Anonime e tristi case di riposo trasformate in fattorie urbane sostenibili e autosufficienti, dove gli anziani risiedono e rimangono attivi dedicandosi ai lavori agricoli. Si chiama Home Farm ed è il concept messo a punto dallo studio di architettura Spark, pensato principalmente per le esigenze di Singapore.

La città-stato del Sud est asiatico si trova oggi ad affrontare due emergenze: da una parte il notevole invecchiamento della popolazione (l’aspettativa di vita ha superato gli 82 anni mentre l’11,2% dei residenti supera i 65), dall’altra la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di prodotti alimentari, visto che ogni anno il 90% di tali beni viene importato. Il team internazionale di architetti con sedi a Londra, Shangai e proprio Singapore – da sempre attento a tutte quelle innovazioni che creano un valore economico, sociale e ambientale –  cerca di dare il suo contributo alla risoluzione di queste problematiche con il progetto Home Farm, che è in attesa di trovare finanziatori e può essere attuato proficuamente anche in altri Paesi, compresa la nostra Italia.

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L’innovativa soluzione per la terza età proposta da Spark combina in un’unica sede gli appartamenti e i servizi per gli anziani con gli spazi dedicati all’agricoltura verticale urbana. Immersi nel verde, gli ospiti vivono in alloggi flessibili disposti in blocchi curvilinei abbelliti da tetti giardino, fioriere, arbusti e vegetazione a cascata, sistemati intorno all’area coltivabile caratterizzata da un orto urbano condiviso e dagli impianti idroponici. La struttura è sostenibile ed efficiente dal punto di vista energetico, essendo dotata di un sistema per la raccolta dell’acqua piovana e delle acque grigie, pannelli solari, un impianto per la produzione di energia dai rifiuti e un sistema acquaponico (ossia di coltivazione in acqua).

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Un modello che s’ispira a una nuova idea di vecchiaia, non più segnata dalla solitudine e dall’inerzia, ma attiva, vitale, improntata alla socialità e alla cura della terra. Gli ospiti, volontariamente, possono lavorare part-time all’intera filiera produttiva, dedicandosi sotto la guida di un team di esperti agricoltori alle attività di manutenzione, semina, raccolta, imballaggio, consegna e vendita di prodotti.  Uno stile di vita salutare che contribuisce alla loro autosufficienza e a quella della comunità. In cambio del loro lavoro, gli ospiti possono ottenere a scelta uno stipendio, una quota parte della produzione o un compenso per l’affitto, le bollette o le cure sanitarie in clinica.  L’apertura all’esterno di questa innovativa casa di riposo/fattoria urbana è poi garantita dal mercato ortofrutticolo settimanale, dove chiunque potrà acquistare i prodotti in esubero dando così il proprio sostegno a questo originale progetto che mette al centro la cura degli anziani e l’agricoltura urbana biologica a Km 0.

In questa sorta di casa-famiglia produttiva, gli anziani accrescono la propria autostima e contribuiscono alla crescita della comunità, garantendosi l’assistenza sanitaria e la sicurezza economica. Ai piani inferiori dell’edificio, dal volume curvilineo che ricorda l’orografia del terreno, sono posti tutti i servizi sanitari, mentre quelli superiori sono destinati agli alloggi. Ogni ospite può beneficiare di vitto, alloggio, servizio di pulizia e riordino della stanza, lavaggio di biancheria, assistenza sanitaria di base, oltre che di tutte quelle attività sociali, culturali e ricreative, organizzate per mantenere intatte le loro capacità cognitive. Sul tetto si trova l’area ricreativa: un giardino pensile dove trascorrere ore di svago e relax all’aria aperta. In sintesi, il concept mira a diffondere un nuovo modello di casa di riposo, che non si limita soltanto a fornire assistenza ma vuole promuovere uno stile di vita sano, comunitario e sostenibile.

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Se queste strutture trovassero posto a Singapore, come nelle intenzioni dei suoi ideatori, contribuirebbero alla sua autosufficienza alimentare e alla riduzione dell’impronta di carbonio, delineandola come moderna e ospitale “città-giardino”, dove i sempre più numerosi anziani si mantengono attivi, arzilli e uniti, conciliando le loro esigenze terapeutiche con la sana attività all’aria aperta. Sicurezza alimentare, qualità di vita, coesione sociale, sostenibilità, salute e cure sanitarie: con questi termini possiamo riassumere i principali benefici di questo importante progetto, che ci auguriamo possa trovare presto la più estesa applicazione.

«Abbiamo progettato questo concept per Singapore», sostiene il direttore di Spark Stephan Pimbley, «ma vi sono le potenzialità per applicarlo in qualsiasi contesto urbano dove è possibile coltivare ortaggi o frutta direttamente sulle facciate o sui tetti delle abitazioni. Non aspettiamo altro che questo progetto si materializzi in futuro. Il concept è una soluzione ai problemi reali e urgenti fronteggiati da molte città in espansione in tutto il mondo».

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Diretto da Stephan Pimbley, il team di Home Farm è composto anche da Yun Wai Wing, Wenhui Lim, Chanachai Panichpattan, Ethan Hwang e Narelle Yabuka. In attesa di trovare i finanziatori, il progetto si è già aggiudicato il premio per l’architettura del futuro in occasione del World Festival Architecture 2015. Attualmente Spark sta lavorando in collaborazione con alcuni imprenditori malesi per la realizzazione a Kuala Lumpur della prima Home Farm, prevista per il 2018. L’obiettivo dichiarato è quello di approntarne molte altre, sia a Singapore che in altre città asiatiche, nel più breve tempo possibile. Per la nuova generazione delle case di riposo si prospetta un futuro roseo.

Marco Grilli