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"Il leone e il suo riflesso": quando la paura ci fa vivere a metà

Di Giordana - 2 Ottobre 2015

“Il leone e il suo riflesso” è un breve racconto dedicato a tutti coloro che troppo spesso si lasciano condizionare dalla paura di ciò che potrà accadere, dal riflesso di un pericolo che altro non è se non la proiezione dei nostri stessi timori.

L’insicurezza, un’eccessiva sensibilità, i traumi vissuti, possono portarci a proiettare al di fuori di noi paure e timori che assumono la forma di pericoli, i pericoli a loro volta diventano impedimenti, impedimenti al nostro agire, al nostro essere liberi e padroni di noi stessi.

Respirare la propria consapevolezza e la propria libertà è una delle sensazioni più belle che si possano provare. La consapevolezza della nostra forza è ciò che ci permette di agire e di andare nella direzione che più ci corrisponde, pensando al presente, ricordando che la vita è l’attimo stesso in cui viviamo.

La paura ci porta a vivere a metà, eternamente appesi ad un filo come funamboli, senza mai avere il coraggio di lanciarci nel vuoto, nello spazio infinito delle possibilità.

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Il leone ed il suo riflesso

In un lontano territorio popolato da mille animali, viveva un leone. Questa zona arida e difficile era caratterizzata da un forte vento che per la sua potenza increspava le pozze e gli stagni al punto tale da impedire all’acqua di riflettere il volto di chi si abbeverava.
Un giorno il leone decise di inoltrarsi nel bosco per cacciare, la caccia fu lunga e faticosa e costretto dalla seta si mise in cerca di una fonte. Ad un tratto trovò uno stagno al quale non era mai approdato prima. L’acqua era fresca e pulita, lo stagno placido e invitante. Il leone si avvicinò per bere.

Senza il vento però, l’acqua era libera di compiere il suo dovere e d’un tratto il leone si scontrò per la prima volta con la sua immagine riflessa.

Avrebbe potuto essere stupore, ma f paura. Il leone fu subito convito ce trattasse di un rivale agguerrito e pericolosamente pronto a difendere lo stagno.

Inizialmente decise di abbandonare la postazione, ma poi preso dalla sete indugiò e torno indietro. L’altro era li pronto a restituirgli lo sguardo e la ferocia, dall’altra arte la sete legava i suoi passi e non lo faceva allontanare dallo stagno.

Si accovacciò, aspettò il momento adatto e ruggì nel tentativo si spaventare il rivale, e l’acqua fedele gli restituì il ghigno.
Alla fine la sete ebbe la meglio e dopo altri ostinati tentativi, decise di avvicinarsi e bere. Il leone riflesso sparì.

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Giordana Pagliarani

 





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