Esistono regole sociali che vanno rispettate. Questo perché si vive in una comunità ed è anche attraverso gli occhi di questa comunità che io cerco la conferma del mio valore.

Per un bambino molto piccolo, la prima comunità è la famiglia. Mamma e papà rappresentano tutto il suo mondo, che piano piano si allarga a nonni, zii, cugini..

Le regole di una famiglia sono importanti tanto quanto l’Amore. E vanno rispettate. Non perché lo dicono mamma e papà, non perché se non le rispetti ti becchi una punizione, ma perché ti accorgerai, Bambino, che sono regole “giuste”.
Cosa intendiamo con il termine “giuste”?
Sono le regole di sicurezza. Quelle regole imprescindibili, che sono universali.
“Le dita nella presa non vanno messe”, per esempio. Quindi le regole per la sicurezza fisica sono universali e se non si rispettano le conseguenze possono essere gravi. Si sa che i danni fisici sono quelli che risaltano di più, perché sono facilmente visibili, ma ci sono anche delle regole che proteggono l’immagine di sè, l’autostima e la parte emotiva di un individuo, che sono altrettanto importanti. Anche queste fanno parte delle regole “giuste”.

Dicevamo che la prima comunità che il bambino abita è quella della famiglia, del trittico mamma-papà-bambino. Attraverso le reazioni di mamma e papà il bambino percepisce se ciò che sta facendo è accettato o meno e tarerà il suo comportamento in base a questo.
Imparerà per ciò, che ci sono cose che si possono fare e scatenano gioia, risa, serenità e gioco e altre che provocano visi più scuri, arrabbiature, tristezze. Se manca questo processo, sia da un lato che dall’altro, il bambino che ne risulterà sarà emotivamente in difficoltà.

Chi non riceve mai dei NO, sviluppa l’idea dell’onnipotenza, del “voglio-posso-comando”, che lo metterà a dura prova nel momento in cui la sua comunità si allargherà. Al contrario chi viene continuamente contestato e smorzato, svilupperà problemi di scarsa autostima, remissività.

In entrambi i casi potrebbe nascere un sentimento di rabbia più o meno repressa che scaverà nell’Io del bambino.

Quando il bambino affronterà il nido o la materna e dovrà confrontarsi con adulti e pari di diversa natura e cultura, dovrà sviluppare il suo spirito di adattamento e ri-tarare i suoi parametri. Vivere in comunità significa anche avere delle regole da seguire. Più ,o meno, decise da noi. Ci sono contesti in cui ci è concesso scegliere quali regole è giusto seguire e contesti in cui questo non è possibile. Il bambino ha BISOGNO di sapersi giostrare in entrambi i casi, perché ne va della sua autostima.

Ci sono fasi, come per qualsiasi tappa dello sviluppo, in cui ad un bambino si può chiedere di rispettare certe regole e, a mano a mano che cresce, si può lasciare andare alcuni aspetti perché ha fatto suoi i valori che stanno dietro a queste  regole, per cui non sono più necessarie. Tutti noi abbiamo delle regole morali (che preferisco definire VALORI) e sociali che rispettiamo ogni giorno. I nostri Valori fanno parte di ciò che siamo. Le regole sociali ci permettono di vivere in una comunità in modo equilibrato.

Un esempio concreto: se lascio che mio figlio a casa lanci qualsiasi oggetto si trovi sotto mano, quando andrà all’asilo farà la stessa cosa. Ma ci sono oggetti che si possono lanciare per forma, dimensione, materiale e altri che NON si possono lanciare. E quando lo farà in un contesto in cui non è concesso, sicuramente avvertirà una certa confusione. Questo vale per tutto.

Se lascio che mio figlio mi “picchi” quando è arrabbiato o se non faccio ciò che dice, lo farà con chiunque e questo non lo porterà ad ottenere ciò che desidera, nè a calmare la sua rabbia.

È importante dare confini, essi fanno sentire il bambino protetto, amato, al sicuro.

Le regole sono quella protezione necessaria non solo per danni fisici, ma anche e soprattutto per proteggere la sua emotività. Un bambino lasciato libero di agire senza freno alcuno, è un bambino abbandonato a se stesso, una finta libertà che si trasformerà presto in una grandissima prigione. Sarà un bambino incompreso, visto come “difficile”, e questo lo farà avvertire come un “problema”, mentre è invece un bambino confuso e solo.

Va compreso il concetto di libertà, perchè si pensa troppo spesso, che libertà significhi “fare ciò che voglio, quando voglio”.Ma questa è la FINTA libertà. E’ la forma di libertà più semplice che un genitore possa applicare, perchè è più facile dire di sì che di no.

La libertà VERA invece è l’autonomia di pensiero, di prendersi cura di sè, di essere in grado di rapportarsi con gli altri, di gestire le proprie emozioni e reazioni, di autoregolarsi e autocorreggersi, la stima di sè. 

Insegnare questo, mostrare questo, è molto più complesso della finta libertà. Ci vuole una vita intera, alle volte, per raggiungere questo grado di consapevolezza che ci rende liberi davvero.

Le regole sono importanti tanto quanto l’Amore. 

Non smetterò mai di ripeterlo. I bambini senza regole soffrono tantissimo. Sono spaesati, soli, in balia di emozioni che non sanno gestire, di scelte che non possono affrontare. E’ come trovarsi in mezzo al mare, su una barca, senza saperla guidare e con il capitano che ti guarda senza dirti nulla.  La stima di sè poi, nasce sulla base dell’approvazione degli altri, delle risposte altrui ai nostri comportamenti. Solo con il tempo ci sarà un distacco da tale equazione e non verremo più influenzati dall’esterno, ma è un processo fisiologico (quello di partenza), che serve appunto per annaffiare il seme della nostra autostima e farla crescere, per sentirci amati e ben voluti.

Se non bastassero gli studi pedagogici a sostegno di quanto appena scritto, vengono in aiuto anche le nuove ricerche delle neuroscienze che illustrano come nei piccoli cresciuti senza regole si accendono i lobi frontali del cervello, quelli che producono l’ormone dello stress e dell’ansia (il cortisolo). Addirittura, approcci educativi autorevoli basati su regole opportune e sull’empatia con il proprio bambino, aumentano numero, grandezza e funzionalità dei neuroni.

“La mia libertà finisce dove inizia la vostra”. Martin Luther King

Educatrice Manuela Griso