“Qualunque cosa avvenga in un dato momento possiede inevitabilmente la qualità peculiare di quel momento.” (C.G. Jung)

Si narra che Odino, che in principio era soltanto un dio della guerra, rimase appeso a testa in giù a un ramo del Frassino Yggdrasill, l’albero cosmico, per nove notti e nove giorni, senza bere e senza mangiare, sferzato dal vento, sacrificato a se stesso. Attraversando questa morte rituale, Odino divenne anche il dio sciamano (un rito simile infatti veniva praticato come iniziazione anche presso gli sciamani d’Irlanda, gli alberi essendo considerati porte di collegamento fra i tre mondi, quello di sopra, quello di mezzo e quello di sotto). Odino diviene dio veggente dopo aver sacrificato il suo unico occhio, diviene dio della saggezza primordiale, del passaggio oltre i confini del conosciuto e della guarigione sciamanica. Al termine dei nove giorni, come chiave di accesso alla Conoscenza, gli vengono infatti rivelate le Rune: l’alfabeto del destino, le lettere che rappresentano le energie archetipiche all’opera al di sopra degli dei: i principi del cosmo.

Grazie alla rivelazione delle Rune, che come ogni sciamano Odino ottiene durante un viaggio nell’aldilà della sua mente, in stato di transe, il mondo degli dei e quello degli uomini hanno a disposizione uno strumento per indagare le forze all’opera nel presente, per “divinare”, cioè per lanciare sguardi al proprio interno con occhi da veggenti e, operando con le dovute cautele e con intenzioni consapevoli, per esplorare la realtà tramite la magia.

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Incise su pietre, cristalli, pezzi di legno, ossa o terracotta, le Rune sono vere e proprie lettere di un alfabeto magico, ciascuna delle quali rappresenta un archetipo, un particolare stato dell’essere o una configurazione energetica. Sono 24 più una Runa, chiamata l’Occhio di Odino, che non reca inciso alcun simbolo: è la Runa del Destino, che ci dice che l’energia intorno a quel particolare aspetto è nebulosa perfino per le Rune stesse, e che tutto è nelle mani del Fato. La Runa di Odino però può anche indicare che al momento dell’estrazione non si era abbastanza concentrati sulla domanda, oppure che l’interrogante non è ancora pronto per ricevere una risposta in merito a ciò che sta chiedendo.

Per interrogare le Rune, possiamo estrarle una a una dal borsello in cui le teniamo riposte e disporle secondo uno schema particolare (esistono vari schemi secondo cui disporre le Rune: l’Albero, il Drago, il Pozzo del Wyrd e molti altri. La scelta dello schema dipende, come per i Tarocchi, dalla natura della domanda che stiamo facendo alle Rune), oppure possiamo lanciarle, alla maniera più antica, e osservare la disposizione che assumono una volta a terra: in base alla posizione e ai rapporti fra una Runa e l’altra, esse risponderanno ai nostri dubbi (questo modo di interrogare le Rune, certamente più difficile, è molto antico e segue lo stesso principio dell’interpretazione del volo degli uccelli, della forma delle nuvole, delle linee sul palmo di una mano o delle foglie di tè).

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Il termine “Rune” deriva dal norreno run-, che significa “segreto, sussurro”, alludendo sia al carattere iniziatico dell’uso di questo strumento di divinazione, sia al fatto che le Rune, in effetti, ci sussurrano al cuore “segreti”, svelandoci visioni. Il carattere iniziatico delle Rune, così come di ogni altro sistema divinatorio (Tarocchi, I-Ching…), assume oggi una connotazione differente da quella che poteva avere in passato. Stiamo attraversando un momento storico e planetario di grande accelerazione energetica, dove ogni anima ha occasione di evolversi molto in fretta e ogni incarnazione offre numerosi stimoli, numerose occasioni di crescita. Secondo alcuni infatti la popolazione mondiale sta aumentando così tanto anche perché questo è un momento molto ambito per vivere sulla Terra, un momento che offre grandi possibilità di crescita e sono moltissime le anime che desiderano incarnarsi ora.

In un momento come questo, è naturale che cambino anche le concezioni di Maestro e di Iniziazione. Oggi più che mai è importante che ciascuno di noi cerchi di contattare il Maestro che alberga nel suo cuore e divenga Maestro di se stesso, senza svalutare l’importanza delle perle che ci possono arrivare da altri Maestri (che in fondo, non dimentichiamo, sono altrettante parti di noi, proiettate nel mondo esterno), ma cercando di imparare sempre di più ad ascoltare la nostra Voce, la Voce del Maestro che tutti noi siamo, la Voce del nostro Sé superiore, della nostra coscienza.

Questo è importante per due ragioni: innanzitutto perché diventare i nostri Maestri ci permette di crescere enormemente e di offrire al mondo cuori aperti e puri, non desiderosi di predare e di prevaricare, ma di amare e condividere. Secondariamente perché oggi c’è un pullulare di maestri o sedicenti tali, ognuno che proclama la sua verità, ed è più che mai importante imparare a distinguere i falsi profeti da quelli veri. Come farlo? Ascoltando il proprio Maestro interiore, appunto, quella parte di noi che vive nel Cuore e che sa già, a un livello intuitivo, spirituale, oltre la mente, ciò che è Vero. Seguendo quella Voce non perderemo la strada e seguiremo la via verso la nostra realizzazione sempre più piena, fluendo nell’energia.

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Anche l’iniziazione oggi sta cambiando. Sta forse tornando a essere come dev’essere stata in origine, ovvero simile all’iniziazione di Odino: non più un rituale codificato in cui gli altri iniziati o i sacerdoti ti trasmettono un potere, facendoti rinascere e “passare di livello”, ma un processo di trasformazione profonda che può accadere al singolo individuo senza alcuna mediazione, mettendolo in contatto diretto con il divino in lui e con il campo akashico di informazioni, la stoffa che ci costituisce. Questo ritorno alle origini dell’iniziazione è una grande opportunità ma anche un grande rischio. Si corre infatti il pericolo di perdere i punti di riferimento: se non c’è più un’autorità, un sacerdote che ti investe, chi può dire se tu sei un vero iniziato  o meno? Virtualmente chiunque si può spacciare per iniziato, pur non essendolo, e il principio di autorità va perduto… Tutto è uguale a tutto e sembra avere lo stesso valore, un po’ come accade oggi alle notizie su Internet!

Questo è un rischio inevitabile. Ogni grande dono ha sempre un lato oscuro, tanto grande quanto grande è il dono. L’importante per non perdere la bussola, come già scritto sopra, è restare connessi con il proprio Centro, imparare ad ascoltare la Voce che vive in ognuno di noi e seguire il Cuore. Le intenzioni sono fondamentali. Dobbiamo capire che il male che facciamo non lo facciamo in realtà ad altri che a noi stessi. Una volta realizzato ciò, possiamo smettere di pensare soltanto ai nostri interessi e allargare la nostra consapevolezza, tramite l’empatia, cessando di identificarci con il nostro piccolo io e comprendendo gli altri, il mondo, Gaia, il Cosmo tutto con la sua Luce infinita. Questo distingue un iniziato da un non iniziato. Chiunque fra noi può connettersi al divino e parlare il linguaggio degli dèi. L’unica discriminante, oltre alle intenzioni, è la capacità di superare il mondo della dualità, per attingere al patrimonio di in-formazioni che ci circonda sincronicamente in ogni istante della nostra esistenza.

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I metodi di divinazione vanno usati con cautela e rispetto, e sono considerati conoscenze iniziatiche. Lanciare le Rune significa interrogare gli dèi, ovvero le Forze operanti nel Cosmo, sull’energia che caratterizza uno specifico momento. Le Rune ci mostrano la configurazione energetica in cui ci troviamo, gli archetipi attivi e il loro ruolo nel nostro presente, aiutandoci a comprendere meglio noi stessi e ciò che in noi agisce, come una candela che rischiari un poco il buio dell’inconscio. Non predicono il futuro, in quanto il futuro semplicemente non esiste. Esiste solo un eterno presente, fatto da energie intrecciate che si mescolano come correnti nell’oceano, e le Rune, se sapientemente interrogate, ci possono dare indicazioni sulla rotta, indicandoci la Stella Polare.

Storicamente, le Rune hanno un’origine ancora dibattuta (c’è chi sostiene che derivano dall’alfabeto fenicio, dall’etrusco, dal greco; chi dice che si tratta di un alfabeto e chi dice che sono nate come simboli magici), e le iscrizioni più antiche finora rinvenute risalgono al I secolo d.C., in Svezia (ma di certo le Rune erano in uso già molto prima). Da lì in avanti furono utilizzate in tutto il Nord Europa sia come alfabeto di uso comune che come strumenti di divinazione fino a quando, nel Medioevo, la chiesa cristiana non ne proibì l’uso, pena la morte. A quanto pare infatti, le Rune erano viste come un baluardo pericoloso della cultura pagana, oltre che uno strumento di consultazione degli dei a cui chiunque poteva ricorrere, mettendosi in comunicazione con il divino nella Natura (concetti visti come stregoneria dalla chiesa cristiana medioevale). Dal Medioevo in avanti le Rune furono quindi bandite, ritornando a essere veramente “segrete”, trasmesse cioè di nascosto, come conoscenza sotterranea e magica.

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Il revival moderno delle Rune si ebbe a partire dal 1800 e, in particolare, nel secolo scorso, quando il Nazismo che si appropriò di alcuni simboli runici rendendoli tristemente famosi (uno per tutti il simbolo delle SS, costituito da due rune Sowelu, rappresentanti l’archetipo del Sole, del potere personale, della chiarezza di intenti coniugata alla forza per realizzarli rettamente).

Oggi sono molte, soprattutto negli Stati Uniti e nel Nord Europa, le persone che stanno riscoprendo il valore di questo alfabeto degli dèi, al di là dei veti della chiesa cristiana così come delle aberrazioni nazionalsocialiste.

Le Rune rappresentano archetipi e come tali sono senza tempo e senza confini, sempre all’opera nel profondo di noi. In questo momento di grande cambiamento e passaggio energetico possono esserci di aiuto nella comunicazione con il nostro Maestro interiore. Le Rune sono il linguaggio degli dèi: attraverso di esse si esprimono le energie viventi che in-formano il cosmo. Possiamo consultarle da soli, oppure ricorrere alla consulenza di un runologo esperto. Personalmente, in quanto consulente, mi rendo conto che il mio aiuto come canale, come diaframma fra la persona e le Rune può essere molto importante, se non altro per offrire uno sguardo esterno, obiettivo, sul responso e sulla situazione particolare, oltre che per accompagnare in un’interpretazione profonda dei significati che ciascuna runa evoca. Ma sulla via per divenire Maestri di noi stessi, nulla ci impedisce di consultare le Rune da soli. L’importante è cercare di farlo con cuore leggero, evitando il più possibile di caricarci di aspettative. Nel lanciare le Rune dobbiamo cercare di essere il più neutri e “puliti” possibile. Cristallini, trasparenti, formulando domande chiare (che non esigano un “Sì” o un “No” come risposta, le Rune non dicono mai “Sì” o “No”, ma ci mostrano la configurazione energetica) e concentrandoci sull’intenzione.

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Il momento di lettura delle Rune dev’essere un momento meditativo, di profonda connessione con il divino in noi. Non dimentichiamoci che, interrogando le Rune, stiamo in realtà aprendo un dialogo con la parte più sacra e antica che dimora in noi stessi, la parte che conosce già ogni cosa ed è collegata al sapere del Cosmo. Eseguiamo perciò il consulto con il dovuto rispetto, dedicando tutto il tempo, l’apertura e la riflessione necessaria. Una volta consultate le Rune (esistono vari schemi secondo cui consultarle, ogni schema adatto a un particolare tipo di domanda o di situazione), non pretendiamo di capire tutto subito. Esse ci parlano in una lingua primordiale, mostrandoci le cose da un prospettiva che non siamo abituati a considerare. Ascoltiamo con il Cuore i loro suggerimenti e lasciamo riposare in noi il loro messaggio. Per capirlo appieno ci vorrà forse qualche giorno, o anche qualche mese. Ma il processo di comprensione ha avuto inizio nel momento stesso in cui i nostri occhi si sono posati su di loro e la guarigione è già all’opera.

Giorgia Rossi

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