A volte ci cacciamo in relazioni che ci fanno soffrire, che ci mettono alla prova per diversi motivi: incompatibilità di carattere, sensazioni di non essere amato, valorizzato, riconosciuto, mancanza di rispetto, di comprensione, di complicità,… E col senno di poi, è difficile comprendere il motivo che ci ha spinto a scegliere, di nostra spontanea volontà, di vivere in una relazione del genere.

Rimanere in una relazione problematica: sì o no?

Possiamo avere delle relazioni disfunzionali, che sia di coppia o tra amici, per diversi motivi e avere la voglia di scappare a gambe levate al più presto; tuttavia, il rischio è quello di vivere questo momento di prova per nulla: se si mette fine ad una relazione senza capire le dinamiche che ci hanno spinto a sceglierla oppure senza renderci conto dei comportamenti che emergono quasi in automatico, rischieremo di ripetere lo stesso errore poi nelle future relazioni.

Ecco perché le relazioni difficili sono delle maestre spietate di vita: ci sbattono in faccia le conseguenze delle nostre scelte ed azioni (o non-azioni) sbagliate; e spesso cosa facciamo? Fuggiamo senza comprendere a fondo ciò che è successo e perché siamo arrivati a questo punto, quando affrontare il problema con coraggio ed aprire gli occhi sulla situazione sarebbe stato di gran lunga più proficuo.

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La comprensione delle dinamiche che hanno innescato la relazione tossica potrà fungere da vaccino in futuro: servirà a tenerci lontani da eventuali relazioni disfunzionali che potrebbero ripetersi; ecco perché le relazioni che ci fanno soffrire sono maestre di vita.

Per evitare che le relazioni che ci fanno soffrire diventino violenti

coppia in gabbia

Quando si parla di affrontare il problema, soprattutto se parliamo di una relazione di coppia che non funziona, non significa rimanere aggrappato alla relazione tossica costi quel che costi, anzi! Aprire gli occhi su ciò che ha permesso a questa relazione di svilupparsi in modo disfunzionale oppure sulle ragioni che ci hanno spinto a scegliere la persona “sbagliata” (anche se già all’inizio sentivamo che qualcosa non andava per il verso giusto), è un lavoro di consapevolezza che possiamo fare a distanza, fuori dalla coppia.

Fare un lavoro onesto su di sé, soprattutto se abbiamo tendenza a cacciarci in relazioni simili dove sono presenti schemi ripetitivi anche se con persone diverse, sarà molto utile per evitare di farsi violenza, spingendoci magari a rimanere in una relazione che ci rende profondamente infelice o peggio, che rischia di inasprirsi fino ad arrivare al peggio: alla violenza fisica o psicologica.

In proposito, se stai vivendo una relazione violenta dove i maltrattamenti sono fisici e/o psicologici, è meglio chiedere aiuto al più presto: è una questione di sopravvivenza. Ricorda che la tua vita è la cosa più importante.

Se soffri di violenza di genere o stalking, che tu sia uomo o donna, sappi che potrai contare sul NUMERO VERDE anti-violenza 1522: servizio gratuito ed attivo 24 ore su 24. Sarai accolto/a da operatrici specializzate che potranno aiutarti o indirizzarti verso una Casa Rifugio.

Cosa fare se vivi in una relazione infelice

differenze

Le relazioni difficili possono aiutarci a crescere: imparando la lezione che questa sfida relazionale ci invita a riconoscere, abbiamo la possibilità di superare l’impasse e vivere questa relazione in maniera più equilibrata e sana; altre volte, sarà proprio la lezione appresa a farci capire che è tempo di mettere un punto finale alla nostra storia.

Ma quale tipo di lezione potremmo imparare da queste relazioni? Spesso, si tratterà di aprire gli occhi sui nostri comportamenti inconsci, ereditati dall’ambiente familiare; sulle nostre reazioni disfunzionali che tradiscono un disagio, una sofferenza interiore, una nostra paura; sul nostro modo di approcciarsi all’altro che mostra un nostro malessere interiore, più di una reale forma di affetto.

In questi casi, il miglior modo di andare oltre questa fase della relazione è parlare di ciò che non va con l’altro, affrontando con coraggio il problema, perché mettere la testa sotto la sabbia non porterà nessun beneficio. In questi casi, occorrerà investire la propria energia sulla comunicazione:

1. La comunicazione interiore, con noi stessi.
2. La comunicazione esteriore, con l’altro.

Parliamo di una comunicazione sincera, senza veli né giudizio, assertiva e che mira ad una reale risoluzione del problema più che a sapere chi ha ragione o torto.

Sarà utile avere questo tipo di comunicazione anche con la nostra parte più profonda: accettando di guardare la realtà dei fatti invece di sprecare la propria energia nel rifiutarla perché fa male guardare l’immagine ideale di questa coppia, che ci eravamo costruiti in tutti questi anni, ridotta in frantumi; oppure rendendoci conto che il nostro comportamento riflette una personalità diversa da quella che pensavamo di avere.

Se c’è una reale volontà di guarire un rapporto, bisogna cominciare da sé, perché la relazione è fatta di singoli individui, ognuno con le proprie ferite, le proprie imperfezioni, le proprie debolezze; nessuno è perfetto e ognuno di noi può sbagliare, ma è importante capire se questi nostri punti d’ombra, oppure quelli dell’altro, occultano oppure no gli aspetti positivi del rapporto che abbiamo con lui/lei: la complicità, l’affetto, il rispetto, la volontà di costruire qualcosa assieme.

In fine dei conti, le relazioni chi ci fanno soffrire ci spingono a guarire noi stessi così da poter chiudere un ciclo di sofferenza in maniera definitiva, sia che si decida di andare avanti oppure no.

relazioni difficili

Scopri la regola dei 3 presenti per chiudere i cicli

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it