I sogni sono stracci di nuvole,
scomposti e inconsistenti.
Mi fanno sentire vivo, capisci?
Vivo come non sono mai stato.

Chi è Dacia Maraini? Io la definirei una donna che ha fatto della sua travagliata vita esattamente quello che ne ha voluto, la immagino come una versione soft di Frida Kahlo, purtroppo non l’ho conosciuta di persona ma potrebbe ancora succedere, ma dalle sue interviste o seguendo la sua vita attraverso i suoi scritti, ne deduco che sia affascinante ed elegante ma allo stesso tempo determinata e passionale.

Dacia è nata a Fiesole in provincia di Firenze nel 1936 da un uomo, Fosco Maraini, appassionato di culture orientali e una nobildonna siciliana, Topazia Alliata; nel ’38 la sua famiglia si trasferì in Giappone per consentire al padre di effettuare uno studio approfondito sugli Hainu, una popolazione in via di estinzione stanziata nell’Hokkaido; purtroppo quando scoppiò la guerra nel ’43 il Giappone chiede ai Maraini di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò, ma essi rifiutarono e così tutta la famiglia fu rinchiusa in un campo di concentramento, dal quale riuscirono a liberarsi solamente grazie all’intervento americano a guerra conclusa.

Dacia Maraini

In questi anni Dacia vive in condizioni di paura, terrore e patisce la fame, temi che prenderanno vita anche in alcune delle sue opere e precisamente nella raccolta di poesie “Mangiami pure”.

Dopo 6 mesi dalla liberazione riuscirono a rientrare in Italia, le difficoltà economiche incombevano e i suoi genitori si separarono, lei visse per 8 anni a Palermo con la madre poi decise di andare a Roma dal padre; a segnare la sua vita ci fu anche la terribile perdita di un figlio al settimo mese di gravidanza e la separazione dal marito che la portarono a vivere ancora una volta di stenti e che crearono un vuoto dentro di lei, ma che allo stesso tempo le diedero la scintilla giusta per cominciare a scrivere e a diventare l’artista straordinaria che è tutt’oggi.

Dacia non scrive solo romanzi o poesie, si occupa di riviste letterarie e di scenografie, scrive i testi per il Teatro della Maddalena, che fonda lei stessa insieme ad altre donne, lei pensa che il teatro sia un luogo privilegiato per sensibilizzare il pubblico.

Nel 1962 incontra Alberto Moravia con il quale ebbe una relazione che durò 15 anni, ma senza mai sposarlo probabilmente perché Elsa Morante, ex moglie di Moravia, non volle mai concedergli il divorzio, nonostante lei stessa fosse innamorata di Luchino Visconti.

Molti dei suoi libri vennero trasformati in film come “Memorie di una ladra” con Monica Vitti e “Storia di Piera” con Marcello Mastroianni.

Ma cosa troviamo di così straordinario nelle sue scritture? Le donne, in primis, poi i temi sociali e i bambini con i loro problemi; Dacia Maraini è una scrittrice della “generazione degli anni Trenta” di cui fanno parte anche Umberto Eco e Alda Merini, tutti artisti importanti per la letteratura contemporanea, capaci di dare una prospettiva differente delle scene osservate e vissute.

Viviamo in un Paese abbastanza curioso perché soffre di una specie di schizofrenia, perché ha teoricamente una grandissima ammirazione e considerazione per la scrittura però una pratica molto pigra nei riguardi della lettura. ~ Dacia Maraini, intervista di Lidia Vitale ~

Per Dacia scrivere ha un significato importante, serve a passare oltre alla pazzia del mondo moderno affrontando emozioni intime e barriere psicologiche, nelle sue opere lei dà grande risalto alle emozioni e all’intricata matassa di inquietudini interiori; la condizione delle donne è un punto quasi fisso nelle sue opere, parla della violenza che subiscono in ogni campo ma afferma anche che è un tema insidioso e storicamente superato: “Le ideologie sono quasi tutte scomparse. Non ci resta che la prassi. Rimboccarsi le maniche e fare qualcosa per gli altri. Che importa se siano donne o detenuti, o malati di mente, o senza casa, o immigrati? Sono ai margini di un mondo che ci interpella. Da piccola mi mettevo sempre dalla parte di chi subiva un’ingiustizia”.

Dacia Maraini

Di seguito 10 delle sue frasi che reputo più belle:

• Un rapporto d’amicizia che sia fra uomini o fra donne, è sempre un rapporto d’amore. E in una carezza, in un abbraccio, in una stretta di mano a volte c’è più sensualità che nel vero e proprio atto d’amore.

• Dopo millenni di odi e di guerre per lo meno dovremmo avere imparato questo: che il dolore non ha bandiera.

• …Per questo è una viltà senza nome abbandonare un cane per strada. E’ come se un genitore lasciasse in mezzo a un marciapiede un figlio piccolo. E per giunta bisogna dire che il figlio a volte “capita” senza averlo voluto, ma un cane non capita mai per caso. C’è un atto di volontà nel mettersi in casa un animale domestico che implica una responsabilità purtroppo non sentita da tutti.

• Ieri come oggi, avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa, anche attraverso un silenzio nutrito di idee.

• L’informazione dovrebbe essere ricerca, dubbio, un interrogarsi e discutere sui grandi problemi che ci riguardano. Mentre spesso si cade nel sensazionale e nel patetico. Si cerca di colpire allo stomaco lo spettatore anziché farlo ragionare.

• Sono sempre le stesse donne dall’intelligenza lasciata a impigrire nei cortili delle delicate teste acconciate con arte parigina. Di madre in figlia, di figlia in nipote, sempre intente a girare intorno ai guai che portano i figli, i mariti, gli amanti, i servi, gli amici, e a inventare nuove astuzie per non farsene schiacciare.

• I sogni sono un sintomo del perdersi dentro il bosco di una storia.

• Si va via per tornare.

• La conseguenza più crudele dello stupro infantile, ormai lo sappiamo, è che rende il bambino nemico di se stesso. Quasi sempre la vittima introietta il disprezzo dell’aguzzino e si giudica sporca, mostruosa. Secondo questo perversomeccanismo mentale, la colpa è sempre di chi si fa stuprare. Lo stupratore diventa quasi come un destino già scritto, un evento crudele ma inevitabile come un terremoto, un’alluvione, e questo finisce per alleviare la sua colpa.

• L’amore è una cinciallegra che vola e non riesci a fermarla, nemmeno a metterle il sale sulla coda.

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com