Era una cosa che accadeva d’abitudine in passato. Le nostre mamme e le nostre nonne che aspettavano un bambino non sapevano se sarebbe nato un maschietto o una femminuccia fino al momento della nascita. La loro non era una scelta ma una decisione obbligata poiché non esistevano ancora macchinari ecografici – o se esistevano non erano così efficienti come quelli attuali –  che potevano svelare il mistero!

Per i miei primi due bimbi ho voluto conoscere il sesso: troppa era la curiosità, ancora di più era la difficoltà a indirizzarci verso un nome oppure un altro e la possibilità di focalizzarci solo sui nomi maschili oppure solo su quelli femminili ci dava un senso di sicurezza. Ho avuto una femmina e un maschio ed ora che attendo il mio terzo bimbo vorrei conoscere il sesso solo alla nascita. Non perché ho già avuto dei bambini dell’uno o dell’altro sesso ma per altri motivi, molto più profondi e significativi.

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Giungere a questa decisione fa parte del cammino di ciascuno: c’è chi è già pronto al primo figlio e vuole conoscerlo in toto solo alla nascita e chi invece anche avendone 4 non riesce a non sapere prima se è maschio o femmina. Non esiste un giusto o uno sbagliato: ognuno deve prendere le decisioni in base al proprio cammino di vita.

Io penso che siamo arrivati ad un punto in cui il troppo sapere non ci fa più sentire e spesso vogliamo sempre più informazioni per mettere un po’ a tacere il nostro istinto. Lo facciamo per abitudine, per condizionamenti sociali, culturali e familiari, talvolta anche per pigrizia. Ma ci sono delle cose che è bene sentirle prima ancora di saperle e il sesso di un bambino in pancia rientra, secondo me, tra queste.

Il nostro istinto, non avendo questa informazione in gravidanza, si attiva, si sente finalmente protagonista ed inizia ad agire: si rivela in sogno, si manifesta con lapsus o deja vu, ci conduce verso la verità tramite segnali, episodi di vita, mediante il nostro sentire! E’ un esercizio formidabile per iniziare a cogliere i segni di ciò che ci accade, per formare il puzzle della nostra vita, per allenare l’assopito sesto senso.

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Oltre a questo modo di far riemergere il nostro vero sentire, non conoscere il sesso del futuro nascituro è fondamentale per poterlo accogliere totalmente. Forse è l’unico momento della sua vita in cui vengono riconosciute a pari livello la sua parte femminile e la sua parte maschile, vengono fuse e accettate le sue due componenti, messe sullo stesso livello e accolte: si decidono infatti un nome maschile e uno femminile, ci si rivolge a lui nella pancia in modo neutro, non si ha ancora un’immagine nitida di ciò che sarà a livello fisico, di come vestirà, dei giochi che userà… E’ una meravigliosa occasione di vita che non potrà più ritornare!

Viene abbandonato il nostro desiderio di volere un maschio o una femmina e ci si pone in un atteggiamento autentico di vera accoglienza e di autentico sentire. Prendendo questa decisione è anche possibile conoscere qualcosa di più su noi stessi: perché desideriamo così tanto un maschio oppure una femmina? Perché non riusciamo a trovare un nome maschile ma abbiamo invece da tempo quello femminile o il contrario?

“La gravidanza è un processo che invita a cedere alla forza invisibile che si nasconde nella vita. ” Judy Ford

Cediamo allora a questa forza invisibile, cerchiamo di coglierla con meno informazioni e più sentire, culliamoci nel mistero del non sapere perché è solo quello il modo per risvegliare il nostro istinto, così prezioso per vivere in modo più autentico e gioioso.

Elena Bernabè