Noi parliamo di “volontà” come di qualcosa che implichi uno scopo da raggiungere e difficoltà da superare. Questo principio però lo applichiamo solo per gli adulti. Di certo non considereremmo “volontarie” le azioni di un adulto guidato dall’ira. Quando si tratta dei bambini invece, si pensa che le loro azioni disordinate e violente siano atti di volontà. Un bambino che morde, che spinge, che picchia, lo fa apposta. Un adulto no. Questo, posso pensare che derivi dal fatto che si crede nella mente cosciente dell’adulto, mentre il fanciullo viene guidato da una mente ancora incosciente, ma “la realtà dei fatti è che la volontà non porta al disordine e alla violenza; questi sono segni di deviazione e di sofferenza. La volontà nel suo campo naturale è una forza che spinge ad azioni benefiche alla vita.”

“La volontà cosciente è un potere che si sviluppa con l’esercizio e con il lavoro.”

Ma la chiave di volta è che il bambino deve poter scegliere spontaneamente il lavoro, solo così egli potrà amare ciò che fa e far sì che avvenga lo sviluppo della volontà cosciente.

Uno degli scopi principali dell’educazione è quello di spezzare la volontà del bambino per renderlo obbediente alla volontà dell’adulto, che si basa su principi morali, sociali e personali ritenuti “giusti” modelli da seguire. Ma lo scopo dovrebbe essere di ben alto grado: bisognerebbe coltivare la volontà cosciente del bambino e far sì che essa sbocci in tutto il suo splendore.

E’ facile spezzare la volontà di un bambino. L’amore che egli prova per l’adulto lo porta a combattere una guerra quotidiana con se stesso pur di obbedire a ciò che lui gli sta chiedendo di fare.

Dice la Montessori: “E’ facile distruggere: la devastazione di un fabbricato può avvenire in pochi secondi con un bombardamento o un terremoto; ma quanto difficile è invece la costruzione!Essa richiede conoscenza delle leggi dell’equilibrio, della resistenza dei materiali,ed anche dell’arte, perchè la costruzione sia armoniosa. Se tutto ciò è necessario al compimento di una costruzione materiale inanimata, quanto più richiederà la costruzione dello spirito umano!Essa avviene nell’intimo. Il costruttore non può essere dunque ne la madre, ne l’insegnante: essi non sono gli architetti, ma possono solo aiutare l’opera di creazione che procede dal bambino stesso. Aiutare, questo dovrebbe essere il loro compito e il loro scopo, ma esse hanno anche il potere di distruggere e di spezzare con la repressione.

Il pregiudizio più comune nell’educazione ordinaria implica che tutto si possa ottenere con l’insegnamento (ossia rivolgendosi all’udito del bambino), o col portare se stessi ad esempio per essere imitati (una specie di educazione visuale); mentre la personalità può essere sviluppata solo con l’esercizi proprio. Il bambino è comunemente considerato come un essere recettivo invece che come un individuo attivo. 

L’educazione abituale non solo preclude alla volontà l’occasione di svilupparsi, ma ostacola questo sviluppo e direttamente ne inibisce l’espressione. Ogni tentativo da parte del bambino è represso come una forma di ribellione: si direbbe che l’educatore faccia tutto il possibile per distruggere la volontà dell’allievo. L’ubbidienza è la base segreta dell’insegnamento.

La disciplina poggia su minacce e paura. E si giunge così a concludere che il bimbo disubbidiente è cattivo e quello ubbidiente è buono.”

Queste dure parole fanno riflettere moltissimo. Il pregiudizio di allora è ancora il pregiudizio di oggi. Un bambino che non ubbidisce all’adulto è un bambino cattivo. Trovo aberrante pensare che non ci sia stata un’evoluzione in questo senso. Abbiamo creato robot pensanti e non ci siamo accorti che i bambini vivono costantemente il grossissimo rischio di  essere programmati per non pensare.  

Si vuole omologare i bambini dal principio tra loro e poi, come piccoli soldatini, si dirigono verso la sfera dell’adulto. Ma se riuscissimo a vedere le cose da un altro punto di vista, ad intendere che l’ubbidienza non può e non deve essere indotta con minacce e paure, ma che si può ottenere addirittura di più della semplice esecuzione di azioni o comportamenti indotti, forse si inizierebbe un cambiamento epocale, una grande rivoluzione dell’Essere.

La Montessori aveva individuato tre gradi di obbedienza:

“Nel primo grado il bambino ubbidisce solo occasionalmente,non sempre. Tra un anno e sei l’ubbidienza dipende da fatti di formazione. Una certa abilità ed una certa misura di maturità sono necessarie per poter attuare l’azione comandata.E’ necessario perciò stabilire prima la possibilità materiale dell’ubbidienza in relazione allo sviluppo raggiunto. Ed è per questo che un bambino prima dei tre anni non può essere ubbidiente, se il comando ricevuto non corrisponde all’impulso vitale (horme). Anche il piccolo dopo i tre anni non può tutto a un tratto agire secondo la volontà di un altro individuo, nè comprendere da un giorno all’altro la ragione e la logica di fare quello che si vuole da lui. Certi progressi sono il risultato di una formazione interiore che passa attraverso vari stadi. Finchè questo periodo di formazione perdura, può avvenire che il bimbo ogni tanto riesca a compiere un’azione comandata, ma questa corrisponderà ad una acquisizione di maturità interiore appena fatta; solo quando l’acquisizione è diventata salda e permanente, la volontà ne può disporre. Questa incapacità di ripetere l’atto di ubbidienza viene attribuita a cattiva volontà. L’insegnante con la sua insistenza e le sue critiche, può ostacolare lo sviluppo interno che è in atto.

E’ faticoso questo stadio per gli adulti. Essi vorrebbero piegare la volontà del bambino, di modo da poter svolgere il loro compito senza sforzo alcuno. Ma una volta appreso che il bambino sta,in realtà, tentando di sviluppare le sue abilità al fine di eseguire la nostra volontà, dovremmo metterci in ascolto, in silenzio, del delicato processo e tentare di non ostacolarlo con le nostre pretese fuori luogo. Pretenderemmo che un bambino appena nato camminasse? No, certo. E dunque la stessa fiducia e la stessa paziente attesa dovremo avere con questi piccoli cuccioli d’uomo che creano la volontà cosciente.

“Il secondo grado è raggiunto quando il bimbo può ubbidire sempre – ossia quando non vi sono più ostacoli dipendenti dal suo sviluppo. Le sue abilità ben consolidate possono ora venir dirette, non solo dalla sua volontà, ma anche dalla volontà di un’altra persona.”  Attenzione, questo non significa che il bambino ubbidisca sempre o che l’insegnante o la madre debba pretendere l’ubbidienza assoluta, ma la Montessori osservò, che il bambino ora POTEVA farlo, perchè non vi erano più ostacoli di abilità in via di sviluppo.

Ma è il terzo stadio,  che fu il bambino stesso a mostrarlo a Maria Montessori,quello che dovrebbe farci riflettere maggiormente.

Il terzo grado è l’ubbidienza diretta verso una personalità della quale egli sente la superiorità. Lì il bambino sente la volontà di obbedire per diventare “grande” come la personalità che lo guida. Non obbedisce perchè DEVE farlo, ma perchè VUOLE farlo. E qui sta la grande, immensa differenza tra l’obbedienza nata da minacce e paure, e l’obbedienza nata dalla volontà.  Generalmente ci si ferma al secondo stadio. Il bambino obbedisce e noi abbiamo ottenuto ciò che desideravamo, ma così facendo perdiamo l’occasione di donare GIOIA, VOLONTA’ e SVILUPPO nell’atto di obbedire. 

“Prima il bambino agiva istintivamente, ora agisce coscientemente e volontariamente: e questo è un risveglio dello spirito.”

Concludo con questo breve racconto della Montessori in cui racconta della visita di una signora aristocratica alla loro scuola, che disse ad un bambino: “Così questo è un posto dove fate quello che volete, non è  vero?” e il bambino rispose: “No, signora, noi non facciamo quel che vogliamo, vogliamo quel che facciamo!” M.Montessori La mente del Bambino.

Educatrice Manuela Griso