

La pigrizia che indica il conflitto tra dovere e volontà

A volte la pigrizia è la conseguenza di un conflitto interiore tra ciò che sappiamo dover fare e ciò che vorremmo fare, non si riesce a prendere una decisione e si rimane bloccato tra le due cose, in una situazione ansiogena che ci ruba le energie, che ci svuota interiormente.

In questo caso non è una questione di mancanza di volontà, anzi, perché la forza di volontà nel fare è uguale al dispiacere nel compiere un’azione che non ci aggrada, e siccome la somma di due forze di uguale intensità che vanno in direzione opposte è nulla, non si va da nessuna parte e si rimane bloccati nella più totale apatia senza sapere cosa fare.

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Non si tratta di un’inattività serena ma di una paralisi esterna che nasconde una tensione interiore estremamente forte; dentro di noi, l’ansia aumenta fino a sfociare in disturbi psicosomatici: insonnia, emicrania, mal di pancia, spossatezza inspiegabile, ecc. In questo caso, occorre studiare per bene cosa ci blocca e trovare un compromesso, un terreno d’incontro tra il dovere e il piacere per muoverci dalla situazione di stallo.

Quando la pigrizia diventa un rifugio

La pigrizia è in grado di auto-alimentarsi; meno facciamo e meno abbiamo voglia di fare, ci sentiamo stanchi senza fare nulla e la noia si attacca ai nostri giorni come una gomma da masticare buttata sul marciapiede si attacca alle nostre scarpe durante una giornata di caldo intenso: non te ne sbarazzi più!

Se seguiamo questa scia, finiremo per affondare in un limbo, un mondo di mezzo grigio e tetro, col pericolo di non uscirne più che attraverso una dolorosa crisi esistenziale. La domanda è: cosa ci spinge a rimanere imprigionati in quel limbo? Spesso il motivo che si nasconde dietro quel circolo vizioso è una voglia di scappare da una realtà che non ci piace o dalla quale abbiamo poche speranze di uscire, allora ci costruiamo un mondo intermedio, illusorio, che ci chiede poco sforzo, al costo di sacrificare parte della nostra vita pur di sentirci al riparo dal dolore che potrebbe causarci, secondo la nostra visione delle cose, una presa di responsabilità. Preferiamo nasconderci sotto le lenzuola invece di andare ad aprire la porta alla vita che bussa fuori.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it