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Entra nel vivo la battaglia legale tra il colosso del tabacco Phillip Morris e il piccolo Stato sudamericano dell’Uruguay. Oggetto del contendere: le norme antifumo applicate dal Paese latinoamericano a partire dal 2009, in seguito all’accordo quadro firmato con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in materia di lotta al tabagismo.

Stando ai dati forniti dall’Oms, ogni anno il tabacco causa la morte di ben sei milioni di persone in tutto il mondo. Cifre spaventose e destinate a salire, che incidono enormemente sui costi sanitari dei singoli Stati. Gli studi scientifici non lasciano adito a dubbi: il fumo nuoce gravemente alla salute, provocando disturbi cardio-circolatori, malattie alle vie respiratorie e una maggiore insorgenza di alcuni tipi di tumore. Una vera emergenza sanitaria, per lungo tempo trascurata dai media e dalle campagne d’informazione pubblica, che ha visto scendere in campo la stessa Oms. Risale al 2003 (con entrata in vigore nel 2005) la Framework Convention on Tabacco Control (Fctc), ossia la convenzione che impegna i Paesi firmatari (tra cui l’Uruguay) a seguire alcune linee guida per la lotta al tabagismo.

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Sulla base di tale direttiva, l’ex-presidente dell’Uruguay, Tabaré-Vàsquez, fu promotore del varo di una legislazione altamente restrittiva in materia di tabacco, che impose tra l’altro lo stop al fumo nei locali chiusi, il divieto di vendere varianti di uno stesso prodotto (ad esempio le versioni “light” o “mild”) perché ritenute pubblicità ingannevole per i consumatori, nonché l’obbligo per i produttori di inserire immagini esplicite sui danni provocati dal tabagismo sull’80% delle confezioni.

Norme all’avanguardia che hanno fatto scuola e prodotto i loro effetti positivi (i fumatori sono scesi dal 45 al 23% con bassissime percentuali tra i giovani), ma anche suscitato le aspre critiche di una potente multinazionale quale la Phillip Morris. Se ancora oggi si calcola che in Uruguay muoiano 13 persone al giorno per danni provocati dal fumo, è pur vero che le leggi anti-sigarette hanno notevolmente migliorato la situazione, grazie soprattutto alle raccapriccianti immagini diffuse nei pacchetti, dove si possono “ammirare” radiografie di polmoni incatramati, piedi in cancrena, organi vari spappolati dal cancro o bambini costretti a indossare le maschere antigas.

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Fin troppo per il gigante del tabacco, che sentitosi leso nei suoi interessi e profitti, ha individuato nel Paese sudamericano il principale nemico da combattere, per porre un freno all’ulteriore diffusione in altri Stati di norme così dure e restrittive. Eccoci dunque alla contesa in tribunale, che vede schierati su fronti opposti una multinazionale tesa a difendere i suoi bilanci, a uno Stato sovrano deciso a tutelare la salute dei suoi cittadini.

Phillip Morris ha infatti avviato un’azione legale presso il Centro internazionale per la soluzione delle controversie relative agli investimenti (Icsid), argomentando il fatto che l’Uruguay, con le sue leggi antifumo, avrebbe violato un trattato di investimento bilaterale con la Svizzera (dove la multinazionale ha sede), siglato nel 1988.  L’attribuzione dell’arbitrato all’Icsid ha segnato una prima vittoria per il colosso del tabacco, che ha chiesto un risarcimento al governo di Montevideo di ben due miliardi di dollari. Secondo la multinazionale le norme contro il tabagismo avrebbero violato la proprietà intellettuale della compagnia, poiché le confezioni e i marchi di fabbrica sarebbero stati alterati per essere adeguati alla legge. La stessa Phillp Morris, inoltre, lamenta che la mancata vendita degli altri sottoprodotti sul mercato uruguaiano avrebbe provocato perdite milionarie.

Il braccio di ferro legale andrà ancora per le lunghe. Lo Stato uruguaiano, intanto, ha accentuato la pressione internazionale su questa vicenda ed è riuscito a ottenere il supporto dell’Organizzazione mondiale per la salute, di molte Ong, del governo svizzero e perfino di ampi settori della società e della politica americana.

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Su Avaaz.org è stata attivata pure una PETIZIONE rivolta all’Icsid, che sostiene le ragioni del Paese latinoamericano e mira ad assumere un team di prestigiosi avvocati di tutto il mondo, per rappresentare al processo gli interessi dei cittadini firmatari. «Ai giudici del tribunale dobbiamo far capire una cosa: non stanno giudicando l’Uruguay, la sentenza avrà effetti in tutto il mondo. Le multinazionali sono già pronte a portare in tribunale altri 4 paesi, e molti altri, inclusa l’Italia, hanno leggi antifumo che potrebbero presto entrare nel loro mirino», si legge nel testo della petizione.

Riuscirà a prevalere il diritto di tutelare la salute pubblica dei cittadini, o avranno la meglio gli interessi economici della multinazionale di turno?

Marco Grilli