Educazione

Il primo settennio secondo Steiner: come influenza la nostra vita la fase dai 0 ai 7 anni

Di Redazione - 9 Gennaio 2026

Diverse teorie scientifiche suggeriscono che l’organismo umano si rigeneri dal punto di vista cellulare ogni 7 anni e la stessa teoria muove il pensiero del famoso antroposofo Rudolf Steiner, che sui settenni ha fondato il sistema educativo Woldorf.

Cos’è il primo settennio secondo Rudolf Steiner

Secondo Steiner questa rigenerazione, che non è soltanto fisica, sarebbe particolarmente accentuata nei primi 3 settenni, fino ai 21 anni. Il cambiamento fisico, per poter avvenire in modo equilibrato, ha bisogno di essere accompagnato da un cambiamento psichico, che porti a una riorganizzazione della persona. Sebbene ogni settennio sia degno di importanza, ci soffermeremo sul primo settennio, fulcro dello sviluppo fisico del bambino che ha ripercussioni notevoli su tutto il resto della vita. Si tratta del periodo compreso tra 0-7 anni, dalla nascita al cambio di denti, durante il quale il corpo muta velocemente richiedendo, pertanto, la vicinanza amorevole degli adulti, il cui compito è accompagnare il bambino nel cambiamento.

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Corpo, anima e spirito nei primi anni di vita

l'importanza dell'ozio creativo per i bambini

Fonte: Pexels.com

In questa prima fase della vita si formano 3 strutture base del corpo, ovvero cervello e organismo nervoso, apparato cardio-respiratorio, organi del ricambio. Sebbene questi tre sistemi continuino a maturare nel corso del tempo, è proprio nel primo settennio che crescono maggiormente. Essi ovviamente non sono a sé stanti ma connessi, nella visione antroposofica, ad altrettanti forze animiche: pensare, sentire, volere. La relazione può sembrare poco ovvia ma è sufficiente approfondire un po’ per decifrarne i legami. Per pensare abbiamo infatti bisogno dell’apparato percettivo sensoriale e di quello nervoso. Tramite la respirazione e la circolazione, che sono collegate ai sentimenti, cuore e polmoni funzionano. La formazione del corpo dipende dagli organi di ricambio che ne favoriscono la crescita attraverso processi di assimilazione e rigenerazione.

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L’importanza dell’imitazione

Nel primo settennio il bambino inizia a camminare, a parlare, a pensare e lo fa attraverso l’imitazione di chi lo circonda, che diventa quindi di primaria importanza. In realtà non solo i gesti lo influenzano, ma anche e soprattutto le emozioni e i sentimenti che percepisce intorno. Secondo Steiner questa è una fase che andrebbe tenuta al riparo dagli stimoli di tipo intellettuale, concedendo ai bambini di vivere in un mondo fantastico, divertente, fatto di giochi e di attività creative. Steiner ritiene infatti che il primo settennio serva a nutrire l’anima del bambino e che per farlo, sia fondamentale lasciarlo libero di vivere in un mondo di fantasia, stimolandone la creatività e la manualità, senza tuttavia andare a intaccarne l’aspetto mentale. Questo perché, a suo parere, le forze dell’intelletto attivate precocemente, ovvero nel primo settennio, sarebbero in realtà controproducenti, tipiche di una civiltà votata all’accelerazione e al non rispetto dei ritmi naturali.

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Perché l’apprendimento non è naturale prima dei 7 anni

Un bambino gioca con la sua zia

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La fase naturale dell’apprendimento, secondo Steiner, giunge intorno ai 7 anni quando le forze della crescita, avendo esaurito il loro compito di avvio della funzionalità organica, possono essere indirizzate ad altro. Se l’apprendimento e quindi l’intelligenza di tipo astratto viene stimolata precocemente, può determinare nevrosi e disfunzioni organiche future. Secondo Steiner molte delle apatie giovanili, depressioni e disinteresse generalizzato sarebbero attribuibili ad attivazioni scorrette delle forze di crescita infantili. Nella nostra società sussiste, in tale ottica, una forzatura educativa. Il fatto che i bambini di oggi sembrino apprendere più facilmente cose apparentemente difficili, come maneggiare un computer, non significa che faccia loro bene. Anzi, un eccesso di stimoli secondo Steiner è dannoso perché induce una voracità percettiva che si ripercuote contro, per esempio, le capacità di concentrazione, fondamentali nella vita. Fornire in continuazione stimoli al bambino per evitare che si annoi, porta a una ricerca di stimoli sempre più forti, ingabbiando il soggetto in un circolo vizioso.

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Educazione e ambiente nel primo settennio

Il primo settennio è quindi un periodo in cui il bambino ha bisogno di essere educato dalla vita stessa più che da qualche insegnante, durante il quale nutrirsi di gesti quotidiani, dal riordino domestico alla stesura dei panni, che talvolta lui stesso compie per imitazione. Attività che, secondo Steiner, sono molto più utili per il suo sviluppo di tutti i giochi preconfezionati proposti negli asili. Trattandosi di una fase in cui imitare i grandi è importantissimo, i bambini del primo settennio non vengono divisi nelle scuole steineriane, in modo che possano confrontarsi e apprendere dai più grandicelli. Il bambino si sente sicuro e forte quanto più viene accettato per com’è e accompagnato affettuosamente nei vari momenti della giornata, che andrebbe scandita in modo abbastanza fisso per rispondere alla sua esigenza di punti di riferimento.

Il fatto di conciliare orari/appuntamenti regolari con il gioco libero da schemi non è, secondo Steiner, una contraddizione bensì la scansione fissa della giornata è una sorta di supporto per il bambino, che sentendosi al sicuro, si lascia poi andare alla fantasia pura. In tale ottica è molto importante anche la scelta dei giocattoli che, ruvidi ed essenziali, stimolano la creatività, rigidi e definiti, la frenano.

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Il ruolo degli adulti come modelli

Un papà con sua figlia

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Durante questo primo settennio il bambino si nutre dei sentimenti degli adulti intorno a lui. Ecco che allora si comprende l’importanza di dover necessariamente compiere un’autoeducazione dell’adulto: maestri, genitori ed educatori in generali sono chiamati a compiere un grande lavoro di crescita personale su se stessi, avendo la responsabilità di educare un altro essere vivente.

Ogni adulto alle prese con un bambino nel primo settennio dovrebbe imparare a conoscersi a fondo, a capire le proprie debolezze e le virtù, a smussare gli angoli del proprio carattere, a non scaricare sui bambini i propri lati bui. Non si chiede la perfezione, ma sicuramente l’inizio di un percorso di autoconoscenza per migliorarsi ogni giorno di più. Probabilmente i bambini hanno questa grande missione nei confronti dell’adulto.

Consigliamo di riguardare a come si è vissuto il proprio settennio per poter accompagnare in modo adeguato un bambino in questa fase della vita. Un percorso di biografia antroposifica potrebbe dare grandi spunti per questo lavoro interiore.

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Come il primo settennio influenza l’adulto

Il primo settennio è un periodo cruciale che influenza profondamente lo sviluppo dell’individuo sotto molteplici aspetti: emotivi, cognitivi, sociali e comportamentali. Questa fase può essere vista come le radici di un albero, da cui dipende la stabilità e la crescita futura.

Tutto ciò che viene vissuto nel primo settennio va a formare l’adulto del domani, ecco perché è necessario investire risorse, tempo e formazione per creare un’educazione il più possibile sana e ricca di bellezza di questa prima parte della vita.

Articolo aggiornato il 09-01-2026





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