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Rassegna Etica

Amici immaginari: cosa sono e perché non è il caso di preoccuparsi

Di Laura De Rosa - 26 Aprile 2016

Gli amici immaginari sono molto diffusi nel mondo dei bambini: presenze innocue dal loro (saggio) punto di vista, spesso percepite come insidiose da noi adulti. Perché si sa, ciò che non si conosce desta paura e allarme. Per fortuna anche la psicologia ufficiale ha abbracciato una nuova rotta ed è sempre più facile imbattersi in esperti convinti che gli amici immaginari siano presenze normalissime, addirittura formative e che, quindi, non sia il caso di allarmarsi se il proprio bimbo si diverte a dialogare con l’invisibile. A quanto pare fanno parte della quotidianità per il 60% dei bambini dai 2 agli 8 anni circa, e in alcuni casi anche dopo.

Che sembianze hanno? Alcune volte sono esseri umani, in altri casi animali o supereroi e personaggi animati. Secondo gli esperti non sono indicativi di disturbi particolari e addirittura, alcune ricerche hanno rilevato che sono caratteristici di bambini con una maggiore immaginazione e in alcuni casi con linguaggio più articolato. Ma perché i bambini ne hanno bisogno? A quanto pare per superare paure, proiettare le capacità che desiderano avere, rivelare i propri segreti inconfessabili. Meno di frequente l’amico immaginario indicherebbe un’incapacità di socializzazione, come si sosteneva in passato.

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Come comportarsi? In modo tranquillo, evitando prese in giro e al tempo stesso tentativi di trascinare l’amico nella realtà adulta, violando in un certo senso il rapporto di amicizia immaginario. Consigli validissimi che tuttavia non prendono minimamente in considerazione la teoria dell’esistenza (reale) di queste presenze. Una domanda che personalmente mi sono posta spesso perché chi può dire con certezza che non esistano davvero? E se fossimo noi adulti a non riuscire a visualizzarli? D’altronde se non avessimo il naso non percepiremmo gli odori e allora, probabilmente, ne ignoreremmo l’esistenza.

E se l’amico immaginario fosse reale?

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Chi crede nel sovrasensibile è più portato a considerare la possibilità che l’amico immaginario sia reale, ma cos’è? Fantasma, spirito, allucinazione? Per il momento è difficile trovare una risposta ma decisamente curiosa è la teoria proposta da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Psychological Medicin, intitolato “Psychotic-like experiences in a community sample of 8000 children aged 9 to 11 years: an item response theory analysis”, di KR Laurens, MJ Hobbs, M Sunderland, MJ Green e GL Mould. La ricerca in questione ha rilevato che circa 2/3 dei bambini avrebbero avuto almeno un’esperienza di tipo para-psicotico. E che la percentuale diminuisce man mano che l’età aumenta, come se fosse una peculiarità infantile. Secondo i ricercatori si tratta di allucinazioni innocue, purché non siano fonte di stress e timori, frequenti o particolarmente complesse. Gli amici immaginari, in tale ottica, sarebbero frutto di allucinazioni attribuibili all’immaginazione.

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Theo Ellsworth

Se ci riflettiamo un attimo, questo significa che l’immaginazione, a differenza di quanto crediamo, ha un potere pazzesco perché trasforma in realtà i nostri desideri. Il limite sta nel crederci o non: noi adulti, tendenzialmente scettici, fatichiamo a concepire l’idea che i nostri sogni/desideri prendano vita, a tal punto da poterli visualizzare/percepire come fossero reali. Il bambino, che questo limite non se lo pone, riesce a creare la propria realtà, a tal punto da interagire con essa. Poco importa che le sue “visioni” non si materializzino, quindi non diventino tangibili, perché esistono comunque. A tal proposito pensiamo ai “pensieri”: ci sono ma non sono materiali, non possiamo toccarli, eppure influenzano il nostro umore, nessuno oserebbe sostenere che non esistono o che non hanno alcun valore. Ecco, i bambini immaginari concepiti dalla fantasia infantile, funzionano forse allo stesso modo, esistono tanto quanto i pensieri ma non sono fatti di “materia”, per come la intendiamo solitamente. Ed ecco perché, gli adulti, rifiutano l’idea che esistano realmente.

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Se questa teoria venisse dimostrata, significherebbe che l’immaginazione si spinge (e crea) fin dove la lasciamo andare. Quindi il motivo per cui gli adulti non riescono a visualizzare gli amici immaginari sarebbe riconducibile all’incapacità di credere nel potere dell’immaginazione, frenati dalla mente razionale/scettica. Personalmente questa tesi è quella che mi affascina di più ma non escludo a priori la possibilità che gli amici immaginari, in alcuni casi, siano vere e proprie presenze. D’altronde se i bambini, rispetto a noi adulti, avessero sensi più sviluppati o semplicemente non ostacolati dal predominio della ragione, potrebbero tranquillamente percepire presenze a noi precluse. Sono convinta che esista molto di più, nell’universo, di ciò che l’uomo è in grado di percepire. Non tutto ruota intorno a noi!

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it

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