La ghiandola pineale, o epifisi, il cui nome deriva dalla pigna poiché ha una forma simile al frutto del pino, corrisponde al terzo occhio. La pigna, guarda caso, veniva spesso raffigurata nei disegni delle civiltà antiche e a quanto sostengono i ricercatori, simboleggiava il frutto della conoscenza. In architettura ci si imbatte spesso in essa, basti pensare alle pigne delle ville dell’Antica Roma o alla famosa Corte della Pigna del Vaticano.

La ghiandola pineale è situata tra i due emisferi e a livello fisico secerne la melatonina, sostanza regolatrice del ciclo circadiano di sonno-veglia. Molti studi l’hanno vista protagonista: per esempio il professor R.J. Reiter avrebbe dimostrato che la sua attività è influenzata dai campi elettromagnetici. Altri ricercatori le hanno attribuito proprietà piezoelettriche, vale a dire che riuscirebbe a tramutare le vibrazioni in impulsi elettrici.

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Se in ambito scientifico il suo ruolo principale rimane quello di produttore della melatonina, per le scuole misteriche è per l’appunto sede del terzo occhio mentre i complottisti ritengono si sia calcificata a causa dell’alimentazione e delle bevande che ingeriamo quotidianamente, strumento di controllo delle masse. A loro parere questo dipenderebbe soprattutto dal consistente uso dei composti di fluoro che vengono aggiunti nelle acque, nei cibi, nei dentifrici e in altri prodotti di uso comune. I complottisti basano queste loro teorie principalmente sugli studi di Jennifer Luca, ricercatore che cercò di dimostrare gli effetti nocivi del fluoruro di sodio sulla ghiandola, dovuti al fatto che essa rispetto altre parti del corpo ne assorbe in maggiore quantità, calcificandosi di conseguenza più in fretta. Il floruro, pertanto, andrebbe rimosso tramite distillazione o il processo di osmosi inversa attraverso appositi strumenti. Ovviamente sono tutte ipotesi, nulla è confermato, e vanno pertanto lette con discernimento.

La ghiandola pineale nelle diverse usanze

In ambito esoterico la ghiandola pineale riveste un ruolo importante ed è davvero curioso che in molte usanze del mondo la parte centrale della fronte sia considerata sacra. Gnosticradio.com riporta quanto segue: “Gli induisti disegnano il Bindu proprio nella parte della fronte che corrisponde alla pineale. I musulmani poggiando la testa a terra durante le prostrazioni della preghiera toccando con la stessa parte della fronte. I cristiani usano riprodurre con le dita nello stesso punto una piccola croce. Gli zoroastriani segnano la zona con della cenere. Nel taoismo ci sono delle meditazioni che focalizzano l’energia nello stesso punto. Gli ebrei non molto lontano sulla fronte posizionano un piccolo cubo contenente parti della Torah. Gli antichi egizi rappresentavano l’occhio onniveggente di Ra con un geroglifico il tutto e per tutto simile alla sezione trasversale del cervello umano con al centro la pineale.”

E per quanto riguarda il sistema dei Chakra, la ghiandola pineale corrisponde al sesto, Ajna, di colore indaco. La sua funzione è connettere la persona con il proprio innato intuito, che non va confuso con l’istinto.

Ghiandola pineale e terzo occhio

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Il terzo occhio, come premesso, è collegato al sesto chakra e alla ghiandola pineale e conterrebbe l’ultimo di tre nodi, il quale si apre attraverso il passaggio della kundalini. Sede della visione astrale, se attivato consentirebbe di vedere oltre le apparenze e di risvegliare determinate capacità extrasensoriali. Il Vangelo ne parla indirettamente: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!“(Mt 6,22-23). Vedere con occhi chiari va inteso come vedere oltre i contenuti della coscienza.

Esistono vari esercizi per favorire la sua attivazione ma personalmente sconsiglio di eseguirli in autonomia. Spesso quando agiamo sui piani sottili siamo disposti a sperimentare qualunque cosa e questo perché non ci accorgiamo, nella stragrande maggioranza dei casi, dei potenziali danni che ci auto-procuriamo. E’ inevitabile che avventurandosi in territori ignoti, si commettano degli errori di percorso. Ma è altrettanto vero che prima di inoltrarci nella foresta impervia dovremmo munirci di qualche strumento di difesa e protezione. Ecco perché fare esercizi simili al di fuori di un percorso “serio”, si rivela particolarmente rischioso. Potrebbero non sortire alcun effetto in quanto inefficaci oppure provocare danni a nostra insaputa.

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it