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L’incubo dell’olivicoltura si chiama Xylella fastidiosa. Si tratta di un batterio aerobico che dall’ottobre 2013 ha colpito pesantemente una gran quantità di ulivi pugliesi (area del Salento), provocandone il rapido disseccamento.

Xylella si moltiplica nei vasi conduttori dello xilema delle piante ospiti, occludendoli e provocando di conseguenza un irregolare flusso linfatico dalle radici all’apparato aereo, con alterazioni che risultano spesso letali. La trasmissione di questo agente patogeno avviene tramite insetti vettori (le cicaline), che  lo trasferiscono dai vasi xilematici delle piante infette a quelle sane. Xylella colpisce oltre 150 specie vegetali, differenziate tra colture agricole (agrumi, vite, pesco, mandorlo, ulivo), piante ornamentali, essenze forestali  ed erbe e arbusti spontanei.

I sintomi tipici dell’infezione sono gli ingiallimenti fogliari,  i disseccamenti più o meno estesi a carico della chioma e gli imbrunimenti interni del legno. Attualmente, la sottospecie del batterio associata al “complesso del disseccamento rapido dell’ulivo” in Puglia non pare aver infettato viti e agrumi, ma è stata isolata in piante di mandorlo e oleandro.

Il danno è rilevantissimo, perché secondo l’Istat il 30% della produzione olivicola italiano è legato proprio al territorio pugliese, dove sono diffuse ben 270 mila imprese addette al settore (il 22% del totale nazionale), con l’olio che rappresenta il terzo prodotto regionale più esportato, per un valore di circa 106 milioni di euro. E pensare che questo contagioso batterio parassita – già conosciuto negli Stati Uniti e in America Latina per i danni provocati –  non era mai stata riscontrato fino ad ora in Europa.

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Intanto, dopo il piano del commissario straordinario Silletti, che ha previsto le prime eradicazioni delle piante infette nell’area colpita del leccese posta al confine con la provincia di Brindisi, e la determina della Regione Puglia, che prescrive a partire da maggio il ricorso a interventi chimici obbligatori su tutti gli uliveti, frutteti e alberi ornamentali della provincia di Lecce, altre docce fredde sono giunte da Algeria, Francia, Marocco, Paesi che hanno deciso unilateralmente di imporre un blocco alle importazioni di tutti i vegetali pugliesi potenzialmente attaccabili da questo batterio, tra le proteste delle nostre autorità e organizzazioni di categoria.

Mentre i cittadini pugliesi hanno costituito dei presidi per impedire l’abbattimento degli ulivi, da tempo si è formato anche un variegato movimento d’opinione composto da comitati civici e scienziati dell’Università del Salento, che contestano la gestione dell’emergenza schierandosi contro quello che considerano un esagerato allarmismo.

XYLELLA: UE DIVISA, CHIESTI INTERVENTI PIÙ RADICALI

Tutto questo prima della lunga e dibattuta riunione del Comitato permanente per la salute delle piante dell’Unione europea, tenutasi gli scorsi 27 e 28 aprile, che ha emanato regole molto drastiche per combattere il killer degli ulivi ed evitare ulteriori contagi.  In pratica, le nuove misure richiedono agli Stati membri di notificare nuovi focolai, condurre test ufficiali e demarcare le aree infette, dove devono essere applicate rigide misure di eradicazione, che includono la rimozione e distruzione delle piante infette e di tutte le piante ospiti in un raggio di cento metri, a prescindere dal loro stato di salute.

In Puglia il territorio è stato distinto in tre fasce. Nella  “zona cuscinetto” (fascia blu), ossia l’area più a nord fra la provincia di Lecce e quelle di Brindisi e Taranto, dovranno essere eradicati non solo gli ulivi infetti ma anche le piante che si ritrovano nel raggio di 100 metri, pure se sane. Diverso il destino per l’area intermedia posta sotto la fascia blu, dove permane l’obbligo di abbattere solo gli ulivi malati, mentre le piante circostanti nell’arco di 100 metri dovranno essere testate e non automaticamente espiantate. Infine, nel resto della provincia di Lecce saranno applicate solo misure sanitarie di contenimento, perché l’eradicazione non è più possibile.

Solo l’Italia si è opposta a questo piano considerato troppo duro, che prevede pure rigide restrizioni all’importazione e movimentazione nell’Ue di piante vive note per esser suscettibili alla Xylella, con un bando specifico per quelle di caffè provenienti da Honduras e Costa Rica, ritenute a forte rischio infezione.

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Le reazioni alle rigide norme europee non si sono fatte attendere. «Non è possibile accettare passivamente la strage degli ulivi sani proposta dalla Commissione europea, dalla quale si attendono peraltro ancora misure concrete di sostegno agli agricoltori colpiti da una calamità di cui i veri responsabili sono i mancati controlli alle frontiere dell’Unione», ha affermato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. «È assurdo e inaccettabile pensare di eradicare tutte le piante infette più tutte quelle “ospiti” a una distanza di cento metri a prescindere dallo stato di salute, poiché questa soluzione avrebbe costi improponibili e causerebbe danni economici e ambientali inaccettabili», tuona ancora  Moncalvo, che sul fronte istituzionale chiede anche di accelerare l’iter per il riconoscimento dello stato di calamità avviato dal Parlamento, al fine di alleviare il problema delle scadenze contributive e fiscali per le aziende agricole colpite.

Contro gli espianti indiscriminati si è schierata anche Agrinsieme – il coordinamento tra Confederazione italiana agricoltori (Cia), Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari –  che per affrontare le frequenti emergenze fitosanitarie ed evitare danni economici e commerciali ha sottolineato la necessità di un’azione europea compatta e coesa, a partire dall’intervento sulla normativa comunitaria in materia di controlli alle frontiere. Altre organizzazioni, quali Legambiente, Slow Food e Federbio, oltre a criticare gli espianti ribattono anche sui rischi dei massicci interventi fitosanitari previsti, invocando il ricorso alle buone pratiche agricole (sarchiatura del terreno, potature ecc.) come metodo migliore per la prevenzione e il controllo dei vettori del patogeno.

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Se la Regione Puglia medita il ricorso contro le decisioni di Bruxelles, la Commissione europea ha dato la  propria disponibilità a valutare le richieste dell’Italia per un sostegno economico in favore dei produttori agricoli colpiti dalle nuove misure, mentre il Consiglio dei Ministri ha attivato la deroga per la possibilità di accedere al Fondo di solidarietà nazionale allo scopo di fronteggiare quest’emergenza fito-sanitaria, collocando i primi 11 milioni di euro a sostegno degli interventi compensativi per i produttori che hanno subito danni.

La Regione Puglia potrà così chiedere lo stato di calamità entro 60 giorni a partire dall’adozione delle misure di contenimento o di eradicazione, disposte dalle competenti autorità nazionali ed europee.

Un “fastidioso” batterio rischia di mettere a repentaglio un prezioso patrimonio del nostro territorio.

 Marco Grilli